di Giovanni Agnoloni
Valentina Ferri, Quando il leone si ciberà di paglia, Galaad Edizioni
Valentina Ferri torna a pubblicare con Galaad Edizioni, offrendoci un romanzo, Quando il leone si ciberà di paglia, che riprende un tema toccato anche nel suo esordio narrativo, Il mare immobile: gli abusi sessuali sui minori. Qui, però, non siamo in ambito familiare (o comunque di “famiglia allargata”), come in quel caso, ma nel contesto di un seminario del meridione, dove Antonio, un ragazzino proveniente da una famiglia difficile – con una madre squilibrata che lo coccola e lo abbiglia come una bambina e un padre succube della moglie e alcolista –, subisce, come altri suoi compagni, le attenzioni improprie di un sacerdote corrotto, Don Paolo. E fin qui parrebbe trattarsi di una storia di molestie e vere e proprie violenze da parte di religiosi – delle quali, peraltro, non si parla mai abbastanza. Ma non è così. O, almeno, non è solo questo. E per due ragioni, principalmente.
La prima è racchiusa nello stile dell’autrice, intriso di una misura di lirismo “veristico” capace di restituire l’anima di un Sud profondo, negli anni ’70, con autentici spaccati di vita e di natura impregnati di noia, quando non di angoscia, e di un caldo capace di amplificare la solitudine. E proprio da qui nasce la profondità e la ricchezza della psicologia dei personaggi, alcuni dei quali fortemente caratterizzati, ma del tutto coerenti con un quadro storico-sociale credibilissimo. Anche la componente dialettale, presente nella prosa di Valentina Ferri, contribuisce a produrre questo effetto.
C’è poi un secondo aspetto di cui si deve tenere conto: la sacrosanta denuncia degli abusi del clero corrotto non diventa un’accusa generalizzata contro la Chiesa. C’è, infatti, la capacità di cogliere anche le voci diverse che, in seno alla stessa Chiesa, curano la crescita dei giovani in modo sano, educandoli al lavoro e al rispetto degli altri. E viene evocata anche la storica visita del 1968 di papa Paolo VI a Taranto, all’Italsider, attraverso le parole di un sacerdote operaio che ricorda tanto lo spirito di Don Milani e le esperienze di vita dello stesso Karol Wojtyła da giovane.
Quella di Valentina Ferri, dunque, non è una crociata, ma una testimonianza concreta e profondamente verosimile, resa con spirito obiettivo e capace di colpire là dove serve, per indicare la strada di una rinascita, che è sempre possibile.


