a cura della Redazione
Rapporto tra italiani e internet: meno notizie, più musica e giochi
L’Italia ha una economia digitale ancora troppo debole, collocandosi agli ultimi posti in Europa. È quanto emerge dall’ultimo rapporto DESI (Digital Economy and Society Index – indice dell’economia e della società digitali) elaborato dall’Unione Europea, che vede l’Italia in venticinquesima posizione, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania. Il rapporto rivela dati importanti sugli italiani e internet: il nostro paese è ancora molto indietro in quanto a connettività, uso della rete da parte delle famiglie e nell’uso dell’e-commerce da parte delle imprese. Ma ci sono anche alcuni segnali positivi, come la diffusione dei servizi digitali nelle imprese, nella pubblica amministrazione e nella crescita da parte dei cittadini nell’uso della rete come forma di intrattenimento.
Il primo aspetto preso in esame dall’indice DESI è la connettività, per la quale siamo penultimi in Europa. Se oramai quasi tutto il territorio del paese è raggiunto dalla banda larga, sono ancora poche le aeree raggiunte dalle reti di nuova generazione e sono di conseguenza pochi gli abbonamenti a servizi con velocità superiore ai 30 Mbps (solo il 2,2% del totale). Questo limita ovviamente la diffusione di servizi di rete avanzati che richiedono connessioni molto veloci (per esempio i film in streaming in HD). Siamo ultimi in quanto a diffusione della banda larga fissa tra le famiglie (solo il 51% ha un abbonamento), ma forse questo è legato al fatto che siamo nella media europea in quanto a copertura e abbonamenti alla banda larga mobile.
Siamo messi solo un pochino meglio nell’indicatore relativo al capitale umano, che prende in considerazione l’effettivo utilizzo della rete da parte dei cittadini e le loro competenze digitali: in questo l’Italia è ventiquattresima (siamo in posizione 25 nella connettività). Sono ancora pochi gli utenti abituali di internet (59% dei cittadini), mentre siamo leggermente migliorati nella diffusione delle competenze digitali di base e nella percentuale di specialisti ICT impiegati nella forza lavoro, dove ci stiamo avvicinando alla media europea.
Venendo poi all’uso dei servizi internet, l’Italia si colloca in penultima posizione, ma rispetto al DESI 2014 siamo cresciuti più di quanto abbia fatto in media l’Europa. E la crescita sarebbe potuta essere ancora più elevata se non fosse stato per il decremento che abbiamo registrato nella lettura delle notizie online, dove la percentuale di utenti che leggono le news in rete è passata dal 68% al 60%. Questo calo è legato forse al fatto che un crescente numero di quotidiani online ha iniziato ad adottare un modello di business di tipo freemium, soprattutto per gli accessi da dispositivi mobile.
In netta crescita invece la musica, i video e i giochi, dove ci collochiamo in dodicesima posizione, una volta tanto sopra la media europea. È aumentato in effetti il consumo dei contenuti digitali e in questo ambito buona parte della crescita è legata ai giochi, che hanno agganciato il trend della diffusione dei dispositivi mobile. Nel 2015, infatti, è previsto che la vendita di giochi per mobile (smartphone e tablet) supererà quella per console, aumentando quindi ulteriormente l’uso di internet mobile per i contenuti digitali videoludici. Nel mercato italiano, inoltre, i giochi di casinò online e le slot machine autorizzate come quelle di William Hill hanno avuto un buon riscontro da parte degli utenti nel corso dell’ultimo anno, contribuendo all’aumento del consumo di contenuti digitali.
Sul versante delle imprese, l’Italia digitale è nel complesso leggermente più performante, visto che a livello di integrazione delle tecnologie ICT nelle aziende siamo in posizione 22 e nell’ultimo anno ci siamo avvicinati molto alla media europea. Siamo addirittura in quinta posizione nell’utilizzo di servizi cloud e in decima nella condivisione elettronica della informazioni. In generale, siamo piuttosto avanti nell’adozione di soluzioni di eBusiness, ma siamo molto indietro nello sfruttare le opportunità offerte dall’e-commerce. Siamo infatti ultimi nella percentuale di piccole e medie imprese che vendono online e in ventitreesima posizione nel fatturato e-commerce. Il 2015 sarà quindi un anno importante per sfruttare tutte le opportunità che il commercio elettronico ha da offrire alle piccole e medie imprese italiane, anche in termini di export.
Infine, l’Italia è in quindicesima posizione in quanto a servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione, quasi in linea con la media europea. Se tuttavia i servizi online sono molti, sono ancora poco utilizzati dai cittadini, sia per un problema di competenze digitali, sia per una fruibilità dei servizi stessi, che può essere migliorata.


