di Ferdinando Cocciolo
È iniziata la stagione delle grandi classiche di ciclismo con la Milano- Sanremo
Ci siamo, la Milano-Sanremo ha aperto la stagione delle grandi classiche di ciclismo, tra salite, strappi, muri, pavè, discese, ma soprattutto il grande amore e la passione dei tifosi, ovvero la grande famiglia del ciclismo. La “Classicissima di primavera“, che ha quasi sempre visto trionfare grandi campioni che hanno fatto la storia del ciclismo, avvia il mese più importante per i cacciatori delle corse di un giorno.
10 vincitori grandi classiche ciclismo: da Merckx a Bettini
Noi, scusandoci se dimentichiamo qualcuno, vi raccontiamo in sintesi i dieci più forti nelle grandi classiche, corridori che hanno lasciato il segno anche e soprattutto nel cuore dei tifosi. E non potevamo non iniziare, a parte il nostro Fausto Coppi, dal più grande in assoluto (tra corse di un giorno e gare a tappe) e quindi, nel nostro caso specifico, da colui che è stato capace di vincere ogni tipo di classica. Sì, il “cannibale” Eddy Merckx che non lasciava nulla agli avversari, che lottava sino alla fine anche nei circuiti e nelle gare di ciclocross.
Il belga (classe 1945) è l’emblema del ciclista capace di andare forte su tutti i percorsi, cosa rara in un ciclismo che con il passare degli anni (soprattutto ai tempi nostri) ha viaggiato verso l’esaltazione della “specializzazione“. Un palmares incredibile, se si considera anche il campionato del mondo su strada, vinto per ben tre volte (1967, 1971, 1974). Sette Milano-Sanremo, vinte in ogni modo (volata, volata ristretta, andando all’attacco) negli anni 1966, 1967, 1969, 1971, 1972, 1975, 1976. Eddy, insieme a Roger De Vlaeminck, Francesco Moser, Fabian Cancellara e Tom Boonen, è tra i più grandi della “classica delle pietre“, la Parigi-Roubaix, vinta per tre volte nel 1968, 1970 e 1974. Merckx ha trionfato nel Giro delle Fiandre due volte (1969 e 1975), nella Liegi-Bastogne-Liegi (la grande classica delle Ardenne) nelle edizioni 1969, 1971, 1972, 1973, 1975. Insomma, una facilità impressionante di adattamento a grandi classiche diverse tra loro, sia sotto il profilo altimetrico, sia anche sotto il profilo dell’interpretazione tattica. Due Giri di Lombardia, tre Gand-Wevelgem, due Amstel Gold Race e tre Freccia Vallone completano un curriculum che forse dire straordinario è poco e ha scritto momenti che rimarranno indelebili nei ricordi di tifosi e appassionati.
Passiamo a Rik Van Steenbergen (classe 1924, morto il 15 maggio 2003), un altro mito belga, fortissimo sia su strada che su pista, professionista dal 1943 al 1966. Ottenne in totale 270 vittorie su strada, praticamente il quarto in una graduatoria che vede ai primi tre posti Merckx, Rik Van Looy e il nostro Francesco Moser. Un atleta capace di andar forte sia sul passo che in volata, ma anche sulle salite meno dure. Ha vinto per tre volte il campionato del mondo su strada (1949, 1956 e 1957), impresa riuscita solo ad Alfredo Binda, al grande Merckx e Oscar Freire. Anche lui particolarmente adatto alle classiche dei muri e del pavè, ha trionfato nel Giro delle Fiandre 1944 e 1946 e nella Parigi-Roubaix 1948 e 1952. Sua la Milano-Sanremo del 1954 (dove tra l’altro arrivò secondo nel 1959) e la Freccia Vallone del 1949.
Un altro grande corridore belga, davvero completo, è “Monsieur Roubaix” Roger De Vlaeminck (classe 1947), anche pistard e ciclocrossista. Capace di vincere in volata, con scatti da finisseur ed anche attacchi in salita, è considerato uno dei più grandi interpreti delle corse di un giorno. E’ chiamato “Monsieur Roubaix” per il primato di quattro vittorie nella “Regina delle classiche” (1972,1974, 1975, 1977) dove sono indimenticabili le lotte con Eddy Merckx e Francesco Moser, di cui è stato anche compagno di squadra. Il carattere sfrontato e spavaldo lo hanno sempre accompagnato insieme ad una concretezza in corsa fuori dal comune. Vincitore di tre Milano-Sanremo (1973, 1978 e 1979) e un Giro delle Fiandre (1977), ha trionfato anche in classiche che apparentemente potevano respingerlo per la durezza: Liegi-Bastogne-Liegi (1970) e Giro di Lombardia (1974 e 1976). Non ha mai vinto il campionato del mondo, ma è l’ unica pecca in una grandissima carriera.
“Rik secondo” (chiamato così per distinguerlo da Van Steenbergen) è lui, Van Looy (classe 1933), professionista dal 1954 al 1970. Due volte campione del mondo (1960 e 1961), figurano nel suo palmares numerose classiche. Tre Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo (1958), due Giri delle Fiandre (1959 e 1962), tre Gand-Wevelgem, una Liegi-Bastogne-Liegi (1961), un Giro di Lombardia nel 1959. Insomma, un mito da grandi classiche.
