di Ferdinando Cocciolo
Le pagelle del Giro d’Italia 2014. Nairo Quintana il dominatore in salita, la grande speranza del ciclismo italiano Fabio Aru, il “cagnaccio” Cadel Evans che non si arrende mai, il regolarista Rigoberto Uran, lo scatto d’orgoglio (ma grande delusione) di Ivan Basso, le due tappe dello scattista Diego Ulissi
Nairo Quintana e Fabio Aru – direttaciclismo.it
È stato il Giro d’Italia 2014 delle conferme, dei “colpi di scena”, delle sorprese, delle polemiche, delle delusioni. Ma è stata, per l’ennesima volta, la corsa Rosa degli italiani, di quei tifosi e appassionati che non hanno fatto mancare il loro calore, il loro entusiasmo. PostPopuli, puntualmente, ha seguito le sorti dell’edizione n.97 di un Giro d’Italia che, soggettivamente, può essere piaciuto o meno, ma rimane sempre uno degli appuntamenti sportivi più attesi.
Ecco le nostre pagelle, voti positivi e negativi, e non si offenda nessuno…
NAIRO QUINTANA: VOTO 9,5. Non diamo il massimo dei voti al corridore che da quasi tutti gli addetti ai lavori era considerato il favorito, solo perché, ad esempio, non ha fatto il colpaccio sullo Zoncolan. Per il resto, è stato il più continuo, il più forte in montagna, dopo i primi giorni del Giro in cui ha un po’ sofferto per una caduta e piccoli problemi di catarro e mal di gola. Ma, inevitabilmente, il destino ha atteso il “vero dominatore”, il predestinato, il primo colombiano a centrare il Giro d’Italia. Si potrebbe ben dire che ha fatto “sfogare” prima Cadel Evans e Rigoberto Uran per poi prendere la maglia rosa, alla grande, sul traguardo in salita di Val Martello. Sì, la tappa delle polemiche, delle accuse (dal nostro punto di vista ingiustificate) ad un corridore che ha soprattutto fatto il proprio dovere (essendo il più forte del gruppo) e suscitato diverse simpatie nell’ambiente della Corsa Rosa. Un trionfo consolidato nella cronoscalata del Grappa, atteso ed inevitabile.
FABIO ARU: VOTO 9. Un terzo posto in classifica generale (a 4 minuti da Quintana) molto probabilmente inaspettato, ma “super meritato”, a dimostrazione della qualità, della classe e caparbietà di un corridore che rappresenta, ora più che mai, la “grande speranza” del ciclismo italiano e il futuro (insieme al compagno nell’Astana Vincenzo Nibali) nelle grandi gare a tappe. L’attacco nella tappa con arrivo ad Oropa è stato il primo concreto segnale di un Giro che avrebbe regalato molte soddisfazioni al corridore sardo. Lo straripante trionfo a Montecampione e il secondo posto dietro Nairo Quintana nella cronoscalata sono l’ulteriore conferma di un nuovo percorso che, perché no, potrebbe anche portare l’alfiere dell’Astana a cimentarsi, prima o poi, sulle strade del Tour de France. Intanto, corrono delle voci di mercato, che vorrebbero Fabio Aru corteggiato da squadroni come SKY e BMC.
RIGOBERTO URAN: VOTO 8. È stato un fiero rivale del campione colombiano, colui che, ad un certo punto, è stato anche considerato il vero favorito della corsa Rosa, vedendo la sua forza e sicurezza. Aveva illuso la vittoria nella cronometro di Barolo ( in cui ha conquistato la maglia rosa), ma poi le differenze di prestazione tra lui e Quintana sulle grandi salite hanno fatto pendere la bilancia in favore del leader della Movistar. È stato reclutato dall’Omega (a proposito, encomiabile il lavoro svolto per il compagno dall’eternoAlessandro Petacchi, a cui andrebbe un bel 10 per l’amore ancora espresso per la professione) per far classifica, e le attese non sono state deluse. Il secondo posto in classifica generale (a 2 minuti e 58) conferma quello ottenuto l’anno scorso e che i vari Quintana, Nibali, Froome, Contador dovranno fare i conti con lui nelle corse a tappe.
