di Matteo Boldrini
Nella confusione dello scenario politico successivo alla proposta di Franco Marini alla carica di Presidente delle Repubblica si è formato un movimento di protesta interno al Partito Democratico che ha portato all’occupazione delle sedi da parte dell’associazione giovanile del partito, i Giovani Democratici. Questo movimento di protesta, che ha avuto inizio dall’occupazione della federazione del Pd di Prato, ha preso il nome di OccupyPd e celebrerà un incontro nazionale del movimento la prossima domenica. In vista di questo evento parliamo con Lorenzo Rocchi, uno dei principali animatori ed esponenti di questo movimento .
Ciao Lorenzo, come prima domanda ti chiedo di spiegare che cos’è effettivamente OccupyPd, in che occasione è nato e quali sono le motivazioni che hanno portato i Giovani Democratici a fare una protesta di questo tipo.
OccupyPd è un movimento che è nato dal senso di frustrazione di alcuni territori verso la gestione da parte del partito dell’elezione del Presidente della Repubblica, non ho niente contro Franco Marini ma si trattava di una candidatura che compattava il Pd più con il Pdl che con la coalizione di Italia Bene Comune. Una candidatura non votata anche da parte dello stesso Pd. Il culmine si è avuto poi con Prodi, un partito che la mattina applaude Prodi ed il pomeriggio non lo vota è un partito che ha dei problemi e che ha bisogno di una registrata.
L’occupazione di un partito da parte dei suoi stessi militanti non è una pratica comune nello scenario politico. Si tratta sempre dell’occupazione di un luogo che dovrebbe essere aperto alla discussione, ha suscitato polemiche anche con quale dirigente locale del partito?
Ha suscitato qualche polemica ma anche tanta simpatia. Un partito, un partito non incentrato sul leader, è come una scatola, un contenitore plurale pieno di tante anime che discutono, ma deve avere la forza di decidere. Se il partito decide una cosa e poi i parlamentari non la votano c’è qualcosa che non va, questo partito ha bisogno di essere occupato perché ha bisogno di essere rinforzato.
L’esperienza sembra comunque volersi dare una certa continuità, anche dopo la fase delle occupazioni. Che tipo di richieste fatte alla dirigenza del partito democratico?
Ci siamo visti per la prima volta il 10 maggio su richiesta di alcuni giovani parlamentari e abbiamo portato alcuni nostri temi all’assemblea nazionale del Pd. Domenica ci vediamo a Prato per chiedere che il partito si dia una sua identità e non sia più la somma di diverse identità minori, che si faccia un congresso vero e che si faccia presto, un congresso in cui si scelgano prima i dirigenti locali e poi quelli nazionali, altrimenti è chiaro che i processi di rinnovamento rischiano di essere influenzati dall’elezione nuovo segretario nazionale.
Ma avete in mente una forma particolare tramite cui entrare nel dibattito interno del partito? Si tratta di una nuova corrente interna al partito? O vi schiererete con qualche leader al congresso?
No, non facciamo nessuna corrente. Siamo composti da tante opinioni diverse, serve un cambiamento ma non c’è posizione comune, al congresso ognuno sceglierà liberamente secondo le proprie convinzioni, ci sono altri temi che ci uniscono. Se qualche leader pensa di strumentalizzarci a suo favore sta sbagliando tutto.
Per concludere questa parte riguardante la forma del movimento, ti chiedo di parlare dell’assemblea di domenica. Come si svolgerà e di cosa discuterete?
Verranno delegazioni dei territori che hanno occupato. Avrà una forma particolare e sarà un momento di discussione sul futuro del partito, servirà per parlare delle nostre priorità, sarà la prima occasione per parlare tra di noi, un incontro di approfondimento sulle idee da portare avanti in vista del prossimo congresso.
Passiamo a domande di attualità politica: l’elezione del presidente della Repubblica è stato probabilmente uno dei momenti più bassi mai toccati dal Pd. Si è parlato molto dei 101 franchi tiratori, se fosse legittima o meno una loro espulsione, tu che ne pensi?
I 101 sarebbero da buttare fuori se solo potessero venir fuori. Il problema è che manca la cultura politica per gestire queste fasi, un partito democratico e plurale dovrebbe avere dei luoghi legittimati a decidere, ma un partito dove i parlamentari fanno quello che gli pare, dove la corrente conta più degli organismi dirigenti è un partito che manca di cultura politica e che deve essere riformato.
Il partito democratico sembra essere diventato il partito della responsabilità, prima con Monti, ora con Letta, quanto dovrebbe durare e cosa dovrebbe fare secondo te?
Deve essere un governo di scopo, ci vuole una sinistra progressista non solo di responsabilità ma che si candidi ad essere un’alternativa in grado di vincere le elezioni. Faccia quelle riforme essenziali per impedire che si ricada in questa situazione, magari a parti invertite, e crei le condizioni per governare questo Paese. Magari facendo anche quelle riforme necessarie per rilanciare la produttività ed il lavoro, specie quello giovanile, visti gli ultimi dati sulla disoccupazione. Per farlo 18 mesi mi sembrano un tempo ragionevole, dopodiché, o ha fatto quello che doveva fare e quindi si torna a votare, o è stato un completo fallimento e quindi è necessario tornare al voto.
Il Pd avrebbe potuto scegliere la via di un accordo con Grillo? E l’esperienza di OccupyPd può servire a recuperare consensi verso quell’elettorato sfiduciato che si è rivolto al M5S?
OccupyPd deve far vedere che il Pd è fatto di persone perbene, che decidono di rimboccarsi le maniche davanti a questa situazione e fare un tentativo rivolto non solo verso l’interno ma anche verso l’esterno. Per ora da Grillo ho visto tanta tattica e pochi fatti. Da lui sono arrivate parole dure, penso al “non siamo a Ballarò”, che hanno impedito la formazione di un governo di cambiamento. Ha spinto per motivi strategici ad un governo di larghe intese, senza dubbio la nostra dirigenza ha le sue responsabilità, ed abbiamo occupato per questo, ma anche Grillo ha le sue.
Che ne pensi di Epifani? Pensi che riuscirà a gestire bene la delicata fase congressuale?
Gli auguro di sì, non ci interessa il traghettatore, vogliamo solo un rinnovamento. Deve solo gestire la fase congressuale senza ritardare il congresso. Ci vuole un nuovo gruppo dirigente che sostituisca quello attuale, troppo screditato davanti agli iscritti e davanti all’elettorato. Si deve dare un segnale forte anche per poter diventare competitivi alle elezioni.
Per concludere, volevo chiederti un commento sul congresso del Pd, se OccupyPd sta pensando o meno a presentare una sua candidatura, e se pensi che ci sarà o no quella temuta scissione di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane.
Non ci sarà alcuna candidatura di OccupyPd, e se ne venisse fatto un uso simile io ne uscirei immediatamente, si tratta di un network fatto di contatti personali e su internet, ci deve essere la possibilità di decidere con la più ampia libertà di coscienza, vedendo le proposte politiche e poi scegliere senza alcun tipo di lacci. Non credo poi che una scissione sarebbe la strada giusta, anche per un fatto di macrosistema, serve un partito di sinistra che possa candidarsi a governare questo Paese una scissione servirebbe solo ad indebolire lo stesso centrosinistra. Questo partito c’è già, ed è il Partito Democratico, deve solo essere rifondato.



