di Nicola Pucci
Nell’estate sul cemento che conduce agli Open Usa il torneo di Cincinnati fa coppia con Toronto, ed è Master 1000 che vede al via i migliori del lotto, ad eccezione di Nadal ancora in bacino di carenaggio per un dolore al polso destro e in dubbio per l’evento newyorkese.
Roger Federer è l’avversario storico del maiorchino ed ha ben giocato in queste due settimane. Se sette giorni orsono il desiderio di vittoria del Magnifico si era infranto contro il rigenerato Tsonga, stavolta lo svizzero vuol mettere in bacheca un trofeo che già cinque volte impreziosisce la sua ineguagliabile collezione. Il cammino è impegnativo al debutto con Pospisil, 7-6 5-7 6-2, così come agli ottavi con Monfils, 6-4 4-6 6-3, più agevole nel quarto di prestigio con Murray, 6-3 7-5, per diventare poi incredibilmente facile in semifinale col bombardiere dal servizio che fa cilecca Raonic – killer di Fognini ai quarti -, 6-2 6-3.
La parte superiore del tabellone è occupata dal numero 1 del mondo, Djokovic il serbo, ma dopo il successo di Wimbledon Nole pare aver smarrito l’ispirazione ed esce agli ottavi con Robredo dopo aver già rischiato al debutto con Simon. Wawrinka potrebbe approfittarne, così come Tsonga fresco di hurrà canadese, ma se il rossocrociato paga dazio al miglior Benneteau di sempre a questi livelli che lo infilza ai quarti, il francese inciampa in entrata con Youzhny, complice la sbornia di successo ed il ritorno tra i top-ten.
Chi ti trovo allora ad altezza finale dopo la sequenza di capitomboli dei principali favoriti? Ovvio, il più forte dei secondi, ovvero David Ferrer che non spreca mai le occasioni che il fato gli offre. L’iberico vede le streghe subito con Kohlschreiber, eliminato dopo una maratona con tre tie-break, ma poi procede spedito a spese di Youzhny, Robredo e Benneteau.
La finale, ahimè per Ferrer, è però un’altra cosa. Quindici vittorie su quindici per Federer, dicono i confronti precedenti, ed è maledettamente dura andare contro la storia. Soprattutto poi se sul 3-3, dopo aver giocato alla pari, commetti due doppi falli fatali che ti costano il break e subito dopo, pur rispondendo alla grande, vanifichi 4 palle di controbreak cedendo 6-3 il primo set in trentatre minuti. L’inizio del secondo parziale conferma le difficoltà al servizio dello spagnolo, costretto ad annullare subito quattro pericolose palle-break, ma l’aria è cambiata e in ribattuta David si guadagna l’opportunità di allungare sul 2-0. Che poi diventa un inatteso 6-1, con Federer che sbaglia qualche colpo di troppo e Ferrer che colpisce forte sulla diagonale dritto-rovescio.
La sfida si accende e si decide al set risolutivo. Federer gioca alla Federer e si avvantaggia col break del 3-1 costruito con un dritto vincente ed una palla-corta imprendibile. Lo svizzero non concede più niente, delizia il pubblico con alcuni colpi a sensazione e in 1ora 42minuti porta a casa il successo finale, 6-2. E’ lui il grande favorito per gli Open Usa. O no?



