di Francesco Gori
John Travolta, una filmografia segnata da Tony Manero e Danny Zuko
Quando si parla di John Travolta, nato ad Englewood il 18 febbraio 1954, una delle prime cose che saltano in mente è “Ah, ah, ah, ah, stayin’ alive, stayin’ alive”, Night Fever dei Bee Gees sullo sfondo della quale si muove sciolto il Tony Manero de La febbre del sabato sera o del successivo Staying Alive.
Il giovane Manero, aspirante ballerino prima e professionista iper-muscoloso poi, è senza dubbio una delle figure che hanno lanciato l’attore statunitense nel firmamento di Hollywood: i suoi capelli cotonati o impreziositi da una fascetta, il suo fisico asciutto o denso di muscoli, i suoi occhi azzurri associati ad un ballo seducente con l’indice rivolto all’insu hanno segnato un’epoca – La febbre del sabato sera è del 1977, Staying Alive del 1983 -, facendo diventare Travolta un idolo per teenager e non solo, meritevole di una nomination all’Oscar.
Un’icona di bellezza e seduzione di quegli anni, segnati anche dalla brillantina di Grease (1978), altro cult musical in cui John interpreta Danny Zuko, in un’accoppiata indimenticabile insieme a Sandy-Olivia Newton-John. Stavolta il capello è impomatato ma l’indubbio talento lo stesso, accompagnato ad un personaggio ironico sulla falsariga di Tony, che lo conferma star in piena ascesa.
A fine anni Ottanta è nella parte del tassista James, papà acquisito del piccolo Micky – bambino capace già di pensare e riflettere – in Senti chi parla, che segna ancora il suo percorso artistico, dopo una fase difficile in cui Hollywood sembra dimenticarlo.
Negli anni Novanta è invece indimenticabile il codino di Vincent Vega nel cult di Quentin Tarantino Pulp Fiction, in cui gira una scena storica di ballo con Uma Thurman, sulle note di You Never Can Tell di Chuck Berry.
Vincent Vega in Pulp Fiction – morethings.com
Una filmografia costellata da tante altre prove, tra le quali ricordiamo Blow Out, Michael, Face/Off – Due facce di un assasino, I colori della vittoria, La sottile linea rossa, Hairspray – Grasso è bello, Svalvolati on the road, Le belve. Ma è nelle interpretazioni citate in precedenza che John Travolta ha dato il meglio di sé, rimanendo per questo e per troppo tempo associato – come spesso accade per ruoli di grande successo – a Tony Manero o Danny Zuko, come dimostrato negli anni successivi a questi consensi, i più bui dal punto di vista cinematografico.
Una vita che ha oltrepassato i 60 anni, segnata anche da zone d’ombra, come quella legata alla morte del figlio 16enne nel 1989 o quella sulla sua eccessiva devozione alla chiesa di Scientology.
Non ce ne voglia John Travolta con la sua notevole capacità camaleontica, ma per i cinefili sarà sempre Tony Manero o Danny Zuko.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



