ANNULLAMENTO ELEZIONI REGIONE PIEMONTE 2010: NO AL RICORSO COTA

di Matteo Boldrini

Annullamento elezioni regionali Piemonte 2010: no al ricorso di Cota dal Consiglio di Stato

Sembra essersi avviata ad una conclusione l’interminabile questione delle elezioni regionali piemontesi del 2010. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso presentato da Roberto Cota, attuale presidente di regione, contro la decisione del TAR di qualche settimana fa, che prevedeva l’annullamento delle elezioni.

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Sostanzialmente la questione si può riassumere in questi termini. Il centrodestra guidato dal candidato presidente Cota vince le elezioni  con uno scarto minimo, meno di 10000 voti di differenza  tra lui e la candidata presidente del centrosinistra, Mercedes Bresso. Visto il risicato margine tra i due principali contendenti viene immediatamente chiesto il riconteggio delle schede, ma non è tutto. Viene anche contestata la legittimità delle elezioni stesse in quanto si sarebbero presentate alle elezioni varie liste irregolari tra cui i Verdi Verdi, al Centro con Scanederebech, la Lista Consumatori e i Pensionati per Cota. Viene dunque fatto ricorso al Tar da parte degli avvocati della Bresso e delle altre forze di opposizione. Mentre il ricorso alle prime tre liste si conclude sostanzialmente con un niente di fatto, quello contro la quarta lista va avanti per ben quattro anni e si conclude con la sentenza del Tar dello scorso gennaio. Sostanzialmente il Tar ha deciso che le elezioni sono da annullare in quanto la Lista Pensionati per Cota non avrebbe dovuto partecipare alle elezioni, in quanto colpevole di aver presentato firme false per sottoscrivere la candidatura, e di aver addirittura candidato persone inesistenti. Essendo lo scarto di voti tra Cota e la Bresso di meno di 10000 voti, appare dunque ragionevole che, a seguito dell’eliminazione di una lista a sostegno di Cota che ha preso 20000 voti, le elezioni siano da considerarsi nulle. I legali di Cota hanno presentato ovviamente ricorso al Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza del Tar. La vicenda ha dell’incredibile, soprattutto perché si è conclusa a quasi quattro anni dall’insediamento della giunta Cota, quando ormai si è prossimi alla scadenza naturale del mandato, e con decine di  atti ormai adottati dalla giunta e dal consiglio regionale.

Indipendentemente da come la si pensi sulla questione, cioè se si dia o no ragione al Tar sul merito della vicenda, questa potrebbe essere l’occasione adatta per ripensare totalmente il sistema di presentazione delle liste e delle candidature e quello delle garanzie giurisdizionali seguenti alle elezioni. Sembra abbastanza assurdo che si debba aspettare cinque anni prima di ottenere una decisione importante come questa. Certo in questo caso particolare non vi è una colpa degli organi giurisdizionali, in quanto sulla vicenda, sul Partito Pensionati e sul suo leader, pendevano ben tre processi: uno di tipo amministrativo, riguardo al risultato delle elezioni, uno civile ed uno penale. Ed è stato proprio a seguito della conclusione del processo penale in Cassazione contro Michele Giovine, leader del partito, condannato a due anni ed otto mesi di reclusione, che si è potuto riaprire il processo amministrativo.

Salvo tutte queste attenuanti, sembra ridicolo che si debba andare a far decadere una giunta ormai quasi in scadenza e che i principali organi politici di una regione si blocchino in attesa di una sentenza che non si sa bene quando arriverà. Dovrebbe quindi essere previsto un meccanismo che permette di avere un giudizio certo in tempi brevi, anche perché viene da chiedersi se tutti gli atti e le nomine del consiglio e della giunta siano valide o meno, con tutti i problemi che ne possono conseguire. Il punto principale resta tuttavia quello di una riforma delle modalità di presentazione delle liste alle elezioni.

Tutto il processo risulta estremamente complesso, ma la parte della raccolta delle firme è senza dubbio quella più critica. In teoria la legge prevede che siano raccolte un numero di firme variabili in presenza di un autenticatore, che successivamente verranno controllate da appositi organi. Tuttavia chi ha seguito per caso come si svolge una campagna elettorale ed una raccolta delle firme, sa bene che molto raramente tutto il processo si svolge secondo le disposizioni di legge. Solitamente gli autenticatori, consiglieri comunali, provinciali ecc, non sono presenti al momento della firma ma si limitano ad autenticare in seguito tutte le firme in blocco e ancora più rari sono i controlli preventivi, che per ovvi motivi legati al numero delle liste che si candidano e della quantità di firme presentate, difficilmente riescono ad agire a tappeto, e sono tutt’al più sporadici. Per questo sarebbe meglio rivedere tutto il processo di presentazione delle liste e delle candidature affiancando, ad una modifica della normativa esistente, con la possibilità di presentare magari meno firme, ma reali, nuovi metodi già in uso ina altri paesi europei, come depositi cauzionali ecc.

Tuttavia, come ormai è usanza nel nostro paese, difficilmente si procederà a una riforma delle storture istituzionali del nostro sistema politico e meno che mai si procederà con una riforma organica, limitandosi a semplici correttivi dettati dalle contingenze.

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