RICORDO DI MARIA DE VILLOTA, PILOTA DI FORMULA 1

di Nadia Agustoni

Nelle pagine di Guido Ceronetti che tengo sparpagliate per la casa, com’è con i libri più veri di altri, trovo dei versi che si adattano bene a un ricordo per la pilota Maria de Villota morta a Siviglia l’11 ottobre per distacco cerebrale: “Repente il dolore umano/Oceanico fiotto senza rive/Pianta il tuo becco.Svuotati/Respiro sulla terra abbandonato/“. Sono versi dalle “Ballate dell’angelo ferito” tratti dal “Lutto di Mario Sironi per la figlia Rosanna (suicida il 5 luglio 1948)” (p.25).

Maria de Villota - da agi.it

Maria de Villota – da agi.it

Diverso il lutto che tocca al padre di Maria de Villota, anche lui un ex pilota di formula 1; Maria era figlia d’arte, ma i giornali, in alcuni casi, erano usciti subito con la notizia che la de Villota si fosse suicidata. Non è così; era a Siviglia per una trasmissione televisiva in cui avrebbe presentato il suo libro “La vita è un dono“, titolo che i credenti accolgono come un messaggio, tutti gli altri ognuno come meglio può; i sigilli sulla vita, sul suo mistero, sono anche questa indecidibilità.

La pilota, 33 anni, era sopravvissuta al tragico incidente, avvenuto durante un test  per la Marussia, la sua casa automobilistica, quindici mesi prima. Aveva però perduto un occhio e rimaneva soggetta a dolori al cranio incessanti.

Le notizie su di lei sono perlopiù sui giornali sportivi o nelle pagine sullo sport, perlopiù dovuti a firme maschili. La Spagna ci aveva già dato la prima matador professionista, Cristina Sanchez e ora una pilota de Villota, la cui carriera è stata di tutto rispetto. In Italia non pochi ricorderanno Giovanna Amati e all’orizzonte c’è la giovanissima Beitske Visser che la Red Bull Junior Team ha inserito con successo tra le sue giovani promesse.

Resta quella fotografia di Maria de Villota con la benda azzurra sull’occhio perduto, sulla corsa finita, sulle sue parole, che mi piacerebbe leggere, forse per togliere immaginazione a queste righe, ai versi di Ceronetti, a quel dolore di alcuni di noi, da lontano, che dice poco di una vita giovane.

Il lutto pubblico celebra gli eroi maschili e non sembra adatto alla fine di una ragazza, di una donna. Tuttavia questa morte ha qualcosa dentro, come un correre verso chissà  quale luogo; mi soccorre Ceronetti: “Chi legni lento percuote / In questo cuore soprasenziente / Soglia di tutto, su uno scalino?“.

* Le citazioni sono da Guido Ceronetti, Le Ballate dell’Angelo ferito; Il notes magico edizioni, 2009.

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