JACK LONDON, L’ANNIVERSARIO. INTERVISTA A DAVIDE SAPIENZA

di Giovanni Agnoloni

Jack London, l’anniversario. Intervista a Davide Sapienza

Jack London (d Wikipedia)

Jack London (da Wikipedia)

12 gennaio 1876: nasce Jack London, lo scrittore della wilderness, che con i suoi libri ci ha fatto conoscere e amare paesaggi sconfinati e duelli spietati con la Natura, madre o matrigna, a seconda di come l’uomo riesce a integrarsi con essa, rispettandone le leggi e intuendone le energie intime. In arrivo una nuova stagione di edizioni delle sue opere, due delle quali a cura del principale traduttore e conoscitore italiano di London, lo scrittore, traduttore e giornalista Davide Sapienza, che sono lieto di intervistare per Postpopuli.

1. In questo anniversario della nascita di Jack London, celebriamo un autore ancora fondamentale per tutta la letteratura occidentale. Quale il suo contributo più importante all’evoluzione del pensiero e della coscienza dell’uomo contemporaneo?

Non è semplice definire London da questa prospettiva. Io credo che il contributo fondamentale sia stato molteplice: ha saputo come mai in precedenza, negli Stati Uniti, dimostrare che era possibile scrivere per tutti, esprimere idee e concetti articolati e profondi disseminandoli nella narrazione, utilizzare strutture letterarie già esistenti per trasformarle in qualcosa di nuovo (un po’ quel che fece Beethoven nella musica) e di stimolante, spesso eccitante e “incitante” (credo esistano pochi esempi di scrittori che abbiano saputo trasmettere la fiducia verso la grande avventura della vita e della scrittura che lui ebbe la forza di far passare dal suo lavoro).

Fu anche capace di trasformare la sua vita di ogni giorno in un’esperienza che valesse la pena di essere raccontata: questo scardinò l’idea che scrivere fosse dominio solo di una certa classe sociale, e non a caso dopo la sua morte la sua “fortuna critica” è sempre stata alterna e spesso avversa. Fortunatamente, da circa mezzo secolo studi, pubblicazioni e convegni hanno dimostrato ciò che doveva essere chiaro fin da subito; ma spesso l’invidia del successo commerciale aveva impedito a tanti di capire il valore dello scrittore e dell’uomo. Tutto ciò si capisce bene dalla migliore biografia mai scritta su di lui, An American Life, di Earle Labor, uscita nell’ottobre 2013.

Davide Sapienza (da Wikipedia)

Davide Sapienza (da Wikipedia)

2. La nuova edizione di Zanna bianca da te curata per Feltrinelli e in uscita a fine gennaio 2014 presenta significative novità rispetto al passato, nel testo italiano?

Non posso dire io quali sono le novità significative, se non che ci ho messo come sempre tutto me stesso, dedicando lunghi mesi a questo lavoro, con grande cura. Per ovvie ragioni, lo stile della traduzione resta in linea con gli obblighi che un traduttore deve tenere sempre a mente: fedeltà al testo, conoscenza dell’autore, della genesi del libro, del messaggio che l’autore voleva dare (London voleva sempre dire qualcosa di importante, con le sue opere). Ecco perché ho cercato di farne un companion book de Il richiamo della foresta (uscito nel 2011). Il fatto che poi un grande artista come Marco Paolini prediliga le mie traduzioni (a gennaio porterà in giro “Ballata di Uomini e Cani”, dedicato proprio a Jack London, al quale in un certo senso ho “lavorato” anch’io, conversando con Marco e facendogli leggere le mie traduzioni), significa pur qualcosa.

3. Zanna bianca come contraltare de Il richiamo della foresta. Dopo il ritorno alla fonte primordiale del cane “tornato lupo”, assistiamo alla civilizzazione del lupo che diventa “domestico”. Qual è il significato di questa inversione?

Il significato lo spiega lo stesso Jack al suo editore due anni prima di scrivere Zanna Bianca: chiudere un cerchio, mettere accanto a Buck e alla sua vicenda quella di Zanna Bianca con la propria, due percorsi di vita inversi e speculari. Con profonde implicazioni che solo la superficialità di troppa “critica” (semplicemente incapace di relazionarsi veramente al mondo naturale) ha voluto in qualche modo sminuire. Il senso di tutto questo è che nei due romanzi troviamo fondamentalmente tutti i significati della vita. Il che non è esattamente poca cosa…

Foto di Davide Sapienza (da scriviapenelope.wordpress.com)

Foto di Davide Sapienza

4. Nella tua postfazione sottolinei la fondamentale importanza, nella letteratura londoniana, del tema della wilderness, peraltro anche al centro della tua poetica, come scrittore. Perché è un termine intraducibile, e qual è la radice del suo fascino?

La wilderness è qualcosa che cambia. Non è la stessa di cui si iniziò a parlare due o tre secoli fa negli USA. Oggi chiaramente assume un significato diverso, perché diverso è il nostro modo di rapportarci alla natura selvaggia. Io credo che la wilderness sia più una condizione interiore che geografica. Ovviamente molte parti del mondo sono ancora selvagge, soprattutto quelle sotto la superficie terrestre (veri oceani di pietra, di grotte, di profondità inesplorate… lo capì bene Jules Verne nel 1864 con Viaggio al centro della terra), come spiega bene Natalino Russo ne Il respiro delle grotte, appena uscito con Ediciclo. Quella è una wilderness perché lì sei costretto a esplorarTI prima di esplorarE ciò che vuoi “scoprire”.

5. Puoi anticiparci le tue uscite dei prossimi mesi, sempre legate al grande Jack?

Oltre a Zanna Bianca uscirà, con Piano B Edizioni, piccolo editore coraggioso e sperimentatore (parlando di wilderness, è assolutamente fondamentale leggere La semplice verità di Emerson e Thoreau, che hanno pubblicato nel 2012), I diari dell’apocalisse. È un esperimento che ho condiviso con loro, una sorta di “romanzo ipotetico” ottenuto mettendo in sequenza nove racconti apocalittici e fantapolitici, un aspetto che si espresse ai massimi livelli ne Il tallone di ferro. Dovrebbe uscire tra febbraio e marzo. Altro è in cantiere, ma finché non è confermato meglio non dire nulla. Infine, sempre con Feltrinelli, per il 2015 progettiamo insieme un altro grande classico. Voglio qui ricordare che nel giugno 2013 è uscita per Feltrinelli la mia traduzione di Le avventure di Gordon Pym, l’unico (e folle) romanzo di E.A. Poe, che era mio sogno tradurre, letteralmente da decenni.

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