RENZI NUOVO PREMIER CON LA MOSSA DEL CAVALLO

di Matteo Boldrini

Renzi nuovo premier con la mossa del cavallo

Dei tanti pregi che si possono trovare allo scenario politico italiano, ce n’è senza dubbio uno che sovrasta tutti gli altri: difficilmente ci si annoia osservandolo. Gli eventi di questi ultimi giorni sono di una portata tale da sorprendere anche il più acuto studioso di politica italiana. Matteo Renzi, il nuovo segretario del Pd eletto con maggioranza bulgara alle ultime primarie, ha ritenuto necessario sostituirsi a Letta come Presidente del Consiglio, al fine di dare maggior rilancio alle riforme.

giornalettismo.com

giornalettismo.com

Dopo aver aperto la crisi di governo ed aver incassato il voto favorevole dell’assemblea del Partito Democratico, Renzi si è quindi proposto come nuovo candidato e senza dubbio sarà lui a ricevere l’incarico dal Quirinale. La cosa, già di per sé di enorme portata, risulta ancora più straordinaria se si pensa che il sindaco di Firenze si era sempre prodigato in numerose rassicurazioni sulla tenuta dell’esecutivo e sulla necessità del centrosinistra di andare al governo vincendo le elezioni. Nessuno quindi, tantomeno quelli che lo hanno sostenuto, avrebbe mai pensato che una cosa del genere potesse succedere.

Nell’immaginario di coloro che lo hanno votato, la sua entrata doveva avvenire in maniera trionfante, dopo elezioni politiche plebiscitarie, con Renzi all’attacco della vecchia classe dirigente del partito rassegnata alla sconfitta. Non è stato così; Renzi, spiazzando tutti, è entrato a Palazzo Chigi con una vecchia manovra di palazzo e per superare lo stallo politico ed istituzionale che bloccava le riforme, in primis quella elettorale, ha fatto la mossa del cavallo. Ma si tratta di una mossa legittima? E perché lo ha fatto? Cosa ha spinto Renzi ad andare contro a ciò che ha espresso fino ad ora e a ricercare la Presidenza del Consiglio?

Che sia una mossa legittima non vi è alcun dubbio. L’incarico viene attribuito dal Presidente della Repubblica ed è sua piena facoltà usare questa discrezionalità come crede per assicurare stabilità ed efficacia al governo. A chi poi sostiene che è il terzo presidente non eletto dagli italiani (Renzi, Letta, Monti), andrebbe ricordato che nessun premier è eletto dal popolo fin dal 1948, dato che l’elezione spetta al Parlamento. Attacchi di questo tipo appaiono quindi strumentali e meramente politici, anche perché portati avanti da persone che mentre oggi attaccano Renzi perché non ha l’investitura popolare, qualche mese fa firmavano appelli sul Fatto Quotidiano per salvare la Costituzione. Quindi a volte bisognerebbe soffermarsi sull’ipocrisia della società civile, prima che su quella dei politici. Rimane da capire quali motivazioni abbiano portato Renzi a fare ciò, motivazioni che possono sembrare oscure e poco comprensibili, non tanto per l’accanimento contro il governo Letta in sé – Renzi ha fin troppi motivi per farlo cadere – ma piuttosto per una sostituzione che ha al centro la sua persona. Escludendo la sfrenata ambizione del sindaco di Firenze, ci sono alcune considerazioni da fare.

L’esecutivo del democratico pisano rappresenta per Renzi un potere indipendente dalla sua leadership molto forte, un potere che più è riportato sotto controllo, meglio è. Inoltre è sul giudizio del governo Letta che il Partito Democratico e il suo segretario saranno premiati o puniti dall’elettorato alle prossime elezioni, quindi meglio cercare di gestire in prima persona l’esecutivo, soprattutto dopo la piega attendista presa dal Governo Letta negli ultimi mesi, il quale non si è fatto notare per riforme particolarmente incisive. Correlata a ciò vi è la possibilità di incidere realmente sulle proposte di legge e di guidare un processo di riforma che ora come ora appare arenato in qualche banco della Camera o del Senato. Incidono poi sulla decisione di Renzi motivazioni di carattere  politico: ad esempio la necessità di dover tenere alta l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su di sé, cosa che difficilmente avrebbe potuto fare da semplice segretario. Anche la questione della ricandidatura a sindaco può aver influito, visto che essa lo avrebbe portato lontano da Roma e dalle  stanze del potere. Complessivamente la voglia di gestire in prima persona il processo di riforma, di superare l’immobilismo di Letta e di mettersi in gioco sono state fondamentali.

Certo si può rimproverare a Renzi una certa dose di “machiavellisimo” e di ipocrisia, tuttavia le stagioni politiche cambiano così rapidamente che difficilmente ci si può permettere il lusso di convinzioni profonde. Va anche però riconosciuta a Renzi una buona dose di coraggio, cosa assai rara a sinistra, perché molti sono i problemi che la sua premiership si porta dietro, e probabilmente sono più i rischi che corre che i benefici. È difficile prevedere come si svilupperà in futuro la cosa, non resta altro che fare “in bocca al lupo” al nuovo Premier Matteo Renzi e sperare che, per il bene suo, del suo partito e dell’intero Paese, questa mossa del cavallo non si trasformi nell’ennesimo salto della quaglia.

One Response

  1. giulio cesare navacci 19/02/2014

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.