di Nicolò Venturen – ilcucchiaiononesiste88.wordpress.com
The amazing Spider-man 2 – Il potere di Electro: la recensione
Peter e Gwen funzionano a meraviglia. Si percepisce la loro alchimia e non è un mistero che il tema portante di questo nuovo inizio di saga sia la loro relazione.
È lodevole che in un prodotto del genere venga concesso molto spazio alla componente romantica e che tutto ruoti attorno ad una scena chiave finale. Anche il personaggio di Peter è maturato ed ha acquisito, parallelamente al film, una sua identità. Il problema è che non tutto scorre con la stessa fluidità.
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Webb non ha la stessa personalità di Raimi e pur con alcuni ottimi momenti, come alcune scelte musicali ispirate – caratteristica presente anche in 500 giorni insieme – o la finezza della ragnatela a forma di mano nella scena più emozionante del film, la storia sembra essere vista da una prospettiva ristretta che non sfrutta al massimo le sue potenzialità. Tutto quello che è al di fuori della loro relazione, la storia dei genitori o il tema ricorrente del tempo – espresso in modo fin troppo evidente – appare banale e poco interessante.
L’ormai lunga storia dei cinefumetti ha dimostrato che la caratterizzazione dei villain è importante quanto quella dei protagonisti. Se la scelta di utilizzare Paul Giamatti in chiave comica solamente per aprire e chiudere il film è un azzardo che inaspettatamente funziona, lo stesso non si può dire del lavoro fatto su Electro. La sua resa visiva è strabiliante ma come per Lizard nel precedente capitolo, la psicologia e le motivazioni che lo spingono nelle sue azioni sono avvicinabili ai capricci di un bambino e servono più che altro per dare vita a bellissime e fracassone scene d’azione.
Il Joker e il Pinguino Burtoniani erano perfetti nella loro stramberia pop o, senza andare lontani, come dimenticare la compassione che si provava per il Doc Ock di Spider-man 2.
I pochi momenti che Peter condivide con Harry Osborn riescono a presentare un personaggio così importante e a farci credere nella loro amicizia in così poco tempo. Ma di nuovo la scelta perfetta dell’attore e il design del mostro che è destinato a diventare non bastano a giustificare la sua violenza e follia vendicatrice verso quello che fino a poco prima era il suo migliore amico.
Nonostante il tocco leggero e spensierato che è in grado di farci sorvolare sulla prevedibilità e l’ingenuità che lo animano rimane un’operazione dal sapore ancora troppo aspro per piacere veramente.



