MATERA CAPITALE DELLA CULTURA 2019

di Mariantonietta Sorrentino

Matera ce l’ha fatta. Chapeau. Ha surclassato persino Venezia in questa gara alla nomina di Capitale della Cultura 2019. Non è traguardo di poco, tenendo conto dei trascorsi amari della città lucana. Vergogna nazionale, oggi indica il futuro a noi contemporanei dello Smartphone e dei Google Glass. Edificata sulla e con la pietra, Matera è visitata ogni anno da frotte interminabili di visitatori, giapponesi in testa. Tutti rapiti da questo museo a cielo aperto, eccezionale testimonianza vivente di un sud che ha resistito per secoli con regole tutte sue e un suo equilibrio. A comunicare la candidatura è stato a metà ottobre il ministro Dario Franceschini al termine di un processo laborioso e lungo. Sei città erano in lizza: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena e Matera. Tutte hanno dovuto produrre solidi dossier, finanziariamente sostenibili, per accedere a un titolo che porta in dote sviluppo economico, prospettive di progresso culturale e innovazione, e chiede in cambio rigore, impegno, concretezza.

matera-sassi

Matera è materica, nata per sottrazione di pietra, scavata a contendere alla terra lo spazio. Città dei Sassi, come si conosce abitualmente, il sito è stata amato e prediletto dal cinema per la sua scenografia e da intellettuali come Carlo Levi. Così ce la racconta nel suo Cristo si è fermato ad Eboli: “… Arrivai ad una strada che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera… Di faccia c’era un monte pelato e brullo, di un brutto color grigiastro, senza segno di coltivazioni né un solo albero: soltanto terra e pietre battute dal sole. In fondo… un torrentaccio, la Gravina, con poca acqua sporca ed impaludata tra i sassi del greto… La forma di quel burrone era strana: come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso da un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca: S.Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante…[..] Le porte erano aperte per il caldo, io guardavo passando: e vedevo l’interno delle grottesche non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Alcune non hanno neppure quella: si entra dall’alto, attraverso botole e scalette”.

L’attenzione nazionale fu centrata sulla città lucana. In realtà Matera è stato un ecosistema retto per secoli con l’intelligente sistema di raccolta delle acque, un buono stoccaggio dei rifiuti e un livello di vita accettabile. La situazione iniziò a tracollare dalla fine del Settecento. Una legge nel 1954 intervenne e fu l’inizio della lenta parabola di riscatto. A monte c’era stato il clamore del libro di Carlo Levi: numerosi uomini di cultura e politici vennero a visitare Matera. Prima fu Palmiro Togliatti nel ’48; Alcide De Gasperi nel ’52 . Due anni dopo lo stesso De Gasperi firma la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi. Oggi quelle case, pur nella loro povertà, con quegli spazi dove uomini e bestie convivevano, fanno riflettere sulla condizione umana e sul nostro modo di vivere e abitare.  Abituati a spazi abbrutiti, spazi consacrati alla disattenzione, estranei al decoro urbanistico, rimaniamo incantati dinnanzi alla semplicità e al decoro della Matera di oggi.

Bel traguardo, brava Matera! Nel 2004 fu Genova l’ultima ad assumere la sfida su di sé, divenendo Capitale della Cultura. La prossima italiana, dopo il turno del 2019, dovrà attendere il 2033. Sarà tutto da indovinare. Già il Monferrato si candida per l’UNESCO. Un altro paesaggio italiano, carico di storia che si presenta con un argomento di grande impatto: le immagini a volo d’angelo sui suoi colli. La vittoria della città dei Sassi riconosce lo sforzo organizzativo e l’impegno dell’amministrazione comunale. Questa candidatura si deve leggere in funzione del sud, di un Meridione italiano dove, per decenni, si è assistito allo scempio sistematico del paesaggio. Il rispetto del nostro habitat deve accompagnare l’uomo nel III Millennio.

 

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.