TANGENTOPOLI, IL 17 FEBBRAIO 1992 UNA LEZIONE INUTILE

di Emiliano Morozzi

“Tutto deve cambiare perché tutto rimanga come prima”: la tanto abusata frase del romanzo Il Gattopardo sembra racchiudere in poche righe il senso di Tangentopoli,  che ebbe inizio esattamente vent’anni fa, il 17 Febbraio 1992.

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L’imprenditore monzese Luca Magni, titolare di una ditta di pulizie, si presenta alla porta dell’ingegner Mario Chiesa, esponente di spicco del Partito Socialista milanese e presidente del Pio Albergo Trivulzio, con in mano la “mazzetta” da pagare per avere ottenuto l’appalto all’interno dell’ospizio. Con lui si presentano anche i finanzieri che, colto Chiesa in flagrante, lo arrestano: il probabile futuro sindaco di Milano, finisce così in manette, un duro colpo per il Psi, nella sua roccaforte, in quella città dove lo stesso segretario Craxi ha costruito le sue fortune. Incalzato dalla stampa, quest’ultimo getta acqua sul fuoco: quello di Chiesa è il gesto di un “mariuolo isolato”, e dal comportamento sbagliato di un suo membro non si può mettere sotto accusa tutto un partito.

Sentendosi tradito, Mario Chiesa, inizialmente restio, comincia a collaborare con la giustizia e rivela che a Milano la tangente è stata eretta dal partito a sistema, secondo lo schema del do ut des: io come amministrazione pubblica ti favorisco negli appalti, ma in cambio voglio una controparte in denaro. Un meccanismo che fino a quel momento ha funzionato alla perfezione, ma che crolla miseramente quando, di fronte alla minaccia di un’indagine, i pesci più grossi abbandonano i personaggi di secondo piano, che cominciano a confessare.

Messo alle strette dalle accuse sempre più incalzanti e dagli avvisi di garanzia che cominciano a piovere sulla sua testa, Bettino Craxi (qui a destra, foto wikimedia.org) tenta una strenua difesa prima cercando di minimizzare la cosa perché “così fan tutti”, poi provando a spiegare che quei soldi erano soltanto un modo per finanziare i partiti, altrimenti incapaci di sostenere le spese quotidiane.

Quando viene dimostrato che i soldi Craxi li usa anche per metterseli in tasca, la società civile, già profondamente indignata, si ribella in maniera anche feroce e violenta: sui banchi di Montecitorio i deputati e senatori di Alleanza Nazionale e della Lega inneggiano alla forca, e dall’altra parte la sinistra accoglie l’uscita di scena di Craxi con lanci di uova e monetine, sventolando banconote al grido di “Craxi, vuoi rubare anche queste?”. La tangente eretta a sistema di finanziamento illecito crolla sotto i colpi dell’impianto giudiziario e viene sepolta dall’indignazione della società civile, e con essa vengono travolti dall’ondata moralizzatrice gli esponenti della Prima Repubblica che l’avevano praticata con assiduità.

Sembra che tutto sia destinato a cambiare, e invece tutto torna come prima: passano appena due anni e diventa Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, uno che a Milano si è arricchito proprio grazie all’appoggio dei sindaci socialisti, e che ha potuto costruire un impero televisivo con la compiacenza di Craxi. Con lui vanno al governo sia la Lega che Alleanza Nazionale, pronti ieri a inneggiare alle forche e il giorno dopo ad andare a braccetto con l’amico (Berlusconi) del nemico (Craxi). Lo stesso Partito Comunista, trasformatosi in Pds, viene lambito dai flutti dell’inchiesta “Mani Pulite”, e con il passare degli anni la gestione di alcune amministrazioni storicamente di sinistra sembra sempre più simile a quella degli odiati socialisti: pesanti ombre sui partiti della sinistra hanno gettato in ordine di tempo la vicenda Consorte, l’ignobile uso della propria carica fatto dall’ex sindaco di Bologna Delbono e l’arresto dell’ex sindaco di Gubbio, dell’area di “Rifondazione”.

Travolti dall’inchiesta “Mani Pulite”, i partiti della Prima Repubblica hanno trovato il modo di rigenerarsi nella seconda, secondo la regola tutta italiana del trasformismo: si cambiano le sigle, si cambiano alcune facce e soprattutto si cambiano i meccanismi di finanziamento dei partiti, ma si lascia intatta l’idea di fondo, quella di utilizzare la cosa pubblica come strumento per perseguire interessi personali.

Così il finanziamento pubblico dei partiti, cancellato a furor di popolo dal referendum, è rientrato dalla finestra sotto forma di rimborsi elettorali, a tutti i livelli, dal Parlamento fino al Comune, e la tangente si è evoluta nella forma della “consulenza”: una prestazione all’apparenza legale, ma che permette a certi politici (sia “vecchi”, sia “nuovi”) di poter elargire a determinate persone favori e soldi pubblici in cambio di sponsorizzazioni politiche o di versamenti in denaro presso le “fondazioni”, seguendo il modello americano. Così, anche le facce nuove continuano ad adoperare gli strumenti della politica del tempo che fu e la tangente, in forme nuove e legali, continua ad essere il mezzo che permette a molti partiti di continuare a lucrare per il proprio interesse alle spalle dei cittadini italiani.

6 Comments

  1. sandro 17/02/2012
  2. Cosimo 17/02/2012
  3. Giovanni Agnoloni 17/02/2012
  4. Nicola Pucci 18/02/2012
  5. sandro 22/02/2012
  6. Nicola Pucci 22/02/2012

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