di Nicolò Venturen – ilcucchiaiononesiste88.wordpress.com
Raccontare la quotidianità, i piccoli successi e le delusioni di persone comuni sono le caratteristiche dei film indipendenti. Piccole storie come quella dell’anziano Woody Grant (Bruce Dern) che, convinto di aver vinto un milione di dollari, vuole a tutti i costi andare a ritirare il premio nel Nebraska. Nel farlo verrà accompagnato dal figlio David (Will Forte) nel più classico dei viaggi come occasione necessaria per entrambi di trovare una sintonia e un’affettività perduta, anche attraverso il non detto.
Il regista Alexander Payne è in grado di descrivere con estrema semplicità – che non è sinonimo di superficialità – la tenerezza e la comprensione del figlio nei confronti dei desideri del padre, di cui tutta la scena finale ne è un emozionante esempio. Tutta l’atmosfera del film e il bianco e nero che rimanda alla vecchiaia e alla malinconia, sembrano essere testimoni e specchio di queste due personalità che riescono ad esprimersi attraverso gesti infinitesimali. Impossibile dimenticare la camminata di Woody, i suoi capelli, la sua dentiera.
Se i pregi si trovano tutti nelle piccole sfumature del racconto, i pochi difetti hanno l’inconveniente di risaltare maggiormente. È troppo schematico il susseguirsi di dialoghi ironici/drammatici con gli affascinanti intermezzi paesaggistici, come è prevedibile l’arrivo dell’inevitabile rivelazione di un passato doloroso. Ma il vero rammarico del film è quello di uscire prepotentemente dai propri binari per ottenere situazioni comiche troppo poco naturali che sembrano tradirne lo spirito. I momenti di esplosione delle emozioni non funzionano quanto quelli di sottrazione.
Penso alla scazzottata fra Ross, il fratello di David, con uno dei cugini tonti o un’uscita poco felice della moglie di Woody al cimitero, troppo grossolana nonostante sia in linea col personaggio.
La corsa in ciabatte di George Clooney in Paradiso amaro era giustificata; il recupero del portafoglio da parte di Paul Giamatti in Sideways era volutamente esagerato ma funzionale. È tutta una questione di equilibri.



