IL REGNO DI FERDINANDO III ASBURGO LORENA

Siamo alla trentunesima puntata della serie di articoli di Luca Moreno sulla storia di Firenze. Le immagini sono numerate in continuità con quelle del trentesimo articolo.

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Il regno di Ferdinando III Asburgo Lorena

di Luca Moreno

FERDINANDO III ASBURGO LORENA90

Figura 90: Ferdinando III di Asburgo-Lorena (da Wikipedia)

Ferdinando III (1769-1824) (figura 90) succede quindi a Leopoldo nel 1790. Nello stesso anno il giovane Granduca si era sposato con Maria Luisa di Borbone Napoli, figlia di Ferdinando IV, Re di Napoli; ma sarà un matrimonio di breve durata, perché Luisa morirà nel 1802. La regale coppia arriva a Firenze l’8 di aprile del 1791, accolta dai consueti festeggiamenti, anche se tutto avviene un po’ in sordina, perché i tempi sono alquanto agitati, per via delle divisioni provocate dalla Rivoluzione Francese.

Consiglieri del nuovo principe sono il Marchese Federico Manfredini, con il ruolo di Capo del Governo, Vittorio Fossombroni (figura 91) e Neri Corsini, due nomi, questi ultimi, noti all’amministrazione lorenese, che molto opportunamente consiglieranno Ferdinando III di rimanere neutrale. Uno Stato piccolo e quindi sostanzialmente indifendibile avrebbe potuto salvarsi non schierandosi a favore di nessuno dei contendenti; ma restare indifferenti alla Rivoluzione è davvero difficile, soprattutto quando Ferdinando, nonostante abbia messo a disposizione della flotta inglese i porti della Toscana, insiste nel rifiutarsi di far parte delle forze militari antifrancesi. Come può un Asburgo – si diceva – non dare il suo contributo alla lotta contro gli odiati francesi? Ma il Granduca insiste nel sostenere che per il suo Stato l’essere neutrale rappresenta l’unica ancora di salvezza, anche in virtù del fatto che l’esercito toscano non esiste, poiché sono i soldati austriaci a rappresentare il braccio armato dei Lorena. Anzi, Ferdinando non dispone nemmeno di un Corpo adeguato a reprimere eventuali sommosse interne, figuriamoci a sostenere una guerra esterna. Inoltre il Granduca è consapevole che, nel confronto con la Francia, le grandi potenze si preoccuperebbero assai poco di difendere la Toscana, visto che essa non detiene certo un ruolo primario sulla scena europea.

Figura 91: Vittorio Fossombroni (da Wikipedia)

Figura 91: Vittorio Fossombroni (da Wikipedia)

Ciò che più preoccupava di questa neutralità toscana era che il Porto di Livorno (figura 92) – uno dei più importanti del Tirreno – si sarebbe offerto a un facile sbarco delle truppe francesi; né sarebbe stata sufficiente a impedirlo la sorveglianza delle navi inglesi, che erano al largo. Già erano giunte proteste da parte francese, perché Ferdinando aveva dato asilo nel Porto suddetto a qualche nave inglese e spagnola; a queste rimostranze il Granduca reagisce in modo forse troppo istintivo, e decide di aprire relazioni diplomatiche con Parigi che hanno come esito critiche severe da Vienna, che diventano severissime dopo il 1793, quando Luigi XVI sale sulla ghigliottina. A quel punto Ferdinando non riesce più a reggere alle pressioni internazionali che lo condizionano da ambo le parti e tenta la carta dell’accordo: in cambio di opportune garanzie, vale a dire protezione sulla terraferma, con l’invio da Vienna di un forte contingente di truppe austriache e pattugliamento di navi inglesi e spagnole lungo le coste e nei porti, si dichiara disposto a difendere la causa dei nemici della Rivoluzione.

