di Ferdinando Cocciolo
Stagione ciclismo 2015: le pagelle sui grandi protagonisti
Un Fabio Aru entusiasmante e commovente, la determinazione di Alberto Contador, la rabbia di Vincenzo Nibali, l’eterno Davide Rebellin, la lotta vinta per la vita di Ivan Basso
Puntualmente, PostPopuli propone ai propri lettori le pagelle di una stagione di ciclismo 2015 lunga (come al solito), appassionante, difficile, ma anche entusiasmante (anche se si poteva sicuramente fare di più) per i nostri colori. Una stagione che, non solo a livello mediatico, ha ulteriormente dimostrato come e quanto sia seguito il ciclismo.
E, naturalmente, sono loro, i corridori, a fare le corse, con le loro storie, la classe, la forza di volontà.
Alberto Contador: voto 9,5. Il mezzo punto in meno è dovuto (si potrebbe intuire) alla mancata doppietta Giro-Tour, che era nella testa e nei sogni di Alberto. Ma, probabilmente, come dice qualche addetto ai lavori, è una mission quasi impossibile nel ciclismo moderno. Ed allora, il leader della Tinkoff-Saxo (che ha annunciato che il 2016 potrebbe anche essere il suo ultimo anno agonistico, ma noi non ci crediamo) si è “accontentato” della vittoria al Giro d’Italia. Una corsa rosa dominata dall’inizio alla fine, nonostante un Fabio Aru che non ha mollato un centimetro, sfortune e cadute varie, e una squadra non sempre all’altezza della situazione. Ma tutti conoscono la forza di volontà, la determinazione del “pistolero“, fuori dal comune.
Vincenzo Nibali: voto 8. Una stagione “a due facce”, quella dello “squalo dello stretto”, che puntava fortemente al bis nel Tour de France. Il bersaglio grosso non è andato a segno, per una serie di motivi legati ad una condizione fisica non ancora ottimale, ma anche e soprattutto ad un rapporto ed equilibri con i dirigenti dell’Astana che andranno rivisti per il 2013. Ma Vincenzo, in un Tour per lui che sembrava tutto da dimenticare, ha avuto la grande forza di “inventarsi” una vittoria di tappa, e quindi un quarto posto in graduatoria che non è da buttare. Dunque, una prima parte della stagione contraddistinta anche dalla vittoria bis al campionato italiano (ma al di sotto delle attese), a fronte di una seconda parte straordinaria. Coppa Bernocchi e Tre Valli Varesine rappresentano il “contorno” al grande e tanto atteso trionfo al Giro di Lombardia. Finalmente, un italiano, dopo sette anni (Cunego), trionfa in una classica monumento. E il 2016 dovrebbe essere Olimpiadi di Rio e Giro d’ Italia.
Chris Froome: voto 8,5. Ormai è di moda collegare il discorso di un modo di correre ritenuto brutto a vedersi a Chris Froome. Lui magari non dà spettacolo, non è un Nibali tanto per intenderci, ma concretizza. Un terzo posto nella classifica generale del Romandia, vittorie nella Vuelta Andalucia e Delfinato, ma soprattutto il Tour de France. Il grande obiettivo (concreto) ottenuto, spettacolo o non spettacolo, stile o non stile in bici, comunque di fronte ad avversari come Quintana, Contador, lo stesso Nibali. Questo è Froome, prendere o lasciare.
Fabio Aru: voto 10. Il voto massimo per un corridore che ci ha entusiasmato, emozionato, commosso, con la consapevolezza dell importanza di una stagione determinante per lui. Fabio non è più una semplice promessa, ora si può ritenere a tutti gli effetti un fuoriclasse in grado di competere con i grandi nei grandi giri e condividere senza ansie e timori la leaderschip nella stessa squadra con Vincenzo Nibali. Il secondo posto al Giro d’Italia (con la vittoria in due tappe) ma soprattutto la Vuelta di Spagna, dove è stato spettacolo puro in salita. Fabio è maturato anche tatticamente. E ora, nel 2016, salvo sorprese, dovrebbe essere Tour de France, con Nibali di ritorno sulle strade italiane.
Peter Sagan: voto 9. Il “predestinato”, il corridore capace di primeggiare in tutte le grandi classiche, o quasi. Un “giocoliere” della bici che ha saputo costruirsi un personaggio che fa bene all’immagine di un ciclismo che ha bisogno di tutto, tranne di faccendieri e doping. Ma un “predestinato” a cui mancava ancora il grande botto, tale da cambiare o indirizzare una carriera. Eccolo: il titolo di Campione del Mondo, in solitaria, sul circuito di Richmond e sul terreno dove lui “si diverte”, il pavè. Una maglia iridata che ora lo farà volare verso la Sanremo, il Fiandre, la Roubaix? Se lo aspettano tutti, tifosi e addetti ai lavori.
