di Nicola Pucci
Il campionato del mondo di ciclismo 2014 va in archivio con la vittoria di Michal Kwiatkowski e diciamoci la verità: la maglia iridata finisce sulle spalle di un gran, bel corridore.
Ed allora, riviviamo fin dalle prime fasi una gara che ha riservato emozioni e spettacolo quasi esclusivamente nelle battute finali. E’ tempo grigio e piovoso, a Ponferrada, piacevole cittadina nell’estremo nord della Spagna ad un tiro di schippo dal confine con il Portogallo. Pronti, via ed è bagarre fin dai chilometri iniziali, Cancellara cambia ruota già dopo 5 chilometri proprio mentre il colombiano Arredondo prova l’allungo e il connazionale Quintero porta via la fuga a lunga gittata con un gruppetto di carneadi composto anche da Savickas, Kvasina e Polivoda.
A questo punto la corsa disegna ore di noia e canovaccio scontato: i temerari all’attacco acquisiscono più di 15 minuti di vantaggio, dietro il gruppo lascia fare. Fino a quando non entrano in scena le nazionali che hanno papabili al successo, come la Polonia di Kwiatkowski, che si fa carico di ricucire lo strappo. L’asfalto viscido gioca un brutto scherzo a Vincenzo Nibali che come un anno fa a Firenze finisce a terra al terzo giro. Il leader azzurro riparte e riguadagna il plotone, si entra negli ultimi ottanta chilometri di corsa e le acque iniziano a muoversi con gli azzurri che si piazzano in blocco nelle prime posizioni del gruppo. La trenata degli uomini di Davide Cassani opera la prima selezione a cinque giri dalla fine, Greipel resta attardato e il vantaggio dei fuggitivi scende poco sopra i due minuti.
La sorte del quartetto al comando è segnata, Bennati, Damiano Caruso e De Marchi spingono forte nel tentativo di rendere dura la corsa. L’azione orchestrata dall’Italia trova appoggio nei belgi che lavorano per Boonen, Gilbert e Van Avermaet, la Spagna gioca in casa ma per il momento i capitani corrono al coperto. Ai -67, sotto la pioggia e sulla prima asperità del circuito, attacca Fabio Aru che si trascina a ruota Giovanni Visconti, Kennaugh, Albasini, Jensen e Wellens. L’azione del sardo fa evaporare la fuga della mattina ai -64 e frantuma il plotone, la Spagna di Valverde e Rodriguez resta indietro così come l’Australia di Gerrans e Matthews. In testa si forma un plotoncino di dodici uomini ed è il primo, vero momento cruciale della gara.
Tony Martin tenta la fortuna in solitario quando si passa sotto lo striscione d’arrivo per la terz’ultima volta, il tedesco è passistone per antonomasia e guadagna un margine di 25 secondi sul plotoncino inseguitore di cui fanno parte Visconti e Giampaolo Caruso, mentre il gruppo con i favoriti viaggia con circa 40 secondi di ritardo. Ai -41 Martin viene ripreso, Albasini guida i contrattaccanti mentre la Spagna inizia a farsi vedere in testa al gruppo. A due giri dal termine, dunque, undici uomini al comando con due azzurri di seconda fascia come Visconti e Giampaolo Caruso, corridori pericolosi come Tony Martin, Vanmarcke, Albasini e Boasson Hagen e uno spagnolo di riserva come Navarro: il gruppo passa a 29 secondi.
Ai -34 attacca Giovanni Visconti. Il siciliano è in condizione super e copia quel che fece un anno fa a Firenze, quando tentò la carta vincente nella fase finale della corsa. Kennaugh rientra sul portacolori tricolore e si forma una coppia al comando, ma il gruppo non è lontano, riacchiappa i fuggitivi e la questione è ancora tutta da definire ai -29. Ci provano De Marchi, Andersen e Gautier, al loro inseguimento si muovono l’inesauribile Albasini e Izagirre, mentre il gruppo rallenta e il vantaggio degli uomini in testa aumenta velocemente, 44 secondi all’ultimo passaggio sul traguardo d’arrivo.
Siamo all’ultimo giro di un campionato del mondo ancora incerto e in attesa dei grandi favoriti Kiryenka rientra sul terzetto al comando. Non c’è più spazio per i tentennamenti e la Spagna prende decisamente le operazioni in mano, per conto di capitan Valverde. L’Italia è lì, con Nibali nelle prime posizioni, lo spauracchio Degenkolb a ruota e Cancellara e Sagan al coperto nella pancia di un gruppo di circa settanta unità. Ai -7 Michal Kwiatkowski esce dal gruppo e mette nel mirino i quattro di testa, ai -6 il polacco aggancia i fuggitivi e sull’ultimo strappo rimane solo. Rodriguez esce all’inseguimento con Van Avermaet, Gerrans, Gilbert e Valverde, l’Italia manca sul più bello e Kwiatkowski, 24 anni, ha via libera per andare a prendersi la maglia iridata, davanti a Gerrans e Valverde. Strameritata.



