di Mariantonietta Sorrentino
Il laboratorio del silenzio di Giancarlo Sissa
Sono pochi i luoghi del pianeta, dove siamo risparmiati dal rumore. Più ancora: son rari i momenti concessi al silenzio, a quell’esperienza dello spirito che ci fa entrare in contatto con la parte più intima di noi, quella più bistrattata, abituati a indossare maschere tutti i giorni. Sentinella e araldo di questo silenzio tutto interiore è un mantovano “doc”, Giancarlo Sissa, francesista e traduttore che vive a Bologna. Opere sue, in quanto racconti e poesie, sono comparsi su numerose riviste.
Giancarlo Sissa – auditoriumanzoni.it
Dal 26 febbraio scorso il Nostro ha organizzato e voluto un Laboratorio, dove va in scena il silenzio declinato in vari modi. Si tratta di percorso per imparare ad ascoltare, a leggere con profondità, a restituire la traduzione del silenzio: “Colui che sorride e tace guarda una clessidra invisibile” (Paul Valéry). Organizzati come cinque incontri settimanali per cinque giovedì, il progetto ruota su cardini ben oliati e sperimentati. Il 5 marzo c’è stato il laboratorio su “L’ottava nota” (il silenzio della musica); poi “Canone inverso” di Paolo Maurensig e “La Sonata a Kreutzer” di Lev Nikolaevic Tolstoj, il 12 marzo sarà il turno de “L’amore” (la musica del silenzio), “Le voci del mondo” di Robert Schneider e “Silenzio” di Mario Brunello. Successivamente, giovedì 19 marzo, sarà di scena ” Il silenzio del corpo” (danza e silenzio) con “La saggezza del danzatore” di Dominique Dupuy, “L’anima e la danza” di Paul Valéry e “L’arte del toreare e la sua musica silenziosa” di José Bergamin. Il penultimo incontro avverrà il 26 marzo con “Silenzio e poesia” (la solitudine dell’acqua), “La tigre assenza” di Cristina Campo e “Poesie” di Emily Dickinson. Infine il 2 aprile “Silenzio e deserto” (il silenzio mistico e di conoscenza), “La pazienza del nulla” di Arturo Paoli e “Storie Sufi” di Leonardo Vittorio Arena.
Abbiamo rivolto a Giancarlo Sissa qualche domanda per entrare nel vivo di questo interessante progetto.
Com’è nata questa idea del Laboratorio del silenzio?
In realtà conduco Laboratori di scrittura del sé e di “antiscrittura” da molti anni, in Italia e all’estero, rivolti anche (ma non soprattutto) a operatori del sociale e del teatro. L’idea di lavorare sul Silenzio (e sul Vuoto, sull’Ombra, sull’Attesa…) viene da quella che io leggo come una necessità di oggi: disintossicarsi dal pieno osceno (di suoni, immagini, gesti volgari…) che ci opprime ormai da troppo tempo. Abbiamo bisogno di attraversare il nostro silenzio – o quel che ne resta – per tentare di rinascere a noi stessi, magari alleggeriti.
Quali altre esperienze similari ha realizzato o vissuto?
Ho ideato e gestito diversi laboratori negli anni e in diverse situazioni; ho lavorato molto in ambito sociale (con i minori, ad esempio) e nel teatro (con il Teatro delle Ariette di Bologna, con il Laboratorio Teatro (in) stabile di Michele Collina, con il Collettivo Festival della Fiaba di Modena, eccetera); molto ho lavorato come formatore, come facilitatore di apprendimenti, come attore, come traduttore di testi poetici e teatrali …
Come ha “scovato” gli argomenti e i contenuti degli incontri?
Non li ho scovati – li ho individuati leggendo (leggo moltissimo, quasi continuamente) – e studiando: la musica, la danza, la poesia, la narrativa e il pensiero mistico e religioso di tradizioni e culture diverse (il Taoismo, il pensiero Sufi)… e al momento sto preparando un secondo Laboratorio dedicato all’area tematica del Silenzio nel quale mi occuperò della cerimonia del tè e delle “biografie silenziose”.
Cosa significa per lei la poesia?
La poesia per me è la possibilità che abbiamo di spezzare le certezze apparenti, le convinzioni malate, di usare le parole per dire cose che le parole altrimenti non potrebbero dire, di aprirci al mondo in un segno di condivisione e di restituzione della vita… occorre un serio lavoro, soprattutto artigianale, per diventarne degni… in poesia non servono fretta né presunzione, la poesia è un comportamento, un’assunzione di responsabilità – molti poeti e molte poetesse sono morti per questo.
Perché l’idea prende corpo a Bologna?
Per ora a Bologna – perché per gran parte dell’anno vivo qui – ma ora sto “esportando” il laboratorio del silenzio anche a Modena e a Ferrara… in attesa di trasferirmi a Parigi, dalle parti del Pont Neuf!
Giancarlo Sissa come poeta ha pubblicato nel 1997 “L’aureola” (Book Editore, postfazione di Alberto Bertoni), nel 1998 “Prima della tac e altre poesie” (Marcos y Marcos, prefazione di Giovanni Giudici), nel 2002 “Il mestiere dell’educatore” (Book Editore, postfazione di Alberto Bertoni), nel 2004 “Manuale d’insonnia” (Nino Aragno Editore, postfazione di Roberto Galaverni) e tanti altri. Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue europee per “Gallo et Calzati Editori” per i quali ha curato nel 2004 “Poesia” a Bologna, raccolta di scritti autobiografici di diversi autori. Ha collaborato come diarista e attore con il Teatro delle Ariette. Da anni conduce in Italia e in Europa laboratori di antiscrittura. Dal 2010 docente di creazione letteraria e canzone presso la Scuola internazionale estiva di musica classica e contemporanea organizzata da Rita Marchesini a Castelluccio (Porretta Terme). È Presidente dell’Associazione culturale Laboratorio Teatro (in)stabile.



