LA RELAZIONE GENITORI-FIGLI: L’IDENTITA’ PERSONALE

di Claudia Boddi

Delicato. Insostituibile. Doloroso. Potente. Complesso. Unico. Gli aggettivi per definire il rapporto atavico che lega genitori e figli potrebbero essere milioni e se ognuno di noi provasse a pensare al proprio e alla sua personale evoluzione, sono sicura che verrebbero fuori liste lunghissime e tutte diverse l’una dall’altra. Questo ovviamente perché entra in gioco la soggettività individuale,  ma anche perché questa relazione – come tutte le altre che viviamo nel corso della nostra vita – è condizionata da un’infinità di fattori che rendono tutte le nostre biografie originali e irripetibili.

relazione-genitori-figliPunto cruciale per l’esistenza è il processo di formazione dell’identità che, in quanto tale, ci accompagna per molti anni, con un andamento dinamico e in continuo divenire, tra precoci revisioni, tardive regressioni, incerte ripartenze e dubbiosi slanci verso inesplorati orizzonti emotivi. L’adolescenza è la fase nella quale i molteplici elementi in campo si mescolano, e spesso si scontrano, confliggendo pesantemente fra loro, fino a ritrovare poi una precisa collocazione, definita ma costantemente reversibile. Quando, durante l’adolescenza, il senso di appartenenza – alimentato dallo status familiare – e l’esigenza di differenziazione – rappresentata da tutto ciò che è fuori da esso –  si affrontano,  comincia a costruirsi l’identità dell’individuo adulto. E’ uno dei  momenti maggiormente critici per genitori e figli, immersi, fino ad allora, in dinamiche quotidiane fatte di accudimento, giochi, permessi chiesti, concessi o negati, in un equilibrio non sempre facile ma certamente noto. A poco a poco che subentra il confronto con l’esterno, le regole familiari vengono messe in discussione, il gruppo dei pari eletto a principale riferimento e le figure genitoriali viste, per la prima volta, su un piano di realtà, fuori dalle idealizzazioni infantili. Cambiano così le aspettative che si erano fin lì nutrite rispetto a sé e ai genitori, emerge la necessità di rinegoziare le coordinate relazionali fino a qui usate, in base ai neonati ruoli e alle nuove posizioni.

Inedite problematiche morali e sociali aprono la strada, per i ragazzi, a sensazionali scoperte, come quelle relative alla sessualità e a tutto ciò che le gira intorno: eventi simili nei percorsi di ognuno che però assumono una luce  straordinaria quando si considerano nella dimensione personale. Le odierne trasformazioni della famiglia, che da istituto solido e monolitico, fondato sulla collaborazione di tutti i membri, è diventata qualcosa di difficilmente inscrivibile in una definizione sola, delineano una cornice in stile patchwork entro la quale relazionarsi in maniera funzionale in un rapporto autentico tra genitori e figli è tutt’altro che semplice.

Se a questo quadro uniamo i cambiamenti del mercato del lavoro, le intermittenti correnti di costume, le alternative valoriali attribuite ai sentimenti, la cosa si complica ancora di più. Una ricetta non c’è, e lungi da me anche il solo provare a immaginarne una. Quello che mi sento di sollecitare a fare è ascoltarsi e ascoltare chi ci sta vicino, partendo dai figli, cercando di essere il più possibile privi di sovrastrutture mentali e culturali, per vederli davvero, capire chi sono veramente e spingerli a essere persone libere.

 

6 Comments

  1. simone provenzano 19/01/2012
  2. Giovanni Agnoloni 19/01/2012
  3. simone 19/01/2012
  4. Tommaso F. 19/01/2012
  5. Lory 14/01/2013
  6. CLAUDIA 14/01/2013

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