di Francesco Gori
Nella lunga cerimonia di assegnazione degli Oscar, pronostico rispettato e statuetta come “miglior film” a The Artist.
Un trionfo previsto e più che meritato per il regista Michel Hazanavicius, capace di riportarci indietro nel tempo con un film imperniato sul silenzio. Erano più di ottant’anni, dal 1929, che un film muto non si aggiudicava l’Oscar. E francamente nessuno si sarebbe immaginato una nuova vittoria, nell’era del 3D. Sul red carpet di Hollywood, anche la vittoria come “miglior attore protagonista” di Jean Dujardin, straordinario e perfetto interprete della pellicola. Battuto il piacione George Clooney di Paradiso Amaro. Nei 100 minuti di piacevole visione, da ricordare la fondamentale presenza scenica di Uggie, l’amato Jack Russell che accompagna sempre George Valentin. In questa celebrazione c’è anche del suo. Per The Artist un totale di 5 statuette: oltre a film e attore, premi alla regia, alla colonna sonora e ai costumi. Per il cinema francese un grande orgoglio, testimoniato dalle parole entusiastiche di Sarkozy, e una conferma nell’olimpo delle nazioni cinematograficamente più meritevoli, dai tempi di François Truffat. Per l’Europa della settima arte altra pietra preziosa, dopo l’affermazione di un anno fa del britannico, ma anche australiano, Il discorso del re.
E gli avversari? Il più temibile era Hugo Cabret, perché girato dalla leggenda Martin Scorsese e per la perfezione balistica di sceneggiatura e ambientazione. E infatti eccolo vincitore di altrettanti riconoscimenti, quelli più tecnici: effetti speciali, fotografia, sonoro, montaggio sonoro e scenografia.
Nel podio dei film più belli dell’anno come dimenticare il commovente The Help, storia di cameriere nere vessate dalla società americana degli anni Sessanta: non è arrivato l’Oscar come miglior attrice alla protagonista Viola Davis, bensì quello di “miglior attrice non protagonista” alla convincente Octavia Spencer – Minny Jackson. La statuetta come miglior interpretazione femminile è andata invece all’eterna Meryl Strepp, nei panni di Margaret Thatcher in The Iron Lady. A Cristopher Plummer di Beginners il riconoscimento al maschile, il più anziano (82 anni) da sempre a ricevere tale onore.
L’Oscar per la sceneggiatura originale al sempre presente Woody Allen col suo Midnight in Paris, racconto fiabesco sugli artisti del passato che riemergono nella vita di uno scrittore.
Per il resto, sono due le note di merito da sottolineare. Quella al miglior film straniero che va a La separazione: per l’Iran, paese produttore, un’occasione di grande rilancio nell’immaginario sociale. Quella infine di casa Italia, che può brindare ai suoi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, Oscar come scenografi di Hugo Cabret. Una bella soddisfazione, ma certo è che per una tradizione come quella italiana si tratta di briciole in anni di deserto assoluto.
È ormai dal 1999, anno in cui Roberto Benigni emozionò la madrina Sophia Loren con La vita è bella – miglior film straniero e statuetta di miglior attore al comico toscano -, che i cineasti di casa nostra sembrano aver smarrito la strada del successo. Un peccato se si pensa al passato e a registi del calibro di Vittorio De Sica, Federico Fellini, Elio Petri, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, capaci di fare dell’Italia un esempio di “fuoriserie” del cinema.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



La notte degli Oscar è sempre magica! Sono d’accordo su come sono stati assegnati i premi… avrei solo premiato anche Viola Davis di “The help”: secondo me, la sua è stata una grande interpretazione!
trovo meritatissimi i premi a The Artist, vorrei fosse stato assegnato qualcosa anche alla protagonista femminile – davvero eccezionale