di Francesco Gori
Nel 1892, precisamente il 18 gennaio, nasceva ad Harlem, in Georgia (Stati Uniti), il comico Oliver Hardy, noto in Italia come Ollio.
Così, mentre il presente celebra ai Golden Globe il film muto The Artist, che ci ha riportato nel clima degli anni Trenta, la data di oggi ci permette di tornare indietro e aprire un’ulteriore finestra sulla comicità del cinema silenzioso e poi sonoro di quel tempo, che ha avuto in Stanlio & Ollio due dei suoi interpreti più importanti, insieme a colleghi del calibro di Buster Keaton e Charlie Chaplin, a conferma di un periodo capace di offrire talenti comici ineguagliabili.
Quando si parla di Oliver Hardy, si parla dunque anche del collega-amico Stan Laurel, visto il loro legame inscindibile dal 1927 al 1955, periodo nel quale hanno prodotto più di 100 pellicole.
Tra i film più riusciti, ricordiamo Questione d’onore, Il viaggio incantato, Fra Diavolo, Piano… forte, I diavoli volanti, I figli del deserto. Uno dei classici è proprio quest’ultimo (1933), storia in cui i nostri due eroi cercano in tutti i modi di raggiungere Chicago per la riunione di un’associazione massonica, “I figli del deserto” appunto. Contrari al viaggio sono le mogli dei due; Stanlio & Ollio simulano allora una malattia di quest’ultimo, finché un finto dottore (esilarante lo sketch pre e post visita), o meglio un veterinario, consiglia per la guarigione un soggiorno a Honolulu, Hawaii. I due partono, ovviamente con destinazione segreta Chicago, ma le mogli scopriranno la bugia, creando non pochi problemi ai due, al loro rientro a casa.
La loro recitazione è basata sul linguaggio del corpo, che l’affiatata coppia usa continuamente nelle varie gag: Ollio ha una mole gigantesca e imponente, che lo rende il più serio e saccente dei due, mentre il magrissimo Stanlio è il sempliciotto intellettualmente imbarazzante, sempre tra i piedi e capace di combinare solo danni, per poi toccarsi i capelli arruffati. Comune alla maggior parte delle loro storie è il rovesciamento della situazione nel finale, con il fragile Stanlio capace di chiudere la vicenda a proprio vantaggio e il forte Ollio costretto a subirne le conseguenze negative, salvo poi cercare conforto nello spettatore, guardando la macchina da presa (look in camera). Nella realtà, Oliver è invece l’esecutore della mente Stan, regista-montatore-attore-scrittore.
La svolta per il loro sodalizio nel giugno del 1926, protagonista un cosciotto d’agnello: Stan si dedica ormai al solo ruolo di regista, ma il ricovero del compagno per un incidente domestico mentre tira fuori dal forno un cosciotto, porta Laurel a sostituirlo. Da questo momento torna a pieno titolo un attore, lasciando ad altri la regia.
Il periodo d’oro della coppia va dal 1927 ai primi anni Quaranta, mentre il successo in Italia arriva in pieno fascismo: si narra che Benito Mussolini fosse un loro accanito fan, tanto da portare anch’egli la caratteristica bombetta del duo (usata spesso per prendersi a “cappellate”). Tra i doppiatori italiani si ricordano Mauro Zambuto e soprattutto un certo Alberto Sordi.
Il loro umorismo asciutto rimane nella memoria collettiva. La leggenda narra che, perfino in punto di morte, Stan si rivolse all’infermiera dicendo: “Mi piacerebbe essere in montagna a sciare”. “Le piace sciare?” chiese lei. “No, lo detesto, ma è sempre meglio che stare qui”.
Altra curiosità riguardo agli ultimi momenti di vita dei due riguarda le rispettive paralisi: Hardy da un lato, Laurel dal lato opposto, a sancire ancora quanto fossero complementari e vicini “come due piselli in un baccello“ (da I figli del deserto).



Sono stati straordinari, uno dei vertici assoluti del cinema comico. Dire “Stanlio e Ollio”, come appunto Keaton e Chaplin, o dai noi Petrolini, Totò e Sordi, è evocare l’archetipo stesso della Risata. Eterni.
Due colonne portanti del cinema del passato. Una comicità la loro cha ha mantenuto inalterato nel tempo la sua efficacia.
E ditemi voi chi della nostra generazione anni 70/80 non è cresciuto da piccolo amando le gags di Ollio…mi piaceva tantissimo, l’ho adorato e oggi più che mai sento la nostalgia della tenerezza che era in grado di esprimere…immortali veramente
Grandissimi ma Stanlio in particolare era un genio… un comico unico, ancora oggi basta guardarlo con le sue tipiche espressioni e ti schianti dal ridere… e poi era una comicità pulita e non volgare come quella, presunta, di oggi
Condivido in pieno i richiami alla tenerezza e alla finezza di quella comicità!
E poi la curiosità, a cui faccio caso soltanto ora, è che Oliver Hardy nacque soltanto quindici giorni dopo un certo J.R.R. Tolkien!!!