di Iacopo Badini
Prendendo spunto da un commento su facebook – “Ah, quando si tratta di buona musica, non c’è bisogno di capire le parole” -, mi sono chiesto se ci sia un misterioso rapporto fra musica e parole.
Cercando risposte plausibili, appare chiaro da subito che non esistono criteri precisi che regolano questa relazione: ogni artista in generale arriva in modo diverso a costruire una canzone che abbia un risultato comunicativo. Nel tentativo di investigare il più possibile, ed avendo da molti anni cercato di comprendere tale rapporto al fine di migliorare la mia comprensione su tale argomento, per trovare delle soluzioni al quesito, parto dall’individuazione di alcuni stili compositivi utilizzati per la scrittura di canzoni, con esempi di artisti che trovo siano rappresentativi di uno di essi. Visto che spesso per praticità utilizzerò impropriamente la parola musica, per chiarezza con essa intendo una melodia cantata su un’armonia, cioè la somma fra “disegnare”, “ricamare” una melodia, su uno “sfondo” del “tessuto” armonia. Per chi come me ama il karaoke, l’armonia è la base, la melodia quello che ci canti sopra col microfono, quello che esce dovrebbe essere la musica (… dovrebbe, poi quello dipende… soprattutto dalle qualità canore e interpretative).
Ci sono tre categorie di “tipi compositivi”, diversi a seconda del loro modo di regolare il rapporto tra musica e parole, all’interno di un brano di musica popolare di successo. Ho cercato di definire tre tipologie di brani che in maniera diversa riescono a raggiungere un risultato comunicativo.
1) MUSICA “ISTINTIVA”
Ci sono canzoni in cui le parole sono talmente sonore che, pur non creando un significato preciso, funzionano. Nella sola lettura del testo, le parole sono scarsamente intelligibili, però poi, cantate, creano un tutt’uno con la musica. Testi che non dicono un gran che ma, nell’amalgamarsi con la musica, riescono a creare dei significati comprensibili. Se prendiamo ad esempio i testi dei Negramaro, come nel famoso brano intitolato Estate del 2005 e scindiamo testo da musica, non troviamo quasi alcun senso logico nell’organizzazione delle frasi. Il significato, però, in questi casi, arriva con la musica in una sintesi curiosamente decifrabile. Un universo di intenzioni, a cavallo fra sensorialità e personalità dei significati, dove la comunicazione gioca a rincorrersi fino ad arrivare casualmente a congiungersi, trovarsi. Sembrerebbero mancare gli ingredienti, invece il risultato è che la comunicazione emotiva arriva.
2) MUSICA “CANTAUTORIALE” CLASSICA
Ci sono invece cantautori storici della tradizione Italiana come De Andrè o Guccini, dove nell’equilibrio compositivo della canzone, il testo appare preminente. La musica (melodia su armonia) sembra essere ridotta a struttura di sostegno mobile come cartilagine elastica sulla quale costruire il testo della canzone. In questo caso, i testi appaiono quasi come una narrazione, un racconto breve leggibile e comprensibile anche senza il supporto della musica. Canzoni come Bocca di Rosa (F. De Andrè 1967) o Auschwitz (F.Guccini 1964), rappresentano bene tale esempio di testo. In un certo senso possiamo dire che, pur rappresentando sempre esempi di grandi canzoni, sembra che talvolta il rapporto fra le parole e la musica tenda ad allontanarsi, rendendo protagonista principale l’aspetto narrativo del testo. La composizione parte da un’idea musicale iniziale, come nella maggior parte dei casi accade nel processo compositivo della canzone popolare, il testo poco dopo. Ma in questi brani, sembra che il testo tenda poi a staccarsi, liberarsi da tale spunto musicale, per andare a vivere una vita propria. Esistono anche esempi compositivi in cui si parte dal testo, per poi essere musicati solo in un secondo momento. È un sistema meno utilizzato generalmente. Ne è esempio Lucio Dalla nella canzone Piazza Grande (Lucio Dalla, 1972), dove addirittura la musica arriva dopo la scrittura di un testo completo.
3) MUSICA “SPECIALIZZATA”
Ci sono esempi al 50% , tipo Battisti/Mogol, dove la musica ed il testo si alternano prevalendo, in alcuni istanti, l’uno sull’altro anche all’interno della stessa canzone. Lucio Battisti scriveva le musiche condite in qualche punto, da estemporanee parole, che successivamente Giulio Rapetti (in arte Mogol, qui a destra, foto flickr) cestinava o riutilizzava solo come stimolo al testo che sentiva sulla canzone. La velocità di scrittura di Mogol è famosa, riuscendo a scrivere sulle musiche, utilizzando pezzi di carta fortunosi. Ma, nonostante la rapidità, molti di questi brani sono diventati patrimonio musicale. Tale processo dà la sensazione che il testo fosse implicito nella musica, e che il paroliere conoscesse il misterioso rapporto tra significato musicale e parole. In questa forma di scrittura il testo sembra essere talmente coincidente al senso musicale, da rendere difficile immaginare che la costruzione del brano sia divisa in due fasi distinte (la fase musicale di Battisti e quella successiva di scrittura del testo di Mogol). Appare strano anche che due individui così diversi possano trovare una coincidente soluzione di continuità così perfetta all’interno di 3-4 minuti, tipici della forma canzone.
(continua)



interessante questa suddivisione, che illustra efficacemente l’affascinante rapporto che amalgama la musica con il suo testo… un esempio portato all’eccesso del punto 1) “musica istintiva” potrebbe essere quello del ritornello nonsense della canzoncina del trio spagnolo Las Ketchup che imperversò nell’estate del 2002…..”Aserejé, ja deje dejebe tudejebe de
sebiunouva majabi an de bugui an de buididipí”.. tra l’altro era quasi del tutto vocalmente “irripetibile”, ma quanto successo..
E’ vero quello che dice Chendi, anche aserejè può essere un esempio del tipo 1, talvolta ci sono canzoni che non hanno un significato ma che risuonano ed entrano. Io sono per quella cantautoriale classica, dove il testo è fondamentale, ma anche il misto – la categoria 3 – è una giusta via di mezzo.
sono della stessa opinione, i tormentoni, rientrano (generalizzando)nella categoria istintiva.anche se raramente il testo potrebbe prevalere>ovviamente stiamo cercando di semplificare qualcosa che “va in classifica”.
grazie di aver letto ed approfondito la discussione!
ma non esiste la musica SENZA le parole?a me sembra di si ed è più incisiva,penetrante,meno dispersiva,va più nel profondo……
Si secondo me bisogna essere formati all’ascolto anche della musica soltanto, in particolare la musica classica richiede una formazione all’ascolto, che purtroppo non è diffusa,