SALVATORE PUGLIATTI, GIORGIO LA PIRA E LA BRIGATA DEL VENTO A TINDARI

di Armando Di Carlo

“Se l’oggi non risolverà i problemi ereditati dall’ieri, non vi sarà per l’umanità un domani”
Salvatore Pugliatti

Anche le pietre, a volte, parlano, e nel nostro paese, forse, con una concentrazione maggiore che altrove. La storia che voglio raccontare oggi per i lettori di “Postpopuli” è quella delle pietre di cui è composta  Casa Saggio (ora divenuta Casa Rubes; sapientemente ristrutturata ed adibita a Bed and Breakfast dagli attuali proprietari), villetta in stile “Liberty” situata nel centro storico della cittadina di Patti (in provincia di Messina) in via Magretti; pietre che conservano testimonianze preziose di un’Italia ormai estinta, quella dei cenacoli intellettuali, delle brigate di intellettuali impegnati e dei salotti prestigiosi nei quali si progettava il futuro.

Bene, le pietre di questo luogo, che fu dimora del Senatore Raffaele Saggio, ci rendono ancora, intatti nel loro fascino, i ricordi, le fotografie, i libri e le riviste che animavano uno fra i più noti cenacoli della prima metà del 900, ossia quella che potremmo chiamare la“Brigata del 1929”.

Della brigata facevano parte, oltre naturalmente al giurista Raffaele Saggio, il poeta premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo, il giurista, musicologo e letterato Salvatore Pugliatti, il terziario domenicano, politico nonché sindaco di Firenze Giorgio La Pira, l’ingegnere, anarchico, poeta e filosofo Bruno Misèfari, il poeta e scrittore Vann’Antò, il poeta e filosofo nisseno Luca Pignato, il teramano storico della letteratura francese Glauco Natoli e altri illustri personaggi oggi ingiustamente obliati. Univa questi uomini un senso poliedrico della cultura e una smisurata passione civile; i loro interessi spaziavano dal diritto alla poesia, dalla musica alla letteratura, dalla pittura alla politica.

Quasimodo e amici della Brigata Patti

Quasimodo e amici della Brigata Patti

Quasimodo, La Pira e Pugliatti si conoscevano già dai tempi della formazione presso l’Istituto Tecnico “Jaci” di Messina.

Ma la storia della Brigata del Tindari (allegra brigata per dirla alla Pugliatti o “soave” alla Quasimodo o Brigata del vento a Tindari che dir si voglia), inizia – come scrive lo stesso Salvatore Pugliatti in “Parole per Quasimodo” il 13 gennaio 1929 con l’incontro fra lo stesso e Quasimodo, il quale lavorava a Reggio presso il Genio Civile. Così dal 3 febbraio 1929 cominciarono i pellegrinaggi domenicali da Reggio a Tindari. Via via il gruppo si allargò; nuovi amici vi presero parte, fra i quali Vann’Antò, Asciak e Misefari. Una ricostruzione accurata di queste vicende la si può trovare nell’ottimo libro del prof. Ferlazzo Natoli “Nel Segno del Destino – Vita di Salvatore Pugliatti”, ove si narra, fra l’altro, delle letture che, in varie occasioni, Pugliatti effettuava con la allegra brigata.

Raffaele Saggio recita Vento a Tindari

Saggio recita Vento a Tindari

In un turbinio di contaminazioni e vicendevoli influenze – dal futurismo di Vann’Antò ai poeti decadenti cari a Luca Pignato, a Glauco Natoli a Vann’Antò e a Pugliatti (in questo senso sarà influenzata, fra le altre, la raccolta “Le Poesie” -1938 – in cui il poeta di Modica raccolse una antologia di “Acque e terre”, de “L’oboe sommerso” e di “Erato e Apollion”). Fu forse Misefari, perseguitato politico, esiliato e “poeta maledetto”, a dare un colorito più “rosso” alla brigata.

Non occorre invece ricordare ai lettori che Pugliatti fu il fondatore della “Scuola giuridica messinese”, uomo di grande cultura, poliedrico, padroneggiava – un po’ come tutti gli altri amici – diritto, musica, letteratura, arte e cinema. Parallelismi e vicinanza d’età fra La Pira e Pugliatti (del 1904 il primo, del 1903 il secondo) fanno di questi due uomini l’asse portante, il fulcro, della brigata.

Sappiamo inoltre che Vann’Antò (al secolo Giovanni Antonio Di Giacomo) è stato, insieme ad Ignazio Buttita, il massimo esponente della poesia siciliana del Novecento. Di Vann’Antò diceva Leonardo Sciascia “Quel che c’è di astratto e sublime nella sua poesia, nasce da una penetrazione in certi strati dell’anima e della cultura siciliana, dove l’astratto e il sublime naturalmente germina”.  Da evidenziare il curioso aneddoto del confronto fra Pasolini e Vann’Antò, in cui il primo vedeva un’ispirazione decadente francese (Mallarmé) nell’opera del secondo, mentre il secondo ricusava chiamando in causa proprio Sciascia.

Anche di Ignazio Buttita, come del resto per tutti gli altri ospiti, la straordinaria Casa Rubes conserva memorie fotografiche e testimonianze dei legami profondi che hanno unito questi intellettuali. Oltre alle foto, ben custoditi nelle librerie della dimora, possiamo trovare una raccolta delle maggiori riviste dell’epoca (Solaria, La Voce, la Critica etc.) e i libri che la brigata amava leggere durante i preziosi incontri (occasione, fra l’altro,anche per gustare in compagnia ottimi vini – sappiamo che soprattutto Pugliatti gradiva le qualità del nettare – e pietanze di vario tipo).

Chi si dovesse trovare a visitare il luogo vi troverebbe intatto tutto il fascino di un’epoca in cui gli intellettuali avevano un ruolo fondamentale, quello di reinventare una società devastata dalla guerra mondiale e dalla conseguente paurosa crisi economica e di coscienza.

Sicuramente tutti noi, soprattutto in questi anni di crisi mordente, dovremmo prendere esempio da tali illustri uomini del nostro passato e rivedere i canoni di una coscienza collettiva sempre più appannata.

Vi saluto con una eloquente poesia di Bruno Misèfari:

                                                                          Falco ribelle

Un giovine falco che drizza

il libero volo

Ne l’alto, ove sono i fulgori

di soli immortali

Un giovine falco ribelle,

o piccoli, io sono.

Mi spinge ne’ campi ignorati,

un acre desio

Di sante ideali battaglie,

di luce e di gloria.

Mi splende nell’occhio la speme

di certa vittoria,

mi parla nel core la voce

sinfonica, dolce

D’un caro sublime Pensiero,

ch’è bene e Amore.

Ho giovini l’ale e robuste,

o venti, o cicloni,

O fulmini immani, feroci,

vi lancio la sfida.

Voi soli potete pugnare

col giovine falco,

Chè Luce, chè Forza, chè Vita

Multanime siete.

Ma voi, piccoli, no. Coi vermi

guazzate nel fango,

dal fango mirate del falco

il libero volo.

3 Comments

  1. Carlo Mastroeni 05/05/2019
  2. Armando Di Carlo 07/11/2019
  3. Armando Di Carlo 07/11/2019

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