SI ACCETTANO MIRACOLI, FILM DI ALESSANDRO SIANI

di Mariantonietta Sorrentino

Si accettano miracoli, film di Alessandro Siani ambientato a Sant’Agata dei Goti

Spumeggiante e naif. Chi è l’attore che impersona queste caratteristiche? Alessandro Siani, naturalmente. Dopo essersi cimentato con “Il principe abusivo”, il comico partenopeo si è lanciato a creare una commedia tutta meridionale il cui set l’ha prestato un paesino interno del beneventano, paese poco noto in verità. Sant’Agata dei Goti.

È qui che Siani ha scelto di ambientare il suo “Si accettano miracoli” una favola napoletana, una fantasy-comedy e un racconto che confonde marketing e miracoli e vede nel cast, oltre allo stesso Siani, Fabio De LuigiAnna Caterina MorariuSerena Autieri Giovanni Esposito.

blog.screenweek.it

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La fotografia del film premia location come Furore e la Torre del silenzio di Conca dei Marini in Costiera amalfitana che meritano da sole una visita. Trasportato da un pullman decisamente “vintage”, lo spettatore finisce ammaliato dai personaggi e dalla storia che si snoda in un sud fedele a se stesso, dove internet è di là da venire.

L’idea di Siani era quella di valorizzare le radici campane e posti straordinari come Sant’Agata dei Goti, ma al tempo stesso realizzare una favola comica in un Paese in crisi e in difficoltà e di non far vedere la solita Napoli criminale. Il suo è un modo per bilanciare tante brutalità con una favola che metta in mostra la genialità di un popolo come quello napoletano. A conferma del sapore favolistico del film un nugolo di bambini che se la cavano davanti alla cinepresa come attori consumati.

La trama è solo in apparenza semplice. C’era una volta Fulvio (al secolo lo stesso Siani che della pellicola è anche regista e sceneggiatore, ndr), tagliatore di teste senza scrupoli che, dopo aver fatto piazza pulita dei rami secchi dell’azienda, viene a sua volta licenziato. La sua reazione non è esattamente composta e il prezzo sarà un mese di servizi sociali da scontare nella casa famiglia del fratello Don Germano. Interpretato da Fabio De Luigi, parroco di un piccolissimo e povero borgo del sud d’Italia, il prete si barcamena tra debiti e tetti pericolanti. Per aiutarlo, Fulvio s’inventa un miracolo che sortisce l’effetto desiderato: il paese fiorisce di presenze. La statua di San Tommaso, in lacrime, diventa il fulcro dove gravita il risanamento finanziario della parrocchia. Il paese cambia look e ci s’inventano Sim card apposite e gadget.

Il film va avanti tra l’umorismo e una certa aria fiabesca, quella che regalano gli ambienti antichi. Non manca nemmeno una storia d’amore. Stavolta tocca ad una ragazza cieca, nipote della perpetua che tocca il cuore e i sensi del povero Fulvio. Lei si occupa del giardino e così l’ex tagliatore di teste è inoltrato nel mondo dei profumi dell’orto e del giardino.

Non riveleremo il finale che è un po’ rocambolesco. Ma tra le ultime sequenze vale la pena soffermarsi sulla processione che costeggia Sant’Agata e la fa apparire come un delicato presepe alla luce della luna. Un finale spettacolare, degno di un film che si gioca tra sacro e profano. La pellicola, prodotta da Cattleya e Rai Cinema, e distribuita da “01 Distribution”, è stata la prima del nuovo anno.

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