MONDIALI DI BASKET 2014: GLI STATI UNITI BATTONO LA SERBIA

di Nicola Pucci

L’orgoglio spagnolo è ferito a morte ma l’albo d’oro è salvo. I Mondiali di basket 2014 vanno in archivio con la vittoria, annunciata, degli Stati Uniti ma in terra iberica, dove l’edizione numero 17 è andata in scena nei palazzetti di Madrid, Barcellona, Barakaldo, Siviglia, Granada e Las Palmas, tutto era stato allestito perchè le Furie Rosse di coach Orenga potessero competere fino all’ultimo atto e magari sovvertire il pronostico contro la nazionale americana targata NBA.

Gli Stati Uniti vincenti - da olimpiazzurra.com

Gli Stati Uniti vincenti – da olimpiazzurra.com

La Francia di quel magistrale timoniere che risponde al nome di Vincent Collet ripete invece l’exploit realizzato l’anno scorso agli Europei e ai quarti di finale estromette i padroni di casa grazie ad una prestazione praticamente perfetta. Non c’è Tony Parker a guidare la nazionale transalpina ma è il sostituto naturale del fuoriclasse dei San Antonio Spurs, Thomas Huertel, a non farlo rimpiangere e spingere i compagni all’impresa. Batum e Diaw hanno classe ed esperienza NBA e tramortiscono i fratelli Gasol, Pau e Marc, che al pari di Rubio, Ibaka e Calderon non riescono a fare la differenza. La Francia domina la partita, solo Navarro tiene in corsa la Spagna ma il punteggio a referto, 65-52, dice il vero sulla qualità dei francesi, cresciuti di tono dopo un inizio di torneo in sordina.

Nel frattempo il dream team americano procede spedito senza troppe incertezze. Certo, James e Durant sono rimasti in patria ma il “barba” Harden, il sorprendente Faried, il fromboliere Curry, l’emergente Thompson e la stella nascente Davis sono di una spanna sopra la concorrenza e sono sufficienti a fare gara di testa. Nel girone eliminatorio il quintetto di Mike Krzyzewski, che si avvale dell’assistenza di quel genio difensivo che risponde al nome di Tom Thibodeau, ha qualche esitazione con l’ostica Turchia che dopo 24 minuti è avanti di 5 punti, ma quando ingrana la quarta non ce n’è per nessuno.

Grecia e Brasile mettono in mostra il gioco migliore e supportati dall’eccellente qualità del quintetto avanzano spedite alla fase ad eliminazione diretta. Dove emerge, quando meno te lo aspetti, la Serbia di coach Sasha Djordjevic, vecchia conoscenza del nostro campionato e fuoriclasse della panchina come già lo fu da giocatore. Gli slavi arrancano nel girone, con 2 vittorie e 3 sconfitte, ma quando la posta in palio è alta lo spartito suona un’altra musica. Sono proprio la Grecia – 90-72 con 21 punti di Bogdanovic e la solidità sottocanestro di Raduljica – e il Brasile – 84-56 con Teodosic sugli scudi – a fare le spese dell’istinto da vincente dei serbi e del suo allenatore.

Ad altezza semifinali gli Stati Uniti hanno la meglio della Lituania, finalista agli Europei 2013. Valanciunas e Kuzminskas segnano con buona continuità e tengono testa agli avversari fino all’intervallo, quando Irving, Harden e Thompson decidono di salire in cattedra e definire la questione. 96-68 il punteggio a referto e il passivo è forse troppo severo per i ragazzi di Kazlauskas, protagonisti indubbiamente di un torneo con i fiocchi.

Francia e Serbia si gocano l’altro posto per la finale, ed è rivincita della sfida di primo turno, che vide i transalpini imporsi di un punto, 74-73. Ma non sempre le ciambelle riescono col buco e stavolta Diaw & compagni non si ripetono, cedendo ad una Serbia che si guadagna il meritato titolo di squadra-rivelazione del torneo: il tabellone dice 90-85 per i ragazzi di Djordjevic, trascinati da un Teodosic in formato gigante – 18 punti nei soli primi due quarti di gioco -, e nonostante qualche tremore per la rimonta francese firmata da uno strepitoso Batum che chiude con 35 punti e che a 17secondi dal termine porta Huertel in lunetta per il -2, è finalissima contro i marziani Usa.

E che i serbi non vogliano recitare il ruolo di vittima predestinata è dimostrato dai primi sei minuti di gioco quando Teodosic, Bjelica e Raduljica firmano il +8, 15-7. Ahimè è solo un fuoco di paglia, al proscenio salgono Harden con le sue penetrazioni, Irving che bombarda da tre – 26 punti per lui alla fine, top-scorer della serata – e Cousins che raccatta tutto ciò che vien giù dai tabelloni. Gli americani piazzano in tre minuti un parziale imbarazzante di 15-0 e sovvertono l’inerzia dell’incontro. Game, set, match si direbbe nel tennis, ed in buona sostanza l’esibizione del quintetto stelle-e-strisce è spettacolare: 48 minuti di sinfonia nel giorno più importante e il punteggio di chiusura, un severissimo 129-92, proclama che son sempre gli Stati Uniti i padroni del basket mondiale. Giù il cappello.

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