SERIE A AL GIRO DI BOA: JUVENTUS CAMPIONE, PROMOSSI E BOCCIATI

di Francesco Gori

Juventus campione d’inverno. Questo il verdetto più importante al termine del girone di andata del campionato di calcio di serie A. Non è certo l’unico, tanti gli spunti di riflessione della prima parte di un torneo che ci ha offerto conferme, sorprese e bocciature. Vediamo quali.

Antonio Conte (soccermagazine.it)

CAPOLAVORO JUVE. Non si può che partire dalla squadra di Antonio Conte che chiude le 19 partite con 41 punti, frutto di 11 vittorie, 8 pareggi e 0 sconfitte. È quest’ultimo il primato record, ancor più se confrontato a livello europeo: unica squadra imbattuta nei cinque maggiori campionati, affiancata in questa speciale classifica continentale solo da Porto e Benfica. Non è solo lo score a parlare, quanto fame e grinta in stile Juve, quella che mancava da tanti anni, dal 2005 per la precisione, quando furono i bianconeri di Capello a tagliare il traguardo parziale per primi. I segreti?  La mano del tecnico e una rosa finalmente all’altezza: una difesa di nuovo stabile con i ritrovati Buffon e Chiellini, un Barzagli in più e corsie laterali più agili; un centrocampo orchestrato dal piede fatato di Andrea Pirlo e sostenuto da corsa, tecnica e reti dei vari Marchisio, Pepe e Vidal; un attacco che non brilla al massimo ma trova nei fondamentali Matri e Vucinic e nella lunghissima panchina soluzioni adatte ogni volta.

PERFEZIONE UDINESE. Perché altro non si può dire della squadra di Guidolin: semplicemente perfetta nel girare a quota 38, con un ruolino interno da schiacciasassi (9 vittorie e un pareggio). Un allenatore serio e preparato, una dirigenza attenta ai nuovi talenti che riesce ogni anno a monetizzare cessioni importanti (quest’anno è toccato a Sanchez, Zapata e Inler) senza indebolire l’organico, con quel vecchietto terribile dal nome di Antonio Di Natale là davanti che continua a mitragliare ogni porta avversaria (già 14 reti). Queste le armi della cenerentola di Pozzo.

MILANO NON SI ARRENDE. Non mollano i campioni in carica del Milan, così come i cugini dell’Inter. La squadra di Allegri è a un punto dalla Juve e tutto fa pensare a queste due come le più serie contendenti al titolo. I rossoneri hanno un Ibrahimovic in più, capocannoniere insieme a Di Natale, giocatore in grado di risolvere da solo le partite. Se si pensa al Cassano che non c’è, al Pato che c’è ma non si vede, al Robinho così così, ai vari infortuni, insomma al negativo fino ad ora, i diavoli non possono che migliorarsi. E poi c’è l’Inter, fresca castigatrice dei rivali nel derby e forte di una rimonta in stile Ranieri: chi avrebbe dato credito ai nerazzurri circa due mesi fa? E invece adesso sono di nuovo lì, a quota 35, con un Milito ritrovato, così come l’autostima. Ci sarà da divertirsi.

ROMA CAPOCCIA. Coriacea come sempre Roma capitale. La banda di Luis Enrique passa dagli insulti ai meriti in poche settimane, nelle quali gli schemi dell’asturiano sembrano esser stati assimilati e i nuovi innesti essersi ambientati a dovere. 30 punti sono un buon bottino, così come il gioco espresso. Tre punti in più in casa Lazio, formazione straordinaria in trasferta e nel complesso di buona levatura, che non è lassù per qualche sporadico colpo a vuoto. Anche qui gallina vecchia fa buon brodo: Miroslav Klose, mai acquisto fu più azzeccato, vedi derby capitolino.

NOTE DOLENTI. Piazze come Palermo, Genova e Firenze si meritano di più. Capito, presidenti? A Palermo Zamparini è colto dal consueto raptus divora-allenatori: Pioli, Mangia e infine Mutti. La realtà parla di un’eccellente squadra fino a pochi mesi fa, ridotta adesso a lottare per posizioni inutili. Il 5-3 all’ultima sul Genoa non salva la faccia. Ecco, giusto il Genoa: Preziosi fa e disfa ogni anno, è forse il club più vorace in fatto di acquisti e cessioni. Risultato? Un mesto ottavo posto in compagnia di Palermo e Chievo e Malesani a casa già da tempo. Tra le delusioni non può mancare la Fiorentina dei Della Valle, i maggiori responsabili di un declino sportivo che ha portato la squadra viola dai fasti della Champions alle stalle della disaffezione del tifo, frutto di un vuoto incolmabile (Prandelli) e una campagna acquisti dalle scelte incomprensibili (non ultima la cessione di Gilardino senza una valida alternativa in mano) o forse sì, se si pensa esclusivamente a salvaguardare il patrimonio di casa Tod’s. Mettiamo in questo gruppo anche il Napoli: ma la squadra di Mazzarri (qui a fianco, foto napolipassion.net) non era partita per vincere il campionato? La distanza di 12 punti dalla capolista pare invece già incolmabile ed è la conseguenza di un’attenzione spropositata per una competizione come la Champions League. Onore agli ottavi raggiunti, ma De Laurentiis pensa forse di vincerla?

LA SORPRESA. Scontato dire Udinese, che sorpresa non è più. Diciamo Atalanta, 26 punti in totale che in classifica sono 20 per i 6 della penalizzazione. Un girone d’andata che, nonostante una flessione nel finale, tira su il morale a Bergamo, teatro di scandali, grazie a un gruppo ben assortito guidato da Colantuono e il bomber Denis.

L’INFERNO PUÒ ATTENDERE. A lottare per non retrocedere apparentemente sono in tante, la realtà sembra invece aver già deciso. Novara, Lecce e Cesena paiono già con un piede in serie B, solo quella bianconera pare avere ancora qualche carta da giocare, visti i calciatori in rosa. Chievo, Parma, Cagliari e Catania sembrano avviate a un campionato tranquillo, Bologna e Siena mostrano invece qualche difficoltà a smarcarsi dalla zona calda.

Sarà un girone di ritorno tutto da seguire.

3 Comments

  1. Gilberto 23/01/2012
  2. Francesco 23/01/2012
  3. Nicola Pucci 23/01/2012

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