CADEL EVANS: VOTO 6. Probabilmente, la maglia rosa conquistata a Montecopiolo e conservata per quattro tappe aveva illuso i suoi tifosi, ma alla fine, inevitabilmente, hanno prevalso l’età (37 anni) e le grandi salite indigeste, di fronte alla netta superiorità di Quintana, Uran e Fabio Aru. Ma lui è chiamato “Il cagnaccio”, colui che anche nei momenti più difficili non muore mai, reagisce, vuole dare sempre qualcosa a quei tifosi che continuano ad amarlo. Il verdetto del Giro parla, nella sostanza, di un ottavo posto finale (a 11 minuti e 51) senza infamia e senza lode. Il “canto del cigno” ? Ancora non ci crediamo…
DOMENICO POZZOVIVO: VOTO 7.5. Per la prima volta entra nei primi 5 della classifica generale, traguardo naturale per chi, da diverso tempo, sta dimostrando di essere uno dei nostri migliori scalatori, magari non un potenziale vincitore in un grande Giro, ma regolarista. Ha avuto un calo nella parte finale del Giro, ma tutto prevedibile, a fronte di una partenza lanciata con una grandissima Liegi Bastogne Liegi.
PIERRE ROLLAND: VOTO 8. Il quarto posto finale (a 5 minuti e 46 da Quintana), per un corridore parecchio sottovalutato anche a livello mediatico, equivale ad un podio. È sempre stato all’attacco, la tipologia di corridore che tanto piace alla gente, che vuole sempre vedere spettacolo, sofferenza e grinta. Di lui sentiremo ancora parlare.
DIEGO ULISSI: VOTO 9. Anche se non si tratta di un corridore da classifica, non possiamo non parlare del corridore che in questo Giro ha dato le uniche soddisfazioni alla Lampre di Saronni. Un bel bottino di due tappe vinte (dopo la parte di stagione delle grandi classiche abbastanza deludente) è ideale viatico verso un prosieguo di stagione che, chissà, potrebbe anche vederlo come capitano della Nazionale azzurra nel prossimo Mondiale spagnolo.
IVAN BASSO: VOTO 5. Se non fosse per lo “scatto di orgoglio evidenziato” nella tappa di Panarotta (settimo al traguardo, dopo una lunga fuga con altri compagni di avventura), staremmo qui a parlare di una piena insufficienza. Le speranze ed attese (sue e dei suoi innumerevoli e commoventi tifosi) erano ben altre. Due maglie rosa (2006 e 2010) inducono ad avere sempre pensieri positivi, ma alla fine le gambe di Ivan erano inferiori ai quattordici atleti che l’hanno, amaramente, preceduto in classifica. Va parecchio elogiato il grande e serio professionista (che in pianura e nelle tappe per velocisti ha anche lavorato per Elia Viviani) ed amante del proprio sport. Ma, tranquilli, Ivan non “tirerà i remi in barca”, è un tipo che non si arrende e cercherà in tutti i modi soprattutto alla Vuelta di Spagna) di regalare qualche soddisfazione ai suoi tifosi. La Saxo Tinkoff sembrerebbe proprio ad un passo, in coppia con Alberto Contador.
FRANCO PELLIZZOTTI: VOTO 6,5. Questo qui è un altro che non molla mai, anche se non è più l’uomo di classifica che ad esempio arrivò terzo nel Giro 2009 vinto da Denis Menchov (piazzamento in seguito revocato, a causa della nota squalifica). Terzo italiano (a 36 anni) in classifica, ha praticamente corso in maniera intelligente, aspettando con convinzione quella terza settimana che gli avrebbe regalato qualche soddisfazione. Ha fatto parte (con Basso) della fuga di Panarotta, e sfiorato il colpo sul mitico Zoncolan.
DAMIANO CUNEGO: VOTO 4. Praticamente “non pervenuto”, non rintracciabile in qualche ordine d’arrivo che avrebbe permesso di parlare di lui, e non solo per le statistiche. Le ottime prestazioni di inizio stagione nel Giro dei Paesi Baschi e una discreta Liegi avevano evidentemente illuso chi ancora crede nel vincitore del Giro d’Italia 2004, ma la realtà è ben diversa. Forse, che gli convenga cambiare aria?
RYDER HESJEDAL: VOTO 5,5. Il vincitore dell’edizione Rosa 2012 si è praticamente spento nelle ultime tre, vere salite del Giro, a Panarotta, sul Grappa e sullo Zoncolan. Un posto nei primi cinque era alla sua portata, ma gli manca la continuità.



