di Nicola Pucci
E’ una storia formidabile, quella che sto per raccontarvi. Porta il nome di Armin Zoeggeler, quarantenne meranese, che con la medaglia di bronzo a Sochi 2014 si iscrive di diritto, caso mai non lo fosse già, nella preziosa enciclopedia dei Giochi Olimpici, specialità slittino.
L’uomo è silenzioso ma tenace, l’atleta è tra i più grandi di sempre in quella disciplina ostica che si fa largo tra tortuosi budelli di ghiaccio. In bacheca ha 10 Coppe del Mondo – con 57 vittorie -, 6 titoli mondiali, 4 europei, e già cinque medaglie olimpiche. Esordì a Lillehammer, 1994, e fu terzo. Scalò sul secondo gradino del podio a Nagano, 1998, per concludere la progressione con l’oro di Salt Lake City, 2002, e Torino, 2006. Il bronzo di Vancouver, 2010, sembrò il suggello di una carriera di successi infinita.
Niente affatto. Sochi 2014 è l’obiettivo di Zoeggeler che si è preparato con scrupolo e dedizione, nessuno mai ha colto medaglie in sei edizioni invernali a cinque cerchi, e la concorrenza è assolutamente difficile da aggredire. C’è il giovane teutonico Felix Loch, 24 anni, oro a Vancouver e dominatore in Coppa del Mondo; l’altro germanico David Moeller, che fu secondo quattro anni fa proprio davanti al nostro; ci sono i due rampanti austriaci Egger e Kindl; c’è soprattutto l’eroe di casa, Albert Demchenko. Ed è un’altra bella storia, quella dell’ancor più longevo quarantaduenne russo, eterno piazzato negli appuntamenti che contano ma mai capace di mettersi una medaglia d’oro al collo.
Ma al Sanki Sliding Center è l’ora di scrivere una bella pagina di sport, Loch ha l’appuntamento con la gloria olimpica e con tre manches da cineteca non spreca l’occasione. Demchenko infiamma i cuori russi con una prima manche al comando e una condotta di gara magistrale ma ancora una volta si accontenta dell’argento, Zoeggeler è splendido terzo dopo quattro prove al millesimo ed entra nella leggenda, respingendo da campione l’attacco da medaglia di Andi Langenhan e Semen Pavlichenko che finiscono alle sue spalle.
Mi sia concesso, oggi più che mai, di scomodare gli dei di Olimpia: fate spazio ad un fenomeno.



