SINDROME BIPOLARE E CREATIVITÀ – Parte II

di Paola Capitani

(continua)

Da Psicolinea.it

Comunicare e ascoltare: due termini non percepiti nel loro assunto e di cui si comprende poco il significato. Comunicare vuol dire anche ascoltare, comprendere, rispondere… tacere e riflettere per rispondere in modo consapevole e attento, senza turbare le suscettibilità altrui, per offrire soluzioni e aiuti, diversi in base al problema, al momento, alla persona. Significa volere il bene dell’altro anche se non lo condividiamo o non lo comprendiamo, non vuol dire “possedere” e “dominare” l’altro e relegarlo in uno spazio sempre più asfittico e doloroso. Gibran (poeta libanese) ci aiuta a comprendere bene il significato della coppia che è formata da due, ma da due diversi che devono interagire con le differenti particolarità. È il rispetto dell’altro, di cui ormai, in questa società cialtrona e superficiale, non si comprende il significato.

Ironia e ottimismo sono da aggiungere alla ricetta che, con la percezione dell’altro e un pizzico di altruismo, possono dare un risultato soddisfacente. Si potrebbe dire che, per trovare soluzioni alle patologie della “mente” occorrono: Ascolto, Attenzione, Comprensione, Comunicazione, Fiducia, Generosità, Ironia, Ottimismo, Pazienza, Rispetto, Tolleranza.

La mancanza di giudizio negativo: qualsiasi atteggiamento e comportamento va capito, e interpretato e non è equiparabile a nessun altro caso, in quanto frutto di quella persona, di quella storia, di quel contesto, di quel periodo, di quella situazione. Un neurologo mi ha recentemente detto che purtroppo spesso il medico cura la patologia e non il paziente, e che le medicine sono utili, ma sono solo stampelle… occorre ben altro.

La depressione ha dei contatti con l’autismo, di cui molti non conoscono le caratteristiche e le particolarità. Si tratta di un “disturbo di comportamento” che, come la depressione, comporta reazioni simili che aiutano a comprendere le due patologie, e soprattutto utili per chi è a contatto con persone affette da autismo o da depressione. Per chi soffre di depressione il mondo è più cupo e più opaco. Non si tratta solo di una percezione interiore o di una sensazione, ma di un sintomo dovuto a una ridotta attività dei neuroni visivi, che compromette la capacità di distinguere i contrasti, cioè di apprezzare i colori pieni. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Biological Psychiatry dei ricercatori dell’Università di Friburgo (…) Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero essere spiegati dal fatto che il neurotrasmettitore responsabile del passaggio degli impulsi visivi sia coinvolto anche nel controllo delle emozioni. In futuro, se i risultati saranno confermati, questo test potrebbe essere preso in considerazione per la diagnosi clinica della depressione (da Galileo, Giornale di Scienza, 2009).

Un “buio oltre la siepe” dove non auguro a nessuno di trovarsi, ma utile da conoscere per reagire con coraggio e determinazione e non lasciarsi sorprendere; per non soccombere facendo soltanto ricorso a medicine e tranquillanti. Tutte le terapie sono giuste, se corrette per “quel paziente” e per “quel momento”: il medico adatto, in grado di ascoltare con empatia e competenza senza ricorrere a “ricette in copia conforme”.

L’arte è un sostegno basilare per superare momenti di crisi e turbamento: la musica, la poesia, la pittura, la danza, il teatro, il cinema, la fotografia, espressioni delle emozioni e delle percezioni che aiutano ad ascoltare l’animo e la sua sofferenza, e soprattutto a trovare nel bello e nella creatività la panacea alla sofferenza, il ritmo per procedere più speditamente verso lidi di serenità e benessere. Il ritmo di una musica classica, l’armonia di una nota e di un contrappunto, le emozioni che muovono sinfonie e moduli canori sono un’immediato rimedio per crisi e turbamenti, ansie e angosce. Un panorama, un colore, un’immagine riescono a curare angoli bui e scorci drammatici.

La “sindrome di Stendhal” è stata trattata da Graziella Magherini (psichiatra e psicoanalista, presidente di International Association for Art and Psychology) che, nel suo libro Mi sono innamorato di una statua (Nicomp, 2007), ha affermato: nella visione, nell’incontro con l’opera d’arte si attivano parti profonde della nostra personalità: l’inconscio freudiano, il ‘rimosso’, esperienze un tempo vissute, poi dimenticate; ma si attivano anche esperienze emozionali più primitive, arcaiche, mai riconosciute dall’Io cosciente. Come dire che l’arte riesce a farci sentire ciò che non abbiamo mai espresso, mai saputo.”

Come dice Freud, i poeti […] sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve essere presa in attenta considerazione, giacché essi sono soliti sapere una quantità di cose fra cielo e terra che la nostra filosofia neppure sospetta. Particolarmente nelle conoscenze dello spirito, essi sorpassano di gran lunga noi comuni mortali, poiché attingono a fonti che non sono state ancora aperte alla scienza”.

La poesia aiuta a superare baratri e angosce e riporta in superficie lontane sensazioni e reconditi messaggi, e concede una pace e una serenità molto simile a quella che si percepisce in un brano musicale ricco di nostalgie e di ritmi melodici.

Ma, dopo il tunnel, fortunatamente si torna a “riveder lo cielo” e sembra impossibile risuscitare… riprovare emozioni, piaceri, voglia di vivere. E si parte in giostra, più veloci della luce: ma anche questa, che pure è una fase entusiasmante e avvincente, andrebbe dosata opportunamente, per non bruciare i vantaggi della guarigione. Facile a dirsi ma meno a praticarlo: ma intanto si osservano le reazioni altrui e soprattutto le proprie, cercando di far tesoro di errori passati e di riflessioni positive e costruttive.

Paola Capitani è consulente per sistemi informativi, e dal 2000 coordina il Gruppo web semantico. Collabora con l’International Association for Art and Psychology ed è autrice di poesie di viaggio e di articoli e saggi pubblicati da Franco Angeli e Garamond. 

One Response

  1. CLAUDIA 14/02/2012

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