di Andrea Cardinale
Nell’ottobre del 2009 in Germania (l’anno seguente nelle sale italiane), dopo il trionfo de Il miracolo di Berna, il regista Sönke Wortmann tornò a far parlare di sé con La Papessa (Die Päpstin), un film che naviga tra la leggenda e la realtà nascosta.
Siamo agli inizi del IX secolo d.C., nel 814 Carlo Magno compie la sua ultima spedizione militare, ma ne uscirà sconfitto e costretto alla morte in quel di Aquisgrana. In quell’anno, in un isolato borgo della campagna inglese, nasce la piccola Johanna (interpretata da Johanna Wokalek), figlia del pastore della comunità. Fin dalla tenera età, la ragazza sembra portata per la religione e il rapporto con Dio, un sacrilegio per una donna all’epoca dedita solo alle faccende domestiche. Johanna sembra così condannata a vivere una vita lontana da quella monastica. Il suo destino ha in serbo tutt’altro: viene notata dal maestro greco Esculapio che, vincendo la ritrosia paterna, asseconda ed educa la sua sensibilità. Ma la partenza dell’anziano saggio rigetterà la fanciulla nello sconforto, fino a quando non si darà alla fuga, scegliendo per sé un avvenire diverso, nella scuola della cattedrale di Dorstadt.
Protetta dalla nobiltà del Conte Gerold (David Wenham), avvierà, tra gelosia e dileggio, i suoi studi. Invaghitasi di lui, proverà a resistere a quel sentimento votandosi ai libri e alla cultura, ma saranno la guerra e la crudeltà delle irruzioni normanne a separarli. A quel punto, Johanna prende una difficile decisione: si traveste da uomo e assume la nuova identità di fratello Johannes Anglicus (in italiano Giovanni l’Inglese), concentrandosi in tal modo sulla sua carriera e scalando velocemente gli scalini della gerarchia della Chiesa. La paura di essere scoperta e punita come impostora la porterà infine a Roma, dove la sua dedizione ai malati e gli incredibili successi professionali non passeranno inosservati: grazie alle sue conoscenze mediche, Johanna verrà condotta al talamo di Papa Sergio II (John Goodman), afflitto dalla gotta, di cui diventerà presto medico e consigliere. Alla sua morte (avvelenato da vescovi invisi), quasi senza volerlo, Johanna verrà eletta Papa. L’incontro inaspettato con Gerold e la congiura di chi brama a deporla ambiranno e minacceranno l’autorità spirituale del “Papa Populi”. Il suo pontificato durerà solo pochi anni, dall’853 all’855.
Il film ripropone il genere storico e la dimensione del kolossal (lunghissimo ma mai noioso), ma soprattutto offre uno spunto di riflessione: nonostante la bellissima ricostruzione storica, lo stesso regista sembra creder poco nella storia che vuole raccontare. Infatti, se la pellicola segue un percorso logico e a tratti credibile, nel finale evidenzia tutta la prospettiva burlesca del racconto, facendogli perdere qualsiasi elemento di storicismo. Leggenda o no, il film di Worthmann ci ricorda ancora una volta quante difficoltà hanno da sempre dovuto affrontare le donne per essere se stesse. Ottima l’interpretazione della protagonista, Johanna Wokalek, già apprezzata in La banda Baader Meinhof, oltre al sempre bravissimo John Goodman nelle vesti del tracotante Papa.




Bel film, l’ho visto su sky e mi è piaciuto molto. Molto brava la protagonista soprattutto quando si trova a dover recitare il ruolo al maschile.
Bellissimo film che lascia allo spettatore molte domande senza risposte, ottima interpretazione della protagonista.
Complimenti per l’articolo carico d’informazioni ma fluido nella lettura.