MONDIALI DI SCI 2015: MAZE E FENNINGER REGINE DEL MONDO

di Nicola Pucci

I Mondiali di sci 2015 sulle nevi nordamericane di Vail-Beaver Creek vanno in archivio con l’incoronazione di due regine, Maze e Fenninger, il principe asburgico spodestato, Hirscher, e col lamento di dolore di un Italietta con illusioni disilluse. Pagelle, dunque, a poche ore dal sipario di una kermesse che ha regalato molto certezze e ha lasciato spazio, una volta tanto, a ben poche sorprese.

Il podio della discesa libera - da tuttosport.it

Il podio della discesa libera – da tuttosport.it

MAZE 9. Mi tolgo il berretto al cospetto della classe e della grazia di Tina. Porta a casa due successi in discesa e combinata, giunge seconda in supergigante, sfiora il podio in gigante, e in slalom chiude – affaticata, è bene dirlo – con l’ottavo posto. Totale, tre medaglie, anche se il sogno era pareggiare la cinquina riuscita al norvegese Kjus proprio qui, nel 1999. E’ fuoriclasse assoluta e al ritorno in Europa punterà anche quest’anno alla sfera di cristallo. Mi spello le mani e mi lustro gli occhi.

FENNINGER 9. Voto altissimo anche per l’altra pin-up del circuito, la bella Anna, indiscussa protagonista sulle nevi americane. A differenza della Maze non si cimenta tra i pali stretti dello slalom e quindi mette in saccoccia “solo” due ori, in supergigante per un soffio e in gigante al termine di una vera e propria sinfonia asburgica, l’argento in discesa, terminando quarta in combinata. Il presente, ma soprattutto il futuro, gli appartengono: dominerà per anni.

LIGETY 8. Stagione di coppa non esaltante, per Ted, scalzato da Hirscher dal trono di miglior gigantista del pianeta. Ma i Mondiali casalinghi lo rincuorano e dopo il bronzo in combinata ecco la memorabile rimonta che gli regala il terzo successo consecutivo proprio tra le porte larghe della sua disciplina prediletta.

HIRSCHER 6.5. Con Marcel forse sono severo, ma è il fuoriclasse più puro dello sci di oggi, una sorta di Tomba (o Stenmark, fate voi) moderno. Le prove tecniche dovrebbero non sfuggirgli mai, stavolta invece chiude dietro a Ligety in gigante e salta in slalom nel tentativo di arginare la rimonta del resuscitato Grange (8) . Certo, l’oro in combinata è pesante e due medaglie sono sempre un bel bottino… ma Hirscher è Hirscher, può accontentarsi? Non credo.

REICHELT 7. Solido trentacinquenne con nove vittorie in Coppa del Mondo, si presenta al cancelletto di partenza del supergigante di apertura con le stimmate del favorito e non fallisce. Medaglia d’oro a suggellare una carriera più che dignitosa, lui che di talento ne ha da vendere ma non sempre è riuscito ad esprimersi ai massimi livelli.

KUENG 7. Non era certo l’uomo da battere in discesa ma non si vince a caso a Wengen come riuscì a fare dodici mesi orsono. Ecco dunque che la prova maiuscola che lo laurea campione del mondo ci sta tutta, ovvero la capacità di dare il meglio nel giorno che più conta. Così si fa.

SHIFFRIN 8. L’enfant du pays recita da fenomeno vero e fa suo l’oro che tutti gli americani le chiedevano, quello dello slalom. Se teniamo conto che la ragazza non ha ancora venti anni ed è già due volte campionessa del mondo, ha vinto l’Olimpiade e due coppette di specialità, mi dite nei prossimi 10 anni chi può batterla?

VONN 5.5. La più grande di sempre, davanti al pubblico di casa, sotto l’occhio innamorato del suo Tiger Woods. Ma stavolta la bambolona stelle-e-strisce paga dazio alla pressione e dopo il bronzo in supergigante è solo quinta in discesa. Indispettita, partecipa ma non incide in combinata e gigante. Pazienza, la bacheca è già stracolma di trofei.

NANI 7.5. Direte voi: voto altissimo per un sesto posto in gigante. Verissimo, per carità, ma se leggete gli ordini di arrivo vedrete che è il miglior piazzamento della spedizione azzurra, con una prima manche da favola chiusa con un secondo posto che faceva sognare la medaglia.

PARIS 5. Dispiace bocciare Dominik, ma era la punta di diamante della squadra di velocità e il fallimento è clamoroso, soprattutto in virtù dell’eccellente stagione di Coppa del Mondo. Si rifarà, statene certi, l’appuntamento con la gloria è solo rimandato.

GROSS 5. Copia e incolla quanto detto per Paris. Era l’altra freccia su cui l’Italia puntava forte, ahimè il tracciato aritmico dello slalom lo penalizza e dopo una manche anonima inforca e lascia sul manto nevoso ambizioni importanti. Meglio di lui Razzoli (6) che viaggiava con un super intemedio ma esce a poche porte dal traguardo della prima manche. La rivincita è attesa in Coppa, questo è sicuro.

JANSRUD 6. Il dominatore di Coppa era pronto a spaccare il mondo, invece per poco non si rompe l’osso del collo. Strabattuto nelle prove di velocità, trova un inatteso argento in combinata salvando il bilancio personale. Ma le aspettative erano ben altre.

MILLER E SVINDAL 7. Il ritorno di due grandissimi della sci contemporaneo è l’emozione forte dei Campionati. Ma se l’americano infrange sulla neve speranze di medaglia e carriera ormai al capolinea col capitombolo in supergigante quando scendeva con un tempo da primato, il norvegese riappare competitivo e per poco non sale sul podio, sesto in entrambe le discipline veloci, a soli 14 e 13 centesimi dalla medaglia. Giù il cappello.

GANONG E COOK 7.5. Sorprese poche, dicevamo in apertura. L’americano e il canadese afferrano l’argento che non ti aspetti, anche se Ganong a dicembre aveva vinto a Santa Caterina; Cook, bontà sua, è un carneade e magari non lo ritorveremo mai più così in alto.

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