Ivan Basso: voto 10. Il massimo voto per la tenacia, la grandissima forza di volontà di fronte alla “bestia”, quel tumore ai testicoli improvvisamente scoperto (per caso) durante il Tour de France. La “corsa più difficile”, quella per la vita, dove Ivan, ancora una volta, è stato protagonista. Ha fatto in tempo lui, abituato a primeggiare, due Giri d’Italia e due podi al Tour de France) a contribuire al successo del capitano Contador al Giro, e poi basta. Un voto massimo per la serenità e il sorriso che ne fanno grande uomo, pronto ora ad insegnare ciclismo nella Tinkoff-Saxo.
Alejandro Valverde: voto 9. 35 anni e ancora tanta voglia di non mollare, di vincere ancora le corse più importanti. Signori, qui parliamo del classico corridore che nobilita il ciclismo con la partecipazione alle corse da febbraio a ottobre. Ancora una volta, leader della classifica mondiale World Tour a punti, graduatoria che probabilmente andrebbe rivista ma, in sostanza, rispecchia i valori in campo. Liegi- Bastogne Liegi, Freccia Vallona, Campionato nazionale spagnolo, il podio più basso al Tour de France, una tappa alla Vuelta di Spagna e tanto altro. Gli è mancato il Campionato del Mondo (che, probabilmente, rimarrà un sogno), altrimenti il 10 sarebbe stato assicurato.
Matteo Trentin: voto 7. Con Nibali, Aru e Viviani (voto 8, Campione Europeo su pista e capace di andar forte anche su strada), è stato sicuramente il migliore dei nostri in una stagione che, speriamo, ha posto le basi per un ciclismo italiano sugli scudi nelle grandi classiche. Un altro “ predestinato”, che ha corso nella Etixx Quickstep per il capitano Boonen ma ha avuto le sue occasioni e le ha sfruttate. Uno dei capitani designati da Cassani per il mondiale di Richmond che ha deluso, ma pronto riscatto subito dopo. Vittoria nella Parigi Tours, oltre ad un secondo posto nel Giro del Piemonte e un terzo alla Coppa Bernocchi. Su di lui, nel 2016, puntiamo al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix.
Nairo Quintana: voto 5,5. Uno come lui, vincitore del Giro d’Italia 2013, considerato da molti il miglior scalatore puro al mondo, non può accontentarsi di un secondo posto al Tour de France, un quarto alla Vuelta e solamente di una Tirreno-Adriatico. Non è mai stato il Quintana attaccante che tutti aspettano, proprio per quelle caratteristiche che soprattutto in salita devono fare la differenza. Tutto rimandato al 2016.
Diego Ulissi: voto 6,5. Un corridore sfortunato, fermato sul più bello da una squalifica per una strana vicenda, una delle tante in un ciclismo che deve continuare la lotta contro gli “stregoni della medicina” e faccendieri del doping. Ma lui si è rialzato, soprattutto con pazienza, sino alla grande commozione evidenziata dopo la tappa vinta al Giro d’Italia. Un nuovo punto di partenza per un corridore che è considerato il nostro miglior rappresentante nelle grandi classiche. Primo al Memorial Pantani, secondo alla Japan Cup, terzo al Campionato Italiano, ma delusione al recente campionato del mondo. Poco per un corridore che deve puntare più in alto, con maggiore fiducia nei propri mezzi e maggiore serenità.
Davide Rebellin: voto 10. Qui, un altro 10, che non riguarda il numero o le qualità delle vittorie. Ma la grande determinazione, orgoglio, forza di volontà messe in campo da un corridore di 44 anni, che fa il professionista (a parte il periodo buio della squalifica) dal 1993. Un corridore spesso bistrattato (anche e soprattutto dai vertici della federazione che sin troppo presto gli hanno affibbiato l’ etichetta di dopato) che ha dimostrato, ancora una volta, di poter andare forte nelle gare di un giorno e il tempo sembra non essere passato. Non ha brillato al Lombardia e all’Amstel Gold Race. In compenso, ha trionfato nella Coppa Agostoni (una delle più importanti del panorama italiano), quinto al campionato italiano e grande protagonista nel Giro di Turchia. Sarà ancora protagonista nel 2016, l’ennesima scommessa, soprattutto con se stesso.


