PER NON DIMENTICARE, GIORNATA DELLA MEMORIA

di Sara Vergari

27 gennaio, giornata della memoria per non dimenticare una crudeltà che nessun lessico sarà mai in grado di spiegare, che ognuno di noi potrà solo immaginare e che nessuno dovrà mai ripetere. La deportazione e lo sterminio, la così detta “soluzione finale”, hanno concentrato in lager milioni di ebrei, zingari e omosessuali, ma prima ancora di esseri umani di ogni età e sesso. È stato tolto a questi uomini il diritto inalienabile della vita, commettendo un sopruso morale oltre che fisico. Ciò che fa ancora più orrore è l’ideologia razzista e propagandista, promotrice di uno sterminio sulla base di caratteristiche fisiche, religiose, per il solo fatto di non corrispondere agli ideali ariani.

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Non possiamo però attribuire la piena responsabilità di un enorme caso come questo a quei pochi nomi che la storia ricorda (Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann) e che il processo di Norimberga giudicò. Un’ideologia rimane un insieme di idee, un pensiero di uno o di un gruppo ristretto, per il più delle volte totalmente innocua o, in caso contrario, facilmente reprimibile se non è supportata da un intero popolo. Famiglie per bene, maestri di scuola, vicini di casa, con il solo silenzio di chi non sente da vicino il pericolo altrui, hanno contribuito a tale genocidio. Tutti quei tedeschi, ma non solo, che hanno ciecamente seguito un’ideologia violenta alzando la mano destra in segno di ossequio al Fuhrer, si sono resi complici o protagonisti di tanto male. È proprio il “male banale”, citando Hannah Arendt, il più terribile, poiché i suoi servitori sono ciechi burattini apensanti, esecutori ma non pensatori.

Ciò che oggi non deve essere banale è il nostro modo di ricordare e celebrare le vittime della shoah, tanto il 27 gennaio quanto tutto l’anno. Questo giorno è stato scelto in quanto ricorrenza della liberazione da Auschwitz degli ultimi superstiti, sebbene ogni morte meriterebbe di essere commemorata singolarmente. Numerose sono le iniziative proposte per far conoscere da vicino a grandi e piccini i luoghi e la vita disumana all’interno dei campi di concentramento. Ogni anno viene infatti organizzato il Treno della memoria che, in compagnia di oltre 600 studenti degli Istituti di istruzione secondaria della Toscana e di numerosi esperti, raggiunge Auschwitz in un viaggio tanto toccante quanto didattico. Lo scopo da raggiungere in giornate come queste è quello di commuoverci davanti alla presa di coscienza di tanto orrore, versare una lacrima e tornare a pensare. Di fronte a questo tipo di storia dobbiamo avere un atteggiamento fortemente pragmatico e polibiano: analizzare i fatti in modo veritiero, cercarne le cause e imparare dal passato per non commettere ancora errori simili.

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