di Nicola Pucci
Con queste lune, e soprattutto in Francia dove ancora è fresca la ferita dell’attentato alla sede di Charlie Hebdo, fa notizia quanto successo lunedì al Municipio di Nizza: in virtù dell’articolo 175-2 del codice civile, gli organi di Giustizia hanno sospeso la celebrazione del matrimonio civile di una coppia di confessione musulmana.
La decisione è stata motivata con i dubbi sorti in relazione al consenso degli sposi, ma forti sono altresì i sospetti di radicalismo. Secondi fonti molto vicine al caso, il futuro sposo era stato condannato il 21 gennaio scorso dalla sezione penale del Tribunale di grande istanza (in Francia si chiama Tribunale correzionale) – insieme ad altri due uomini – a sei mesi di detenzione con la condizionale per aver aggredito un commerciante accusato di non essere un “buon musulmano” perchè vendeva carne di maiale. Uno dei tre uomini era schedato tra gli individui da sorvegliare della Direzione generale per la sicurezza interna.
Come spiega il segretario del Comune della città di Nizza, Auguste Verola, ai microfoni di una radio locale, France Bleu, “c’erano sospetti di jihadismo. Si pensa che uno degli sposi auspicasse andarsene all’estero per la jihad, in Siria o altrove“. “Il procuratore della Repubblica ha fatto sapere lunedì mattina di aver ricevuto questa opposizione e ha pronunciato la sospensione della celebrazione del matrimonio“, ha precisato il portavoce del Comune, facendo rilevare che la coppia di futuri sposi era stata allertata dalla giustizia il fine settimana scorso.
La coppia e i familiari, a cui era stato vietato l’accesso alla sala dei matrimoni del Municipio, si sono nondimeno presentati lunedì verso le 15.30, “bloccando” la strada che porta al Municipio e “facendo uso improprio dei clacson“.
Al termine dell’inchiesta, una nuova sospensione per l’unione della coppia in matrimonio potrà essere pronunciata. Il procuratore potrà autorizzare o meno la celebrazione se i dubbi circa il consenso saranno fondati. L’avvocato dei futuri sposi, dal canto suo, non è tenuto a rilasciare dichiarazioni sulla questione prima di aver sentito i suoi assistiti.
fonte: lemonde.fr

