di Francesco Gori
The Iron Lady di Phyllida Lloyd porta sul grande schermo la figura di Margaret Thatcher, raccontandoci la vita dell’ex Primo Ministro del Regno Unito.
Come spesso accade per le biografie, si parte dalla fine: Margaret (Meryl Streep) esordisce nella pellicola con la sua sagoma sofferente di tanti anni e vicende che il suo fisico ha dovuto assorbire; è ormai in una fase debilitante della propria vita ma cerca con la tenace tempra che l’ha sempre contraddistinta di tener duro e non mollare all’inesorabile dazio del tempo, malattia degenerativa compresa. In questa strenue resistenza, si avvale del “fantasma” del fedele marito Denis (Jim Broadbent), scomparso anni prima, ma sempre accanto a lei nella mente, tanto da accompagnarla ossessivamente in ogni gesto quotidiano.
Andando a ritroso negli anni, si scoprono le origini umili di colei che diverrà capo del governo: da giovane lavora nella drogheria di famiglia, a differenza delle amiche che la sbeffeggiano sta lontana dai divertimenti per perseguire i suoi obiettivi, studia e viene ammessa ad Oxford, attratta dal Partito Conservatore si candida al suo interno. Qui conosce Denis, tra loro c’è intesa e ben presto lui le chiede la mano: Margaret dice sì a condizione che lui accetti che non sarà mai una compagna disposta a lavare le tazzine perché “ogni vita deve lasciare un segno” (passo significativo se accostato al precedente momento dell’accettazione della domanda per la prestigiosa università, con sua madre che non si scompone alla notizia e rimane a “rigovernare”). Lo status di moglie di un imprenditore di discreto successo la aiuta nella scalata politica, e qui sta il miracolo della Thatcher che riesce ad entrare in Parlamento nonostante l’essere donna. Tra migliaia di ghette, spiccano i suoi tacchi e le derisioni maschili ne alimentano solamente la voglia di emergere, prima da leader del partito (nel 1975), poi come Primo Ministro (1979). La prima e ad oggi unica donna a ricoprire una tale carica nel Regno Unito.
Saranno undici gli anni in cui la Thatcher guiderà il paese. Numerosi gli avvenimenti e le questioni in ballo che la porteranno più volte agli onori delle cronache o sul banco degli imputati: il tasso di disoccupazione, la guerra delle Isole Falkland, quella fredda affiancata a Ronald Reagan, le rivolte dei minatori, gli attentati dell’IRA. Fino alle dimissioni nel 1990, costretta da una congiura del partito.
Fermezza, determinazione, rigore, con scampoli di dolcezza. Queste le caratteristiche della “Lady di ferro” che si evincono dalla visione del film. Sono le prime a dominare la scena della sua esistenza, solo così si può spiegare l’ascesa politica da parte di una donna in tempi non ancora maturi. Il più delle volte fermezza diventa poi sinonimo di crudezza, come in occasione dello scontro con l’Argentina per la questione Falkland: centinaia le vittime sulla coscienza del Primo Ministro che per rimediare scriverà ad ognuna delle famiglie dei caduti. In campo privato, è invece dolce la storia d’amore col marito che dura nel tempo e resiste agli ostacoli lungo il cammino, soprattutto per l’eccezionale ironia di lui. E qui si vede anche la Thatcher essere umano, bisognosa come tutti di un appoggio sicuro, di una condivisione che le renda meno pesante una vita di responsabilità.
Una storia interessante e un film da vedere. Nonostante la densità degli anni da narrare, la consueta tecnica del flashback non confonde lo spettatore, ma ciò che colpisce in positivo è il taglio dato dalla regista: a differenza di altri film che trattano di figure politiche, come ad esempio il recente J.Edgar, qui i fatti ci sono ma in percentuale minore rispetto ai minuti di narrazione del personaggio in questione, messo sotto la lente di ingrandimento con tutte le sue contraddizioni. I temi forti sono poi alleggeriti con momenti di ironia che sorprendono e ammorbiscono il cuore dello spettatore. Personalità controversa, si può invece discutere sulla differenza tra la Thatcher effettiva e la trasposizione cinematografica, sicuramente addolcita.
Meryl Streep, con la sua fisionomia algida, è perfetta nel ruolo, il trucco per invecchiarla straordinariamente reale, tanto che si fatica a riconoscerla. Sorprendente anche la notevole prova di Jim Broadbent, apparentemente secondario ma in realtà protagonista assoluto delle vicende dell’icona politica al femminile.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




E il figlio che si perde nel deserto della Dakar e che si è beccato 4 anni di galera (non scontati) per un tentativo di colpo di stato in Africa…noi abbiamo “il trota”, gli inglesi Mark Thatcher…