a cura della Redazione
La produzione e la diffusione della musica in Italia: un settore in grave stato di difficoltà
Il mondo della musica è in crisi, ancor più dopo un’estate di maltempo che ha messo a rischio chiusura tantissime realtà produttive della musica indipendente. Le serate annullate sono state centinaia ed inevitabile la perdita di ricavi (cachet per i live, biglietti d’ingresso, vendite cd e merchandising vario) che si ripercuoterà per tutto l’anno.
La prospettiva del crollo di un settore fondamentale dal punto di vista sociale e lavorativo – spettacoli dal vivo, festival di musica popolare e per i giovani e tanto altro- necessita di un rapido intervento, ovvero dello stanziamento di un fondo straordinario.
Al Mei di Faenza il prossimo settembre (dal 26 al 28), si annuncia una drastica protesta, con la cancellazione dei video da You Tube, per arginare quella che è ritenuta una campagna aggressiva da parte del mondo pc, della telefonia e social verso la musica indipendente e gli artisti emergenti. I pagamenti alla creatività non sono adeguati, e le risorse investite poche rispetto al profitto prodotto.
Una situazione di grande difficoltà provocata dalla crisi economica generale e dalla mancanza sempre più evidente di risorse e strutture adeguate. La musica indipendente, i gruppi emergenti e tutti gli artisti stentano, alla disperata ricerca di un sostentamento economico per portare avanti la loro passione.
AudioCoop, il coordinamento tra le Etichette Discografiche Indipendenti in Italia, sottolinea che negli ultimi tre mesi si è cercato di fare il massimo per diminuire i profitti alle multinazionali e riversarli sulla filiera musicale italiana: 300 milioni di euro in più che adesso richiedono investimenti con un tavolo tecnico con il Ministero dei Beni Culturali, capace di riempire di supporti il Decreto Valore Cultura che sosteneva esordi, piccoli live e altri interventi.
agenparl.com
È necessario un nuovo sostegno alla produzione musicale e giovanile, al made in Italy, serve far crescere gli introiti per produttori, autori, artisti, abbattere i costi con sgravi e facilitazioni, semplificare gli iter per le produzioni indipendentui. Serve che vengano inserite come in Francia le quote di musica italiana in tv e radio che possono creare 15mila posti di lavoro, come chiesto proprio dal Mei 2013 con una raccolta di più di 1000 firme tra operatori e artisti come, tra gli altri, Eugenio Finardi, Paolo Fresu, Piero Pelù, Paolo Belli, Pierpaolo Capovilla, Piotta, Cristina Donà, Riccardo Tesi.
Temi sui quali è indispensabile un intervento del Governo, per un settore in crisi che occupa 400mila persone, 125mila piccole-medie imprese, con una fatturazione sui 2 miliardi e 500 milioni di euro.
La richiesta di Audiocoop al Governo è chiara: un Fondo Straordinario per la Nuova Musica Indies finalizzata agli Artisti e ai Gruppi Emergenti e a creare nuova Occupazione.



