di Laura Ester
“Inno alla primavera”
Al primo sole della primavera, quando l’aria diventa più calda e la bella stagione comincia a mettere salde radici, li trovi tutti al lungomare, seduti, gli uni vicino agli altri, sul “Panchinone“. Tutte le volte che mi capita di incontrarli provo un tuffo al cuore, di gioia naturalmente. E’ come vedere uscire dalle tane le prime lucertole.
Sono gli anziani ospiti della casa di riposo comunale di Salerno, la mia città che si trova proprio a ridosso del mare. Camminano piano piano, alcuni poggiandosi a un bastone. Ai piedi, gli uomini, di solito hanno scarponi di stoffa felpata, ma mettono il vestito migliore, con sopra ancora il cappotto; le donne invece le scarpe nuove, quasi basse e mettono un giro di rossetto rosso sulle labbra. Che tenerezza questa loro voglia di apparire ancora belle, questa loro eterna speranza d’amore. Hanno tutti in viso la stessa espressione: la gioia di aver superato un altro inverno, forti di essersi assicurati un altro anno di vita poichè, con il tempo buono, si sa, migliora ogni malanno. Meraviglioso poi, guardare i loro occhi che scrutano il mare con cui sembrano parlare.
Il mare: quasi di tutti un vecchio amico. Infatti, hanno vissuto nei vicoletti stretti della città vecchia, molti addirittura hanno vissuto di pesca passando quasi tutta la loro vita sul mare di cui adorano l’odore di sale e di alghe. Molti sbocconcellano piccoli pezzi di pane, anche raffermo, che cavano dalle tasche come fossero piccoli tesori; subito arrivano le colombe che beccano le minute briciole cadute e, tra l’uomo e l’animale, si crea un allegro dialogo. I vecchi, infatti, appena le vedono le chiamano presso di se, dicendo: “Venite!venite a magnà ‘o pane! Facitece cumpagnia bell criatur, nui simm sule cumme a vuie“. La stessa cosa capita quando passa una mamma col suo bambino. Le chiamano: “Signò che bell ninnillo che avite! Viene a ca, nui simme ‘e nonne!“.
Quante volte mi sono avvicinata, seduta e li ho fatti parlare con i miei bambini perchè, abbandonati dai parenti, volevano sentirsi nonni a tutti i costi. Perchè gli uomini ritornano buoni solo quando sono vecchi? Perchè solo allora capiscono quanto è grande la vita!!!




Grazie Laura per aver messo la luce su un tema che molte volte viene dimenticato. Ho pensato varie volte anch’io di trattarlo… Spesso il nostro pensiero va ai bambini, alle donne, agli extra – comunitari o ad altre realtà deboli ma anche quella degli anziani è una delle fascia di vulnerabilità sociale che merita ascolto e attenzione più di quanto siamo portati normalmente a credere.
Amo le storie e gli anziani possono farci dono di racconti meravigliosi,”dando voce a quel desiderio di mostrarsi, di trasformare e rigenerare il presente, il proprio passato, esplorare le età della vita, in funzione del futuro sentito come “fine” (Dentro le storie – Cima, Moreni, Soldati – F.Angeli, 2000)