di Francesco Gori
Ricordo con dolorosa lucidità quel maledetto giorno. Un urlo si propagò nell’aria, poi la fulminante notizia: “Marco Simoncelli ha avuto un incidente durante il Gran Premio di Sepang, in Malesia.” Era il 23 ottobre 2011. In Italia una domenica mattina, una maledetta mattina di una maledetta domenica.
Era nato il 20 gennaio 1987 in quel di Cattolica, il Sic, emiliano purosangue. Ci eravamo accorti di lui nel lontano 2004 a Jerez quando, a soli 17 anni, conquistò la sua prima vittoria in 125. Chi segue il motociclismo, capì subito che quel ragazzo dalla faccia pulita e i capelli all’epoca ancora corti non era uno qualsiasi. Passato in 250, fu il 2008 a consacrarlo campione del mondo proprio sulla pista di Sepang, dopo una stagione straordinaria, condita da sei successi alla guida della sua Gilera.
L’ancor giovane Valentino Rossi sembrava già aver trovato il degno erede. La guida battagliera, l’enorme “casco di capelli”, il fisico imponente che si faceva tutt’uno con la carena della sua moto, l’inconfondibile numero 58. Un pilota dalla classe cristallina e dall’enorme sorriso di chi viveva il suo sogno, quello di correre. E Simoncelli correva così forte che, diventato ormai personaggio di richiamo mediatico e pilota vincente, passò in MotoGP nel 2010 col team Gresini. Non senza le ovvie difficoltà di adattamento. Un anno di esperienza, poi la stagione 2011 cominciò con ottimi piazzamenti e due pole position che confermarono il talento assoluto di Marco. Con la sua Honda non ufficiale, a Brno arrivò il primo podio, a Phillip Island il miglior piazzamento di sempre, secondo dietro Casey Stoner. Un’escalation di risultati destinata senza dubbio a elevarsi all’ennesima potenza, prima del brusco scherzo del destino nel Gp della Malesia, appena una settimana dopo.
La vita è strana. È fugace. Capace di regalare grandi gioie e dolori indicibili. Ti porta in alto, a toccare il cielo di un sogno impossibile, poi d’improvviso cancella tutto in un attimo. Marco ne è l’esempio lampante, e come lui sono tanti i grandi campioni dello sport e della vita di tutti i giorni richiamati lassù troppo presto. Troppo presto. Ma ripensando al Sic, il doloroso ricordo si fa consapevolezza di un ragazzo che ha lasciato un segno indelebile negli appassionati di motociclismo, negli sportivi tutti e non solo: non solo velocità, quanto simpatia e semplicità, queste le caratteristiche che lo distinguevano in un paddock troppo spesso serioso, privo di vere personalità e specchio dell’enorme giro di affari tutt’intorno. Quando si parla e si rammenta Marco Simoncelli è impossibile essere tacciati di facile ed eccessiva glorificazione.
Perché il suo viso raggiante e la sua moto n.58 rimarranno per sempre.



