L’ARCHITETTURA DI GAUDÍ, UN GENIO ANCORA ATTUALE – parte I

di Fabio Focardi

Le inquietudini estetiche ed intellettuali diffuse negli ambienti architettonici di tutta Europa trovarono una loro espressione verso la fine del secolo XIX: stava per nascere un nuovo “linguaggio” che permetteva di uscire dall’impasse stilistica del periodo.
Le linee principali erano comuni a tutti i paesi europei, ma in ognuno di questi si svilupparono movimenti stilistici radicati “fortemente” nel territorio.

La Pedrera

In Spagna il nuovo stile è il frutto del risveglio culturale e politico manifestatosi a partire dal 1880 in Catalogna, regione che aveva perso la propria indipendenza arrendendosi alla Castiglia alcuni secoli prima. Questo movimento, conosciuto come REINAIXENÇA, era rivolto al rinnovamento e al separatismo, con il ripristino della lingua catalana, dello studio della storia locale e delle forme di artigianato “autoctone”, e aveva il suo centro nevralgico nella città di Barcellona.

Antoni Gaudí i Carnet (1852-1926) è stato il principale artefice del nuovo stile nell’ambiente culturale catalano, riuscendo a unire soluzioni di virtuosismo strutturalista e architettura tradizionale islamica.

La grande capacità di coniugare forza fantastica e calcolo empirico della “funicolare dei carichi”, consentì a Gaudí di liberare la forma architettonica dagli stilemi delle tettoniche tradizionali, aprendo la via alle infinite possibilità espressive delle linee della “struttura”. I suoi capolavori non devono essere visti soltanto come risultato di un mero processo creativo prevalentemente plastico: questi sono invece gli estremi risultati di una rivoluzione “culturale” che ha inizio nella Scienza Nuova di Galileo Galilei, con la scoperta dell’esistenza di elementi costruttivi staticamente perfetti e informi, introdotti nell’architettura come invisibili frammenti di un nuovo universo strutturale (un esempio è la struttura informe ideata mediante calcolo da Christopher Wren per la costruzione della cupola della chiesa di Saint Paul a Londra), divenuti centrali per la definizione di una teoria galileiana dell’architettura con i Rigoristi veneziani del Settecento, fino ad assumere, con l’opera di Gaudí, un valore formale… vi consiglio di fare un approfondimento a riguardo…

Nella prima fase della sua opera, Gaudí sperimenta forme prese in prestito dal patrimonio costruttivo e decorativo moresco. Un esempio di questo lo ritroviamo nella Casa Vincens a Barcellona: una villa in parte neogotica e in parte neomoresca, con i cancelli e le inferriate in un tono acerbo Art Nouveau. L’uso del ferro e dei metalli, che fu insegnato ad Antoni dal padre calderaio di mestiere, lo si ritrova ancora in chiare forme Art Nouveau, nei due cancelli ad arco parabolico, con grate a disegno estroso, del Palau Güell, sempre a Barcellona. L’arco parabolico (scelto anche per la sue proprietà statiche), l’astratta composizione plastica dei comignoli e delle bocche di areazione con decorazioni fatte di vetri colorati, piastrelle e mosaici, usati nella realizzazione del Palau Güell saranno un precedente spesso ripreso nelle opere successive. La varietà spaziale e la complessità degli interni del palazzo, costruito per la famiglia Güell in una traversa della Rambla, sono espressi al meglio nel salone centrale a tutta altezza, illuminato per mezzo di una cupola ricoperta, come abbiamo già evidenziato in precedenza, da piastrelle colorate esagonali e trapuntata da piccole aperture a stella: un effetto magico, che ricorda un mix tra il barocco di Guarini e la grafica decorativa dell’Alhambra di Granada.