Gli aiuti arrivano e la flotta inglese entra nel Porto di Livorno – è ancora il 1793 – determinando così la fine della neutralità toscana. A questo evento segue l’attacco nel sud della Francia da parte degli eserciti antifrancesi, che ha come obiettivo principale l’occupazione del Porto di Tolone; l’azione militare riesce, ma passano pochi mesi – dicembre 1793 – che Tolone torna in mano francese. Protagonista di questa rivincita è un giovane ufficiale: Napoleone Bonaparte. L’entrata in scena di questa figura spariglia tutti i piani dei vecchi monarchi europei. Napoleone arriva in Italia nel 1796 a capo di un esercito che non incontra ostacoli. A Bologna riceve una delegazione inviatagli dal Granduca Ferdinando, che lo invita a non far marciare le sue truppe in territorio toscano; ma questa richiesta non sembra coincidere con la volontà del Bonaparte. Il 27 giugno 1796 Livorno vede entrare le truppe francesi; iniziano giorni difficili, con la flotta inglese che blocca l’accesso e l’uscita del Porto, anche se ciò non impedisce a Napoleone di “visitare” Firenze il 30 giugno 1796. Il Granduca Ferdinando lo riceve con tutti gli onori, offrendogli un pranzo che Napoleone trova di suo gradimento; così come trova, purtroppo, di suo gradimento gli Uffizi, mostrandosi molto interessato alle opere che vi erano accolte. Come è noto, infatti, Napoleone aveva l’abitudine di rubare le opere d’arte di proprietà dei popoli che soggiogava con la forza. È l’inizio di un saccheggio che durerà per anni. Attraverso queste spoliazioni, in Francia si formarono intere collezioni pubbliche e private. Già nel 1799, quando Ferdinando III sarà costretto a lasciare Palazzo Pitti, i francesi si saranno ormai impadroniti di 63 quadri di inestimabile valore, patrimonio che verrà restituito, ma solo in parte, nel 1815, quando ormai, a Sant’Elena Napoleone sarà al termine della sua parabola politica ed esistenziale.

Figura 92: il Porto di Livorno in un’immagine precedente alla sua ristrutturazione (da Wikipedia)

Figura 92: il Porto di Livorno in un’immagine precedente alla sua ristrutturazione (da Wikipedia)

Nel 1798 le truppe francesi occupano Lucca, preparandosi da lì a marciare su Firenze, mentre inutili sono le richieste di aiuto che Ferdinando indirizza a Vienna. Il 17 marzo 1799 il Granduca Ferdinando viene avvertito che il suo Stato sarà occupato: insomma, Napoleone gli chiede con le buone di togliersi dai piedi. Ferdinando ordina la carrozza come per andare in una delle sue abituali visite, e sale anche la moglie con i tre figli. Così, part per l’esilio dorato della Corte viennese. Prima di allontanarsi, il Granduca lorenese fa affiggere per Firenze un manifesto in cui raccomanda ai sudditi di non opporre resistenza alle truppe francesi, e quindi di accettare di buon grado i nuovi padroni. Insomma, Napoleone il 27 marzo 1799, giorno di Pasqua, riceve lo Stato toscano su un piatto d’argento.

I fiorentini manifestarono atteggiamenti non univoci, conseguenza dell’antagonismo in Europa tra coloro che odiavano con tutte le loro forze questo malnato usurpatore e chi invece adorava Napoleone, perché vedeva in lui la fine del vecchio ordine europeo e il simbolo delle nuove libertà. Non mancarono comunque rivolte, come quella che ebbe luogo ad Arezzo il 6 maggio del 1799, causata dal tentativo dei francesi di ottenere dal clero i denari necessari per le loro imprese militari. All’improvviso parve che la situazione mutasse completamente: infatti, le forze francesi, in seguito alla sconfitta del giugno del 1799 nella battaglia della Trebbia, avevano perduto tutti i territori italiani occupati, eccetto Genova. La Toscana sembrava quindi tornare ai Lorena, ma Ferdinando, prevedendo che si trattasse di una speranza ingannevole, si guardò bene dal muoversi dal suo sicuro rifugio austriaco. Infatti, il 10 novembre 1799 Napoleone riuscì, attribuendosi il titolo di “Primo Console”, ad ottenere quel potere che, anche se non ufficialmente, lo rendeva padrone assoluto della situazione.

Nel frattempo in Toscana, approfittando della momentanea défaillance francese, si era scatenata una feroce reazione nei confronti di chi si fosse dichiarato giacobino o avesse mostrato simpatia per le dottrine rivoluzionarie; 30.000 furono gli arresti e più di 20.000 le condanne. Il Senato che, in assenza del Granduca, reggeva lo Stato, chiese che Ferdinando tornasse – richiesta davvero triste, poiché nemmeno in questa occasione di vuoto istituzionale si fece il tentativo di scrollarsi di dosso il dominio austriaco – e invocò, per garantirsi da eventuali nuovi attacchi dei francesi, l’intervento di truppe da Vienna. In un clima del genere si ebbero episodi di vendette personali sia dall’una che dall’altra parte, con accuse che spesso niente avevano a che vedere con la politica. Si trattò comunque di un breve intervallo, perché già nell’ottobre del 1800 i francesi rientrarono in Toscana per rimanervi per più di 13 anni.

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