di Claudia Boddi
Si chiama Gottman Institute, ma è conosciuto come il Laboratorio dell’Amore. L’ultima tendenza americana che vede un gruppo di seri ricercatori analizzare un bel numero di coppie sposate da alcuni anni per aiutarle a prevenire il rischio di divorzio. Negli USA infatti è stato stimato che ogni 30 secondi una coppia si separa, dopo essere stata insieme per meno di otto anni. Questi i dati statistici riportati da questo singolare studio psicologico svolto con l’obiettivo di capire qual è la ricetta (n.d.r. semmai ce ne fosse una) che unisce i partners contro la routine, la noia o le distrazioni.
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Pare sia stato rilevato come i profili psicologici e le “profezie” sulla durata o meno delle unioni coniugali, studiate da questo gruppo di esperti, fossero molto fedeli (scusate l’ambiguità del termine!) al corso reale delle storie stesse. La netta divisione tra master e disaster metteva in luce chi sarebbe stato destinato a un futuro sereno e di condivisione – i primi – e chi invece sarebbe andato in contro ad un fallimento quasi certo, i secondi.
Quali gli strumenti e i misuratori di questi dati? Viene in effetti da chiederselo. I ricercatori la risposta l’hanno trovata in un meraviglioso resort sul Pacifico che ha ospitato, per alcuni periodi, tutta la fauna umana possibile e immaginabile in termini di coppie sposate. Lì, venivano indagate le relazioni interpersonali, la reciprocità degli scambi, la gestione dei conflitti e delle difficoltà, per mezzo di test e calcoli specifici su scale di misurazione ah hoc. Anche i setting che simulavano situazioni di studio sono stati molto utilizzati.
Interessante, per esempio, il caso del picchio nel bosco. Un picchio era stato appositamente collocato su un albero, in un’area dove le coppie si recavano spesso a passeggiare. Ḕ stato riscontrato che, le coppie che al canto del picchio, esclamavano: “Guarda! Un picchio!” (o qualcosa di simile, per avviare una conversazione con il partner) avrebbero avuto maggiore possibilità di stare insieme a lungo, data la spinta alla condivisione e all’attenzione verso un oggetto comune. Quelli invece che continuavano a passeggiare, con lo sguardo fisso davanti a sé, rimanendo inevitabilmente preda dei loro pensieri, avevano meno possibilità di farcela.
Due sembrano essere le parole chiave derivate, come consiglio al mondo, dal Laboratorio dell’Amore per far durare i matrimoni: gentilezza e generosità. Ma non gentilezza intesa come manierismi e formalità, o rose rosse e cioccolatini a tutti i costi. Gentilezza nel senso di positiva predisposizione d’animo verso l’altro, intesa come responsabilità. E generosità come di voglia di credere nell’altro comunque, anche a fronte di grosse difficoltà, di sostenerlo nell’impegno, nonostante il risultato possa essere pessimo, nella disponibilità alla comunicazione, che sembra occupare il posto più importante.
Rubo il finale a un articolo di Vittorio Zucconi pubblicato su Repubblica:
“Eppure io non desidero altro se non quello che possiedo. La mia generosità”, così Giulietta a Romeo. Chiusa migliore non era possibile. Anche se, a dire il vero, la loro storia d’amore non è che sia finita nel migliore dei modi!



