di Ferdinando Cocciolo
Il Giro d’Italia delle bufere e della sofferenza, appartiene alla forza e alla tenacia di Vincenzo Nibali
È stato il Giro del “predestinato”, del più atteso, del più forte, di chi ci ha regalato mille emozioni, di chi, dopo aver vissuto nuovamente “l’incubo perfido” del doping, ci fa capire quanto sia bello il ciclismo. È lui, lo “squalo dello stretto”, il siciliano Vincenzo Nibali, vincitore di due tappe, di cui l’ultima, sulle Tre Cime di Lavaredo, “epica”, in linea ideale con il ciclismo dei più forti, degli “inimitabili” Coppi e Bartali.
È stato un Giro d’Italia durissimo, tra bufere di neve, percorsi sempre difficili che hanno messo a dura prova la resistenza dei corridori, ma anche quello probabilmente più significativo, che ha visto la vittoria (finalmente) di un corridore italiano dopo Ivan Basso nel 2010 (anche se nel 2011, dopo la squalifica di Contador, è stato Scarponi il vincitore a tavolino) e rinsaldato con l’ entusiasmo il legame tra questo sport e gli appassionati. Nonostante tutto, nonostante i soliti scettici e detrattori, nonostante soprattutto quei malfattori ed opportunisti che più volte hanno danneggiato il ciclismo.
Vincenzo Nibali maglia rosa, al secondo posto nella classifica finale il colombiano Rigoberto Uran con un distacco di 4 minuti e 43 secondi, Cadel Evans sul podio più basso a 5 minuti e 52 secondi. L’attesa conferma di colui che è attualmente il miglior corridore italiano e non solo nelle gare a tappe, la rivelazione nel vertice della graduatoria, la tenacia e l’esperienza messe in campo anche nei momenti più difficili; questo il significato di una classifica “reale” (nella quale, ne sono convinto, avrebbe potuto starci bene un Wiggins al meglio ) che vede appena sotto un Michele Scarponi a cui va fatto solo un applauso. Ma l’applauso dei tifosi e degli appassionati che hanno vissuto tre settimane di grande ciclismo, va a tutti, dal primo all’ultimo arrivato, all’organizzazione che ha ampiamente dimostrato di essere in sinergia anche con le squadre e i direttori sportivi.
L’ ultima tappa con arrivo in salita sulle “mitiche” Tre Cime di Lavaredo, dopo la tappa annullata e la “bufera” Di Luca, nel gelo, nella tormenta e nel solitario trionfo di Vincenzo Nibali, è stata l’ emblema della fatica e della sofferenza sui volti dei protagonisti. La voce “stremata” di Michele Scarponi all’arrivo, di fronte ai microfoni, fa “innamorare” ancora di più nei riguardi di uno sport che non potrà mai essere “rigore scientifico”, “scelte a tavolino”, “mercato del doping”. Ha stravinto Nibali, ma alla fine hanno vinto tutti i corridori classificati sino all’ultimo metro del traguardo finale di Brescia. Tutti, tranne Danilo Di Luca, la vera e propria delusione di questo appuntamento rosa, che aveva scelto il Giro d’ Italia per il rilancio agonistico con la Vini- Fantini di Scinto, ma proprio qui ha completato nel peggiore dei modi il proprio percorso di fallimenti e bugie. Molto probabilmente, il corridore Di Luca è finito, e ora dovrà rinascere l’uomo…
Le Tre Cime di Lavaredo sono state il più giusto epilogo di tutto quello che hanno dato i corridori, in un Giro che doveva rappresentare il rilancio del ciclismo italiano, in una stagione per noi avara di soddisfazioni nelle grandi classiche. Una tappa in cui sono stati “attori” i migliori sulle perfide salite che avevano già respinto nella fase iniziale il rivale più atteso dello squalo dello stretto”, il britannico Bradley Wiggins. Come Rigoberto Uran, compagno di Wiggins nella SKY, terzo al traguardo e secondo nella classifica generale, l’ atleta che in pratica è diventato il leader della sua squadra ed ha smentito anche alcuni addetti ai lavori, che non lo hanno mai considerato per il podio. Il duello di giornata è stato quello per la classifica dei giovani, vinto da Carlos Betancur su Rafal Majka della Saxo Tinkoff.
