Cosa sta succedendo?
Crisi economiche, crisi politiche, crisi di valori. La psiche sta al mondo come il pesce sta all’acqua. Quale considerazione ne possiamo trarre?
La prima, ovvia osservazione che mi colpisce è che questa civiltà, che noi e i nostri padri abbiamo costruito, non è funzionale alle capacità e alle modalità in cui la nostra mente lavora e funziona. Da un punto di vista evoluzionistico, il nostro ambiente non è adatto a noi. La cosa buffa, che però qui non approfondirò, è che questo ambiente ce lo siamo creato ad hoc. Trovo più interessante far notare come i bisogni fondamentali dell’individuo vengano quotidianamente frustrati.
L’uomo è un animale sociale, mi arrischio a definirlo un animale politico! Un animale che ha necessità della polis. Badate bene, la polis non era solo un luogo di scambio e interazione sociale, rappresentava anche un tempo dedicato alla socialità. Alla pari del vecchio bar di paese o del mercato settimanale che ancora in molti dei nostri paesi si svolge regolarmente.
Questo luogo permetteva l’espressione della propria natura, dei propri pensieri, delle proprie emozioni, in definitiva di tutto ciò che ci identifica come individui. Avevamo un luogo e un tempo in cui capire chi siamo osservandolo nel riflesso dell’altrui occhio. Una necessità, quella del confronto e della relazione, che tutt’oggi è centrale per lo sviluppo mentale di qualsiasi persona; lo osserviamo nelle compagnie adolescenziali, nelle adesioni ad associazioni o gruppi che perseguono lo stesso fine e perfino nei socialnetwork. Una necessità che però è stata relegata nel cassetto degli avanzi di tempo. Non è centrale, viene cercata indirettamente, non viene riconosciuta. Ed ecco lo scontro tra ciò che DEVO fare e ciò che VORREI e avrei bisogno di fare!
Prima di tutto mi devo realizzare nel lavoro, portare a casa abbastanza soldi, avere uno stile di vita medio alto, come minimo! Secondo: devo dimostrare al resto del mondo di essere nella norma per continuare a farne parte! Per ultimo cercherò di capire cosa mi piace e, se mi rimane tempo, se non sarò troppo stanco, se è socialmente accettato e me lo posso permettere, perseguirò ciò che la mia natura indica come il mio percorso.
È come se ogni volta che io voglia svoltare a sinistra mi ritrovi davanti a un muro che mi obbliga su altre strade.
È un gioco che può durare una vita, con mente e soma che sono lì a darvi messaggi (spesso dolorosi) che vi indicano che state sbagliando strada. Che se tutto il mondo va a destra non significa che questo sia giusto per voi. Che il concetto di normalità è un concetto puramente statistico che indica l’espressione della maggioranza delle persone e non ciò che è migliore per tutti.
Detto così sembra proprio che ci sia poca speranza e che colui che meglio si integra nel contesto, mettendo a tacere ciò che più lo distingue, sia destinato al successo e alla felicità!
Per fortuna la storia ci mostra l’esatto contrario: chiunque è riuscito ad accettare la propria peculiare diversità e ha imparato a sfruttarla ha fatto grandi cose.
Concludo ricordando un pensiero del mitico James Hillman, che ahimè è venuto a mancare di recente: per il noto psicologo americano tutti noi quando nasciamo siamo molto simili a una ghianda o a un seme simile. Per cui tutto ciò che saremo è già inscritto all’interno del seme. Pensate a quanto è grande una quercia, a quanti rami, quante foglie e radici, tutto questo c’era già come potenziale nella ghianda. Ora provate a prendere una ghianda, piantatela pure in un bosco di abeti. Cosa ne verrà fuori? Sempre una quercia, è ovvio direte voi. Già ma quando poi tocca a noi nella nostra vita sviluppare le nostre potenzialità facciamo l’opposto! Preferiamo essere nella norma per convenzione piuttosto che viverci onestamente.
Tutto ciò può cambiare a patto che ognuno faccia la SUA parte (e non reciti quella dell’altro!).
SIMONE PROVENZANO


