di Nicola Pucci
Oscar Wilde: aforismi sulla vita e l’amore
Eccentrico e sfrontato, insolente ed anticonvenzionale, scandaloso e vanitoso… di Oscar Wilde potremmo disegnare un’infinità di ritratti bizzarri ma inevitabilmente l’elemento comune sarebbe sempre il solito: il “principe degli aforismi” non era proprio un artista qualunque, croce e delizia dell’Inghilterra vittoriana, amante senza pregiudizi, omosessuale che pagò col carcere e con la precoce scomparsa – 46 anni – il suo non essere servo di un sistema corrotto e una condotta ritenuta immorale per i parametri dell’epoca. Ma oggi, nel raccontar di lui, voglio intrattenervi con l’etichetta che più di ogni altra mi piace accostare al meraviglioso uomo di lettere dublinese: fu aforista, eccelso tra i più grandi, maestro della frase ad effetto, oratore contagioso che non poteva in nessun caso lasciare indifferenti. Nel bene o nel male.
Il nostro Oscar oggi sarebbe adorato dalle fanciulle, perché possedeva la chiave di volta per giungere al loro cuore, se è vero che “le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese“… ahimè, cari maschietti, scriba compreso, spesso ce ne dimentichiamo, anche se la vertenza sul caso è ancora in corso. L’amore è punto focale del pensiero del sommo irlandese, ma allo stesso tempo Wilde colse appieno l’eterna contraddizione che traccia il significato dell’altro valore, sopravvalutato, dell’esistenza umana, l’amicizia, per cui “tutti sono buoni a compatire le sofferenze di un amico, ma ci vuole un’anima veramente bella per godere dei suoi successi“. Sacrosanta e pure scomoda verità, caro il mio Oscar, perchè fa vacillare le nostre fragili certezze e trova legittimazione nell’argomentazione sempre attuale per cui “l‘egoismo non consiste nel vivere secondo i propri desideri, ma nel pretendere che gli altri vivano nel modo che noi vogliamo“. Già, molto attule, maledettamente in linea con i nostri tempi e va riconosciuto il merito a Wilde di aver espresso perfettamente il male oscuro di una società che volgeva lo sguardo al futuro, già marcia nelle sue fondamenta.
Il pensiero di Oscar Wilde è affascinante, come negarlo?, atto a generare il dubbio demolendo convenzioni e stereotipi, ed al suo cospetto “vale sempre la pena fare una domanda, ma non sempre vale la pena dare una risposta“: sarebbe oltremodo pericoloso per la sua capacità di giocar di fioretto, sicurezze che credevamo nostre e ritenevamo inattacabili pagherebbero dazio. Sì, perchè “un po’ di sincerità è cosa pericolosa, molta sincerità è assolutamente fatale“, lui non ebbe esitazioni a parlar franco e come ben sappiamo ciò gli è costato caro.
Mi fa sentir mediocre più di quello che già non sono, il buon Oscar, e magari gliene voglio anche quando mi punta l’indice accusatore invocando che “esperienza è il nome che tutti danno ai propri errori“, e pure un po’ ipocrita se è vero che “il dovere è quello che pretendiamo dal prossimo, non è quello che facciamo noi“. Ma in ultima istanza ha l’intuito raffinato nel cogliere il senso dell’esistenza, consigliando che “si può resistere a tutto, tranne che alle tentazioni” e specificando il dramma dell’essere umano: “vivere è la cosa più rara del mondo. Molta gente esiste: ecco tutto“.
La sapeva lunga, il mio vecchio amico Oscar.



