EFEBO DI MOZIA: DAL BRITISH MUSEUM ALLA SICILIA, GIRO DEL MONDO FINITO

di Mariantonietta Sorrentino

È giovane, è un auriga ed è nato 2.500 anni fa. Ora torna in patria, nella Sicilia che l’ha visto scolpire mirabilmente tra il 450 a.C. e il 440 a.C. , studiosi dixit! L’efebo di Mozia, il più celebre al mondo, è tornato dagli Stati Uniti dopo due anni di girovagare per il mondo. Nel giugno del 2012  la statua, tra le opere più pregevoli del nostro patrimonio artistico italiano, era in mostra presso il British Museum di Londra.

Tracciamo un identikit dell’opera.

Il manufatto raffigura una figura maschile panneggiata, con buona probabilità un auriga che si ipotizza sia arrivato nell’isola di Mozia per mano dei Cartaginesi dopo che ebbero saccheggiato Selinunte nel 409 a.C.

La statua di marmo si presenta a grana grossa cristallina con tracce di policromia; in origine doveva raggiungere l’altezza di circa due metri. I tecnici la attribuiscono ad un artista greco con riferimento all’officina dello scultore Pitagora di Reggio e alla plastica selinuntina di stile severo, di probabile committenza punica.

Il Giovane auriga vanta un corpo atletico e appare come un valoroso che sembra, nel gesto, condurre il carro vittorioso. Altre ipotesi spingono, tuttavia, gli studiosi ad interpretazioni alternative: è un sacerdote, una divinità, un magistrato, il tiranno Gelone e, addirittura, Dedalo.

Il manufatto presenta una virilità seducente, le forme perfette, il capo cinto dai decori, lo sguardo penetrante, il manto sui muscoli riprodotti come se avessero vita piena.

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Rinvenuta nel 1979 fra i vigneti di Mozia, nell’isola sullo Stagnone fra Trapani e Marsala, la statua venne trovata nei pressi della zona chiamata “zona K” adiacente al Santuario di Cappiddazzu, in seguito ad una campagna di scavi. L’opera in marmo è rientrata a casa, precisamente nel Museo Whithaker a Mozia in provincia di Marsala.

Una parola sul Museo va spesa.

Alla fine dell’Ottocento l’Isola di Mozia  venne acquistata da Joseph Whitaker erede di un’importante famiglia inglese che, in occasione dei soggiorni estivi, spesso risiedeva a Palermo a Villa Sophia. Chiamato a lavorare presso gli stabilimenti vinicoli di suo zio Benjamin Whitaker, durante la permanenza a Marsala Joseph ebbe l’opportunità di frequentare l’isola di San Pantaleo e di rendersi conto dell’ingente valore archeologico dell’area.

Le isole dello Stagnone emergono per pochi metri sul livello del mare; come per la fenicia Motya sono diventate importanti insediamenti umani oppure sono state trasformate in estese saline, caratterizzando il paesaggio con le tipiche costruzioni dei mulini a vento.

Ma il rientro dell’opera è stato burrascoso, conteso.

Il pregevole reperto recuperato nell’isola acquistata da un magnate come Giuseppe Whitaker ha rischiato di diventare il vessillo di una guerra di campanile. E se da una parte se lo contendeva Marsala e il Baglio Anselmi, ossia laddove sono custoditi i resti di una preziosa nave punica, dall’altra lo reclamava la Fondazione Whitaker composta da tutti coloro che preservano l’eredità del colto collezionista.

Va detto che a Joseph Whitaker, amante dell’archeologia,  si devono tante magnifiche strutture, da Villa Malfitano alla sede della prefettura di Palermo.

L’auriga torna nella sua Mozia dopo essersi mostrato ai visitatori delle Olimpiadi di Londra, agli americani di Cleveland e Los Angeles. Ma vederla ancora in giro per il mondo è diventato improbabile.

La segretaria generale della Fondazione Whitaker si è pronunciata negativamente in tal senso, accusando perdite in seguito alla partenza dell’efebo: ”Abbiamo perduto 200mila euro all’anno. Chi arriva davanti alle barche per venire a vedere il giovinetto, si informa e non parte per l’isola. La Regione pensava di mandare in giro per il mondo questo gioiello per accendere interesse e fare approdare turisti da Londra o dagli Stati Uniti. La verità è che non ne è arrivato nemmeno uno”. E rincalza il governatore Rosario Crocetta relativamente alle opere d’arte in territorio siciliano: ” Debbono diventare elemento di attrazione perché i turisti vengano ad ammirarle in Sicilia. Meglio fermare tante inutili costose e non produttive trasferte”.

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