RAVANARE POESIA

di Gianluca Bonazzi

“Ravanare poesia”

Ravanare 2Chi è un “ravanatore poetico” e perché si definisce così?
È una persona che vive col cuore in mano e lo usa come un radar per scovare “cose” di ogni genere: luoghi, persone, libri, storie, notizie e quant’altro, venate di bellezza.
Compie un’attenta opera all’oscuro, lontana dai riflettori, acquartierato ai margini del vivere di tutti i giorni.
Gli basta poco o quasi nulla, un filo d’erba per terra, una nuvola bizzarra in cielo o semplicemente l’istinto, come fosse un cane da tartufi, per seguire una traccia e andare a ravanare qualcosa d’impensabile, un tesoro.

Spesso gli tocca mettere le mani nella polvere di banchi antichi e vecchi, dove giacciono libri sconosciuti, smarriti, sospesi, obliati dal tempo della memoria.
Si definisce poetico non perché la sua ricerca sia dedicata soprattutto alla poesia, ma perché il suo approccio al cercare e al trovare evocano come un ritorno al tempo della fanciullezza divina, all’atto della creazione primordiale, che fu proprio come il primo atto poetico, come da origine della parola “poesia” – poiesis – che vuol dire creare.

La gente comune non può lontanamente immaginare che cosa significhi per lui, in termini di emozione, siffatto cercare e trovare, il muoversi tra i luoghi, le persone e le cose, tra l’ascolto e lo sguardo.
Cammina negli infiniti campi della conoscenza, sapendo consapevolmente che dietro ogni angolo si può annidare una possibile esperienza formativa suggerita da un’emozione autentica.
Sono momenti che colorano la sua giornata, dilatando la percezione del tempo.
Inneggiano all’incontro e alla relazione con l’ altro da sé, insieme che costituisce il principio del mondo: io, tu, noi e le “cose”.

Ravanare 1Essersi dato tale definizione è anche per promuovere presso gli altri tutti la sua opera inesausta, la ricerca della vera bellezza vicino a sé.
In un’epoca dove tutto passa e nulla si ferma, veloce e irruente come un fiume in piena che non crea più vere relazioni, lui osserva coi sensi e ascolta col cuore e, accogliendo quelle certe “cose” per far che si depositino presso di lui, le crea e le ricrea.
Offre loro ansa, rifugio, possibilità di nuova vita, perché possano ribellarsi all’abbandono, al consumo, alla distrazione e alla perdita di massa.

Sono già innumerevoli i tesori ravanati nel corso del tempo degli ultimi anni, e ognuno di loro sarebbe in grado di aprire un capitolo, una finestra per far apparire una storia. È la sua idea di cultura, senza lauree, né patenti e né abilitazioni certificate, che parte dal basso, che di più non si può. Non cerca le cose, ma fa in modo che siano loro a cercare lui. Quando accade, è un’epifania che si rinnova, ogni volta come se fosse la prima volta. Si comporta come se fosse ancora un bambino, cioè guarda per terra, per vedere se può notare qualcosa d’interessante. Allora ricorda che questa stessa azione la svolgeva veramente da bambino, quando usciva da scuola, alle elementari. Lo sciamare della gente nel cortile verso l’ uscita, di bambini e genitori, era troppo lento, e così, per non annoiarsi, lui guardava sempre per terra. Ogni volta scopriv delle monetine. Era una sorta di ravanatore monetario e non lo sapeva.

Ravanare 3Quello spirito vagabondo tra le “cose” è del sottoscritto, l’uomo che cammina piantando alberi di memoria, che può fregiarsi ora anche del titolo di ravanatore di tesori poetici. Da qualche mese ho pure inaugurato il mio personale banchetto, dove non si compra e non si vende nulla, si baratta solo cultura a costo zero, inneggiando al buon vino della vita. Questo scritto è un sommesso invito a ravanarmi in qualche angolo del pianeta: in cambio avrete un sorriso di parole vere, innaffiato da un bicchiere di buon vino.

(le foto ci sono state gentilmente fornite da Gianluca Bonazzi)

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