di Mariantonietta Sorrentino
Sa Battalla de Seddori: la rievocazione della battaglia di Sanluri del 30 giugno 1409
Su Buruncu, Sanluri, Seddori dichiarano senza remora la loro appartenenza alla terra di Sardegna, mèta oggi di vacanzieri più o meno di lusso. Ieri scenario di una battaglia sanguinosa che ne cambiò le sorti una volta per tutte. Un evento ignoto a tanti.
Si era agli inizi del 1400. La Guerra del Vespro del 1282 ancora faceva sentire i suoi effetti nel Mediterraneo. Lo scacchiere politico era mutato ed era in trasformazione.
La voglia di riscatto anima la Proloco di Sanluri nella proposizione della “Sa Battalla de Seddori” che tanto mutò il corso della storia. La rievocazione ha luogo dal 1997 a Sanluri, capoluogo del Medio Campidano. Mantenere viva la memoria sembra essere finalmente divenuto un “must” della nostra civiltà, ma per la Sardegna il discorso si fa inderogabile.
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L’isola ha conosciuto una lotta millenaria durante la quale, nei periodi in cui fu maggiore l’influenza delle grandi potenze coloniali, il tessuto di sardità e le antiche tradizioni sono state custodite dalle popolazioni barbaricine che, attraverso i secoli, le hanno tramandate fino ai nostri giorni.
Per ricordare quel 30 giugno del 1409 e quello scontro violento convengono settecento persone tra cavalieri (in groppa a 100 cavalli), figuranti, armigeri, tamburini. I convenuti impegnati nella rievocazione storica sono in rappresentanza di 35 associazioni a partire da quelle storiche di Sanluri e del circondario, della banda e cori cittadini passando per gli Anziani d’oro e la Filodrammatica che, in collaborazione con gli attori di Teatro insieme, si prestanno alle parti recitate.
Ma veniamo ai fatti.
La cronaca scarna di quel 30 giugno 1409 ci riporta i numeri e le potenze impegnate nello scontro: da una parte la formazione composta da fanti sardi, cavalieri e balestrieri francesi comandati dal giudice di Arborea Guglielmo III di Narbona-Bas e dall’altra l’esercito aragonese guidato da Martino il giovane, Re di Sicilia e Infante di Aragona.
A vincere la “partita” furono gli aragonesi e nella zona di Su bruncu de sa Battalla venne segnata la fine del periodo giudicale in Sardegna. Si trattò di un momento epocale per la difesa della libertà e dell’indipendenza dell’ultimo Regno Sardo.
Ad anni alterni dal 30 giugno al 5 luglio il capoluogo del Medio Campidano e i comuni limitrofi si animano in modo spettacolare per un evento che è teatro ed atto di giustizia al tempo stesso e per una battaglia che pose fine all’ultimo Regno Sardo indipendente.
In vista di “Sa Battalla de Seddori” viene creato uno speciale annullo filatelico, uno spettacolo medievale con giochi, esibizioni e antichi mestieri. Nel seno della manifestazione non mancano le esibizioni a cavallo e le giostre equestri al campo di San Martino curate dalle associazioni ippiche. Un’altra giornata piena viene dedicata al Convegno su “Sa Battalla”, ad un Concerto d’Archi e ad una rappresentazione teatrale dello scontro.
Gli spettatori vengono proiettati nel 1409 quando si combatteva in Sanluri, in dialetto ricordata come Sa Battalla de Seddori, che vide come protagonisti Guglielmo III di Norbona, giudice di Arborea e Martino il giovane, Re di Sicilia e Infante di Aragona.
Una bella impresa schierare tanti figuranti, ma un’impresa che richiama spettatori a go gò. La riproposizione di un evento sanguinoso avviene con tutti i crismi della fedeltà ai fatti: persino gli stessi luoghi sono coinvolti nella manifestazione. E se per alcuni spettatori essa rappresenta un episodio del passato, per gli abitanti di quei luoghi, che da diciassette anni lavorano per allestirla, la rievocazione rappresenta una pagina di Storia da scrivere. Per la Proloco di Sanluri, l’Ente maggiormente impegnato in quei giorni, l’evento significa investire risorse ed energie del territorio facendone uno spazio di espressione e di aggregazione nella memoria di quanto accadde. Son ricordi rimasti impigliati nei luoghi.
La violenza degli aragonesi che non si contentarono di massacrare i duecento balestrieri genovesi e gli oltre cento soldati francesi e lombardi è testimoniata dal nome della località che oggi si ricorda con il nome di Su Occidroxiu “il macello”, a memoria della battaglia.
In quella tragica pagina di storia gli abitanti del borgo inabili (vecchi e bambini) vennero fatti schiavi, deportati in Catalogna e lì venduti.
Per la Proloco è motivo di profondo motivo di orgoglio sapere che l’impegno costante, la passione e l’entusiasmo nella ricerca della propria identità sia diventato in questi anni patrimonio di tanti contribuendo così a trasformare una sconfitta in speranza.