Il magnate tessile Don Eusebio Güell, che sarà il grande committente dell’opera di Gaudí, dopo il Palau incaricò Antoni di eseguire un progetto di massima per una tenuta alla periferia di Barcellona: il Parc Güell (uno degli edifici all’entrata è nella foto qui a destra). Le case non vennero mai realizzate, e ciò che rimane è una strana collezione di grotte e portici riecheggianti gli edifici di un fantastico parco paesistico del XVIII secolo. Qui Gaudí inizia un percorso fatto di sperimentazioni dei calcoli strutturali legati alle teorie galileiane citati in precedenza, e allo sviluppo del decorativismo connesso alla tradizione islamica presente in città. Ne sono un esempio i portici-viadotto e la Sala Greca: la struttura portante in entrambe è creata tramite elementi inclinati; nella sala greca le grandi colonne di retaggio dorico sono sormontate da una trabeazione (che funge da panca nella terrazza sulla copertura). Sono cave, e permettono il recupero dell’acqua piovana che proviene dalla terrazza; il tutto, decorato da mosaici di vetro e frammenti di piastrelle smaltate. Di contorno, forme e figure fantastiche (come la salamandra che accoglie i visitatori al di sotto della sala greca) e un grande cancello che si rifà allo stile già sperimentato nella Casa Vincens di chiara impronta Art Nouveau.

Il valore dell’opera di Gaudí si conferma con le due case ad appartamenti, costruite sempre a Barcellona, con facciate curvilinee e fluide planimetrie organiche; e il fatto che delle case così fuori dall’immaginazione del tempo abbiano trovato acquirenti è un ulteriore conferma della stupefacente fiducia riposta dalla borghesia barcellonese nella “nuova architettura catalana”.

La Casa Batllò

La prima è Casa Batllò, ristrutturazione di un edificio esistente. La facciata è risolta con un paramento murario ondulato, ricoperto da iridescenti cocci di ceramica, dal prevalente colore azzurro pallido, ed è coronata da un tetto dalla forma a cresta e tegole a losanghe somigliante al corpo di un drago. Con il drago forse si allude alla leggenda di San Giorgio, che svolgeva una parte importante nella mitologia del nazionalismo catalano. Sorge su un lato poi, una torretta incappucciata sormontata da una croce, con le iniziali della Sacra Famiglia. Il piano nobile (il primo piano per chi non lo sapesse) ha una schermatura plastica in cemento, con grandi aperture ed elementi strutturali simili ad ossa di uno scheletro.

La seconda casa, molto più grande (situata come la precedente in una delle strade più belle di Barcellona, ovvero il Paseo de Gracia), in cui Gaudí si espresse con maggior scioltezza, è Casa Milà. Costruita intorno a due cortili quasi circolari, ha una forma ondulata, che assomiglia a lava fusa o ad una formazione rocciosa erosa dal vento e dall’acqua: ecco perché comunemente viene chiamata La Pedrera ovvero “la cava”; il suo aspetto roccioso può alludere anche al massiccio catalano del Montserrat, dove sorge il famoso monastero omonimo dedicato alla Vergine: la spiritualità è sempre presente, nelle opere di Gaudí. La facciata in pietra è ravvivata da balconi con ringhiere in ferro battuto ed è concepita come una sequenza gerarchica, con un basamento di due piani in cui le aperture sono più fitte, e un livello superiore di quattro piani, differenziati da linee ondulate marcapiano, con una parte di coronamento, la copertura, nella quale si ritrova il gusto fantastico di Gaudí di creare forme organiche, in questo caso antropomorfe, per schermare o nascondere i camini. Planimetricamente, la Casa Milà è un insieme di ambienti, l’uno diverso dall’altro, in cui c’è assenza di angoli retti, un universo cellulare dalla forte plasticità, che non investe soltanto la distribuzione in pianta, ma anche le pareti e il soffitto.

(continua)

5 Comments

  1. Nicola Pucci 29/01/2012
  2. Stefano 29/01/2012
  3. Guendalina 29/01/2012
  4. Muska 29/01/2012
  5. licia apollonio 30/01/2012

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