“USCIO E BOTTEGA”, FILM DI MARCO DAFFRA

di Giovanni Agnoloni

Uscio e bottega: film di Marco Daffra

Uscio e bottega: una commedia in puro stile toscano, questa di Marco Daffra, tratta da un soggetto di Brunetto Salvini, che impersona anche il protagonista, Lapo Corsini, un arzillo signore attempato che chiede e ottiene di partecipare a una trasmissione televisiva dal titolo, appunto, di “Uscio e bottega”. La storia procede tra numerose gag comiche, che vedono Lapo impegnato a contestare i vari personaggi all’interno dello show, senza dimenticare il suo viaggio verso Roma e la sua misteriosa scomparsa durante la trasmissione.

uscioebottega.info

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Nei cinema dal 14 aprile 2015 (in arrivo una proiezione speciale al Cinema Puccini di Firenze il 21 maggio alle ore 21,00), Uscio e bottega vede la partecipazione di numerosi attori toscani, tra cui Novello Novelli, Sergio Forconi, Katia Beni, Sergio Bustric e soprattutto il grande Carlo Monni, alla sua ultima apparizione cinematografica.

Segue la mia intervista al regista Marco Daffra.

Marco Daffra regista

Marco Daffra

1) Uscio e bottega: una commedia “fiorentinaccia”, ma con stile. Un ritorno alla tradizione monicelliana? Com’è nata questa idea?

Nel 2011 vidi un bel medio-metraggio sul Museo Bardini – L’opera perduta – il cui interprete principale era Brunetto Salvini, un caro amico che avevo perso di vista da alcuni anni. Lo chiamai per congratularmi con lui. Non sapevo che eravamo abbastanza vicini di casa, e lui mi invitò ad andare a trovarlo perché mi voleva parlare di un suo progetto: un libro da cui trarre una sceneggiatura per un film. Il giorno dopo ci incontrammo e lui stava scrivendo il libro C’era una volta Porta a Porta, ma si era un po’ “infognato”, con molte idee che portavano fuori dalla struttura principale. Cosicché, per tre mesi abbiamo lavorato fianco a fianco alla stesura del libro.

La sua unica figlia Lucilla era venuta a mancare venti anni prima e, nella stanza accanto allo studio ove ci trovavamo, sua moglie stava lottando contro un tumore che pochi mesi dopo se la portò via. Brunetto Salvini soffriva in silenzio, ma si era aggrappato a quel libro alla ricerca di un motivo per continuare a vivere, perché il suo desiderio profondo era quello di ricongiungersi quanto prima alla sua famiglia, nel cimitero a pochi passi da casa sua. Difatti, non appena ultimata la stesura del libro, immediatamente ci siamo messi a lavorare sulla sceneggiatura. Altri tre mesi e la sceneggiatura era pronta.

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2) Nella storia viene fuori la figura di Dante Alighieri, sia pur vista attraverso il filtro della comicità. È questo il segno che Firenze ha preso le distanze dai suoi “simboli”, o al contrario è un tributo al sommo poeta, sia pur in chiave comica?

Assolutamente è un tributo a Dante Alighieri; senza di lui Firenze non sarebbe quella che è.

3) Una delle ultime apparizioni di Carlo Monni: che cosa ha rappresentato e rappresenta per Firenze e la Toscana (ma non solo) questo attore?

Per il cinema, è certamente l’ultima apparizione di Carlo Monni. Un personaggio, un mito, un anarchico, un poeta, un puro. Non solo per me, ma per tutta la Toscana e non solo, rappresenta un punto di riferimento, un’anima che non morirà mai. Aggiungo che mi sento tutta la responsabilità di lasciare alla storia l’ultima interpretazione cinematografica di diversi attori del film. In primis il mio maestro ed amico Carlo Monni, al quale ho fatto fare Papa Francesco, ben sei mesi prima del suo arrivo (anche perché girammo quelle scene nel settembre 2012, e Papa Francesco è arrivato a marzo del 2013), ma alla scomparsa di Carlo Monni si sono aggiunte quelle di Orvelio Scotti e Adelaide Foti. Altra responsabilità in più per questo film, che chiude la loro carriera.

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4) La tua chiave di accesso alla commedia si basa molto sul ritmo veloce, sulla caricatura ficcante. Quali sono i tuoi riferimenti, anche nel cinema internazionale?

Più che internazionale, direi proprio locale, nel senso che i miei maestri ai quali mi sono inspirato sono Mario Monicelli in primis, ma anche Francesco Nuti, Alessandro Benvenuti e Roberto Benigni.

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5) Quanto il cinema, e in particolare quello comico, è ancora uno strumento efficace di osservazione e critica della nostra società? E questo è uno dei tuoi scopi?

Sicuramente sì. Lo stile della comicità permette con garbo e divertimento di fare denunce forti e schiette, che arrivano agli occhi e alle orecchie di chiunque.

6) Quali i tuoi nuovi progetti?

Approfittando del quinquennio dei festeggiamenti del 150° anniversario di Firenze Capitale d’Italia, sto lavorando su nuovo soggetto, sempre protagonista Firenze, ma stavolta sarà un giallo comico poliziesco.

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