E poi quel Cadel Evans, 36 anni, ex campione del mondo nel 2009 e vincitore del Tour 2011, che ha deciso di venire al Giro d’Italia all’ultimo momento, in attesa del Tour de France. Cadel piace anche ai tifosi italiani per la sua grinta, quella determinazione che lo ha portato a difendere con i denti il terzo posto sul podio dall’assalto di Michele Scarponi. Il leader della BMC ha perso il secondo posto finale a causa di un problema tecnico, ma ha vinto la sua scommessa con il cuore e l’amore nei confronti dell’ Italia e la sua gente (tra l’altro è sposato con un’italiana, Chiara). È stato il Giro, per quanto riguarda le ruote veloci, della cinquina di Mark Cavendish, il più forte velocista al mondo, vincitore della classifica a punti che ha messo l’ultimo sigillo nella tappa conclusiva di Brescia.
È stato il Giro degli italiani, delle loro storie, della commozione “trasportata” sui palchi e nelle interviste post gara anche dalla vita personale. Si è rilanciato, si spera definitivamente, un corridore che sembrava perso, Giovanni Visconti. Un’ “eterna promessa”, soprattutto per le classiche, vincitore per due volte in solitaria, l’occasione giusta per reagire, come confermato dal diretto interessato, ad una depressione che ne stava minando fiducia e serenità. Il ciclismo tra gioie e sofferenza, come nella vita di tutti i giorni. Gioia, come quella di Luca Paolini, 36 anni, all’esordio nella corsa rosa, che ha vinto una tappa ed indossato per qualche giorno la maglia di leader. Uno che per tanti anni ha fatto il gregario di campioni come Bartoli, Pozzato e Bettini, ma ha saputo ritagliarsi, con enorme professionalità, importanti spazi da vincente.
È stato il Giro dei giovani, di chi considera la Corsa Rosa soprattutto un punto di partenza per una carriera che si preannuncia ricca di successi e soddisfazioni. Stefano Pirazzi, Damiano Caruso che praticamente all’ultimo istante ha sostituito nella Cannondale Ivan Basso, e Mauro Santambrogio (simbolo di quella Vini Fantini che incarna la determinazione di Luca Scinto), vincitore di una tappa e quasi sempre all’attacco. E a proposito di Vini Fantini, più di qualcuno si sarà sicuramente commosso nel vedere, dopo l’ultima tappa di Brescia, le lacrime agli occhi di Stefano Garzelli, che ha scelto il Giro per il congedo finale, l’ultimo saluto ai colleghi e ai suoi tifosi. Stefano Garzelli, che ha avuto la fortuna di assaporare la grande gioia della vittoria nell’edizione del 200 ed ha aiutato i giovani della squadra diretta da Luca Scinto nel loro processo di maturazione.
Ma è lui il grandissimo protagonista, il più forte corridore italiano sia nelle grandi gare a tappe, sia nelle grandi classiche. Vincenzo Nibali, non solo ha vinto il “suo sogno”, ma ha restituito dignità ed orgoglio al ciclismo, solo pochi giorni fa “devastato”, per l’ennesima volta, dall’oscuro nemico di nome doping. Vincenzo, 28 anni, ha dimostrato di non essere più quel corridore un po’ timido e soprattutto istintivo di cinque anni fa, ora è più “cinico”, più attento anche tatticamente, più razionale e sicuro dei propri mezzi. Non ha avuto rivali, ma probabilmente, anche un Wiggins al meglio della condizione fisica non sarebbe stato in grado di contrastarlo. Rimane forse il rimpianto di non aver visto all’ opera l’amico-rivale Ivan Basso. Mai in difficoltà, un netto miglioramento a cronometro che gli ha permesso di dominare la cronoscalata di Polsa e di buon auspicio anche per il futuro. Vincitore nella Vuelta di Spagna nel 2010, terzo al Tour de France dell’anno scorso, terzo al Giro nelle edizioni 2010 (al servizio di Ivan Basso) e 2011; queste le credenziali, per chi ancora avesse qualche dubbio, di un corridore che può ancora fare meglio. Un grande uomo soprattutto, umile, che piace proprio a tutti, mai una polemica, sempre pronto a considerare anche i meriti della squadra. Già, perché qualche merito di un successo che fa bene proprio a tutti, va anche ad un’Astana organizzata, compatta e forte. Valerio Agnoli, Fabio Aru, Paolo Tiralongo, Tanel Kangert, tanto per citarne alcuni, sono stati i suoi “angeli” lungo un percorso difficile ma virtuoso.
Vincenzo Nibali, il predestino. State certi che lo “squalo dello stretto” ha già in mente, per il ciclismo italiano ed i tifosi, due altri grandi obiettivi : il Mondiale di Firenze e la Vuelta.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




Grande Nibali