di Emiliano Morozzi
Si sono conclusi domenica con l’epica sfida Djokovic-Nadal e con l’ennesima vittoria del serbo gli Australian Open, prima prova del Grande Slam di tennis e prima occasione per saggiare lo stato di forma dei big in gara. Sabato, in una sfida incerta solo nelle fasi iniziali, la bielorussa Victoria Azarenka ha lasciato le briciole a Maria Sharapova conquistando non solo la prima vittoria in uno Slam, ma anche la prima posizione nella classifica mondiale. Vincono i numeri uno dunque, ma se in campo maschile la leadership è ormai da tempo saldamente in mano a Djokovic, in campo femminile gli Open d’Australia si sono aperti senza una favorita.
La numero uno, la danese Caroline Wozniacki, si è sempre affermata in tornei minori ed il suo tipo di gioco monotematico è spesso stato messo in crisi dalle altre top ten. Anche stavolta le cose non sono andate diversamente: dopo una convincente prova contro la Jankovic, la danese si è dovuta arrendere alla maggiore esperienza di Kim Clijsters, l’anno scorso vincitrice del torneo. A sua volta la belga, una delle papabili al trono, dopo avere conquistato il primo set, è stata travolta dalla futura vincitrice del torneo. La tennista più quotata era Petra Kvitova; vincitrice a Wimbledon e trionfatrice del Master di fine anno, la ceca sembrava poter puntare alla vittoria finale e alla conquista del numero uno in classifica, ma sulla sua strada ha trovato, in semifinale, una Maria Sharapova che ha ritrovato lo smalto dei tempi migliori: gran servizio e potenti colpi da fondo-campo che alla lunga hanno fatto la differenza.
Eliminata negli ottavi un’altra favorita come Serena Williams, non ci resta che parlare del cammino della vincitrice del torneo e nuova regina del tennis in gonnella: Victoria Azarenka. Giocatrice solida, potente, dotata di un gran servizio, ma fino a quel momento famosa più per i suoi urli dopo ogni scambio che per le sue vittorie, in finale la Azarenka è parsa inizialmente bloccata, concedendo subito un break all’avversaria. Con il passare dei minuti, la bielorussa ha cominciato a giocare e ha dominato la finale, vincendo il primo set 6-3 e non lasciando scampo all’avversaria, battuta nel secondo con un pesantissimo 6-0.
In campo maschile, invece, i nomi dei pretendenti al trono erano già scritti: tranne poche eccezioni, da qualche anno a questa parte ai vertici del tennis ci sono sempre loro, i “Fab Four“: il sempreverde Roger Federer (quanti tennisti a trent’anni suonati avevano già appeso la racchetta al chiodo?), l’avversario di sempre Rafael Nadal, il serbo Novak Djokovic, capace nella scorsa stagione di piazzare un’impressionante striscia di vittorie, conquistando tre slam e il numero uno mondiale, e per finire l’eterno perdente Andy Murray, in grado ogni tanto di sgambettare gli altri tre, ma ancora a secco di slam.
Dietro a questo quartetto, tutti gli altri: se andiamo a vedere le vittorie nei tornei dello Slam degli ultimi anni, troveremo sempre questi tre nomi, con Murray a recitare qualche volta il ruolo di attore non protagonista. Non è andata diversamente, questa volta, e alle semifinali ci sono arrivati loro: non il transalpino Tsonga, giocatore dal grande talento e dalla devastante potenza, ma dalla scarsa continuità di risultati, non la mina vagante Del Potro, che pareva tornato quello dei tempi migliori ma si è dovuto inchinare ad un sontuoso Federer, non le giovani promesse Tomic e Raonic, estromesse dal torneo nei primi turni.
Arrivati dunque i “Fab Four alle semifinali, i duelli sono finiti secondo pronostico: Djokovic al termine di una lunghissima maratona, ad un certo punto della quale sembrava destinato a soccombere, ha domato Murray, ancora una volta incapace di fare il grande salto di qualità in uno Slam; dall’altra parte del tabellone, Nadal ha eliminato Federer che quando gioca contro il maiorchino vede aumentare a dismisura il numero di errori non forzati. L’elvetico contro Nadal sembra soffrire di vera e propria sudditanza psicologica, come quella che l’anno scorso accusava lo spagnolo nei confronti di Djokovic.
La finale ancora una volta si è ripetuta ed ha avuto lo stesso esito, con Nole trionfante ad alzare la Coppa, ma l’epilogo è arrivato dopo una sfida avvincente, nella quale Nadal si è battuto con tutti i suoi mezzi, lottando come un leone su ogni palla. 5 ore e 53 minuti di battaglia a ritmo serrato per la finale più lunga della storia. Il primo Slam della stagione dunque sembra preludere a un’ennesima cavalcata trionfale di Djokovic: il serbo, pur soffrendo, alla fine riesce sempre a spuntarla; Nadal, anche se caricato a pallettoni come in finale, esce sempre sconfitto dai confronti con questo; Federer soffre sempre lo spagnolo e non è più brillante come prima sulla lunghezza dei cinque set; Murray, infine, ancora non trova la tattica necessaria per poter mandare in crisi gli altri tre. Cambieranno le carte in tavola durante la stagione? A marzo la prossima puntata, con i due Master Series sul cemento di Indian Wells e Miami.




Mamma mia che finale, ragazzi!!!Mi sono mangiato otto pacchetti di patatine e bevuto sei lattine di Coca Cola nelle sei ore di partita!!! Ormai Djokovic è veramente il più forte di tutti anche se Nadal si è battuto come un leone.
Dico la mia. Azarenka ha strameritato il titolo, può aprire un ciclo ora che Serenona è a fine carriera. Unica alternativa sarà Kvitova, Sharapova più di questo non può fare ed è già miracoloso che sia riuscita a tornare competitiva tanto da raggiungere due finali di Slam…la Wozniacki torna al posto giusto, tra le pallettare che corrono e difendono tipo Jankovic…
Djokovic è l’incontrastato numero 1 ormai ma Nadal non muore mai. Federer può vincere Wimbledon ma anche per lui i tempi d’oro ormai sono alle spalle…Murray prima o poi spero per lui rompa il ghiaccio, rischia la psicosi da Slam altrimenti…
L’unico che può battere Djokovic è il miglior Federer