DESIDERIO E AUTENTICITÀ

di Giovanni Agnoloni

La questione è ardua: quanto è importante cercare la via della propria autenticità?

foto ibs.it

Una vita scissa dalla propria identità, dal proprio desiderio intimo, è una non-vita. È causa di disarmonie a livello emotivo, di turbe comportamentali e pericolose somatizzazioni. Lo sottolineano molto bene il Dr. Edward Bach, lo scopritore dei Fiori di Bach, e Ricardo Orozco, medico spagnolo che oggi è uno dei più autorevoli esperti al mondo in materia. Ma lo ha sottolineato anche Jon Kabat-Zinn, esperto di biologia molecolare americano che ha fondato, nel Massachussets, un centro dove varie patologie vengono curate anche attraverso la meditazione di consapevolezza (suo il libro Riprendere i sensi, ed. Corbaccio e TEA).

È necessario, per il benessere e la salute, ritornare al centro del nostro essere, là dove si è precocemente prodotta una ferita, una lacerazione indotta dalla società e dalla nostra paura di essere individui autonomi dalle influenze esterne. I traumi che ci condizionano si verificano soprattutto (ma non solo) nei primi cinque anni di vita. Queste esperienze ci lasciano delle tracce, che spesso sono marchiature a fuoco, tali che poi ci costruiamo maschere, pseudo-identità prestate al mondo, pur di non andar dentro, giù, dove fa più male. E così aggiungiamo problema a problema.

Serve invece riprendere consapevolezza del punto (o dei punti) dove la nostra scissione è iniziata. In questo, la natura e ogni aspetto del mondo, vibrazionalmente (cioè su un piano di interazione energetico-emotiva) e sincronicisticamente (ovvero mediante le cosiddette “coincidenze significative” – v. Nulla succede per caso, di Robert H. Hopcke, ed. Mondadori, foto ibs.it a destra), concorrono a darci spunti. Più si dà fiducia a questo percorso, più esso ci prende, dandoci risposte e spunti quasi prima che abbiamo formulato le domande. I percorsi della medicina olistica, di cui i Fiori di Bach (e le tantissime altre essenze floreali, ambientali e sciamaniche di ogni parte del mondo) costituiscono una parte fondamentale, conducono in questa direzione.

Non ci rendiamo conto dell’enorme potenziale che possiamo sprigionare, se liberiamo la nostra vera forza. Possiamo fare autentici miracoli, se permettiamo al Sé, che è energia-spirito di fonte divina (e il luogo, cristianamente, in cui Cristo-è-in-noi) di esplicare la sua azione. Questo non vuol dire perdere la propria individualità, o annacquarla in un orizzonte identitario ampio, in cui non siamo più autentici o efficaci (ovvero non siamo più “noi stessi”). Non vuol dire smettere di “lasciare un segno del proprio passaggio”. Al contrario, significa contagiare positivamente il mondo con la quintessenza del nostro spirito. Qui sta l’Eterno che si fa quotidianità. Qui nasce quella dimensione senza tempo che, in termini cristiani, è la gioia del Paradiso, tale da riuscire ad andare perfino al di là della barriera della morte fisica. Ma qui si trova anche il nucleo nirvana buddhista, o del satori zen. Il punto in cui le dualità si annullano, sciogliendosi in una comprensione immediata dell’unicità (olismo) di tutto ciò che esiste.

7 Comments

  1. sandro 21/02/2012
  2. licia apollonio 21/02/2012
  3. Giovanni Agnoloni 21/02/2012
  4. Cosimo 21/02/2012
  5. Giovanni Agnoloni 22/02/2012
  6. Andrea Fantini 23/02/2012
  7. Giovanni Agnoloni 23/02/2012

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