Dai belgi ad un francese, dominatore della scena internazionale tra la fine degli anni 70 e la prima metà degli anni 80. Bernard Hinault (classe 1954), soprannominato il “tasso“, per antonomasia uno dei più grandi interpreti delle grandi gare a tappe ma capace anche di andare forte nelle grandi classiche, anche in quelle non proprio adatte alle sue caratteristiche. Era fortissimo in salita ed era in possesso di un acume tattico che ha messo in difficoltà nei grandi giri anche i nostri Giuseppe Saronni e Francesco Moser. Campione del mondo nel 1980 (a Sallanches, probabilmente il circuito più duro negli ultimi 40 anni) ha trionfato nella Parigi-Roubaix del 1981 (davanti ai favoritissimi De Vlaeminck e Francesco Moser), in due edizioni del Giro di Lombardia (1979 e 1984), nella Liegi-Bastogne-Liegi 1977 e 1980, oltre alla Freccia Vallone, alla Gand-Wevelgem e all’Amstel Gold Race.
Hinault fu grande rivale del nostro Francesco Moser (professionista fino al 1988), lo “Sceriffo“, un altro grandissimo nelle grandi classiche, il corridore italiano più vittorioso di tutti i tempi con ben 273 vittorie su strada e terzo nella graduatoria mondiale alle spalle di Eddy Merckx e Rik Van Looy. Ma, insieme a Fausto Coppi, fortissimo anche in pista, se si pensa solo al record dell’ora e al titolo di campione del mondo di inseguimento su pista ottenuto nel 1976. Un personaggio straordinario (anche giù dalla bici), carismatico, praticamente mai sceso realmente dalla bicicletta e capace ancora di primeggiare in gare tra ex professionisti. Le sue tre Parigi-Roubaix consecutive (1978, 1979, 1980) sono ancora nel cuore e nei ricordi dei suoi tifosi e appassionati, per la potenza espressa nel fango e sulle pietre e la facilità di staccare avversari come Roger De Vlaeminck e Freddy Maertens. Ma indimenticabile è anche il titolo mondiale su strada conquistato nel 1977 a San Cristobal, davanti a Dietrich Thurau, con una foratura proprio all’ultimo chilometro. Dominatore sui muri del Giro delle Fiandre nel 1976 e nel 1980, purtroppo non l’ha mai vinto sfiorandolo in quelle due occasioni. Suoi i Giri di Lombardia 1975 e 1978, la Gand-Wevelgem nel 1979, la Freccia Vallone nel 1977, ma anche e soprattutto la Milano-Sanremo nel 1984, la classica inseguita da sempre e dominata scendendo dal Poggio, con una padronanza inimitabile. Francesco Moser, ineguagliabile per carattere, spirito di reazione e orgoglio.
Sono tanti i campioni tosti, completi, arrivati ad ottenere anche risultati inaspettati. Per esempio Moreno Argentin (professionista dal 1980 al 1994), sicuramente uno dei nostri migliori interpreti nelle classiche, uno scattista capace anche di trionfare in volate ristrette. Campione del mondo su strada nel 1986, il suo terreno di caccia è sicuramente rappresentato dalle quattro vittorie ottenute nella Liegi-Bastogne-Liegi, la classica più dura insieme al Lombardia e alla Roubaix: un meraviglioso poker datato 1985, 1986, 1987 in maglia iridata, 1991. Ma anche un Giro delle Fiandre (1990), successo abbastanza inaspettato, ma quel giorno volava anche sui muri e le pietre, tre vittorie alla Freccia Vallone e il Giro di Lombardia. La delusione più grande fu la Milano-Sanremo del 1992, dove venne raggiunto praticamente a pochi metri dall’arrivo dall’irlandese Sean Kelly.
Già, Sean Kelly (professionista dal 1977 al 1994), un altro grande delle classiche, ritenuto da molti addetti ai lavori un opportunista del pedale, considerazione che tuttavia non rende onore alla classe di un corridore forte e forse un po’sottovalutato, uno dei migliori passisti-velocisti della storia del ciclismo. Due Parigi-Roubaix, tre Giri di Lombardia, due Liegi-Bastogne-Liegi, due Milano-Sanremo: praticamente, tranne il Fiandre, tutte le classiche monumento vinte.
Un corridore italiano che per carattere e determinazione assomiglia abbastanza a Francesco Moser è sicuramente Paolo Bettini. “Il Grillo” (classe 1974) ha smesso di correre nel 2008, ma praticamente subito dopo è diventato Commissario Tecnico della nazionale italiana anche e soprattutto per la sua grande capacità nel capire i corridori. Campione del mondo per due volte consecutive (2006 e 2007), è stato anche campione olimpico ad Atene nel 2004. Due Liegi-Bastogne Liegi (2000 e 2002), la Milano-Sanremo (2003), due Giri di Lombardia consecutivi (2005 e 2006), queste le vittorie nelle classiche monumento, oltre ai successi in gare altrettanto importanti come San Sebastian e Campionato di Zurigo.
Concludiamo con Jan Raas, sì proprio l’olandese che fece cadere il nostro Giovanni Battaglin nel 1979 andando a vincere il titolo mondiale a Valkemburg. Una scorrettezza che rimane per lui una grossa macchia (oltre alle tante voci di doping) ma non inficia tuttavia una classe immensa. Uno dei più forti corridori olandesi di sempre, scaltro e veloce, ha vinto cinque Amstel Gold Race (non per niente, gara ribattezzata scherzosamente Amstel Gold Raas), una Milano-Sanremo, due Giri delle Fiandre, una Parigi-Roubaix. E’ stato anche un ottimo dirigente.
E ora prepariamoci ad un’ altra grande stagione di classiche, con altri protagonisti.



