L’eccesso di medicalizzazione nella società moderna

a cura della Redazione

L’eccesso di medicalizzazione nella società attuale è evidente.

Da buoni occidentali quali siamo, la rimozione del dolore in qualunque sua forma – visto esclusivamente come qualcosa di “negativo” – necessita sempre di un intervento. Ecco allora il ricorso a farmaci, a rimedi naturali, a qualsiasi cosa che lenisca una componente che invece è parte integrante dell’esistenza umana, e con la quale è inevitabile aver a che fare prima o poi.

Sia chiaro, nessuno sta dicendo di non usare mezzi per risolvere una malattia fisica, ma anche psichica, ed aspettare che abbia un risvolto positivo da sola. Ma è innegabile quanto i cassetti dei nostri comodini siano ormai saturi di farmaci. Fondamentali nel lenire molte problematiche – da quelle più comuni come il mal di testa ad altre ben più gravi – il loro utilizzo esasperato e continuo, può comportare però numerosi effetti collaterali, oltre che notevoli spese. Affidarsi al proprio medico di fiducia per capire ogni volta la posologia senza esercitare abusi è fondamentale, ma anche saper dosarne l’impiego in base alla conoscenza del proprio corpo è importante.  Per trovare le migliori offerte sul mercato dei farmaci, ci sono molti siti di comparazione come prezzifarmaco.it, che ci aiutano almeno a limitare le spese continue.

Ma l’eccesso di medicalizzazione non riguarda solo i farmaci.

C’è un evidente esasperazione anche nelle analisi mediche, nelle richieste di accertamenti, nelle indagini sempre e comunque.

Detto che la prevenzione è importante, sia dal punto di vista alimentare che attraverso periodici check-up, l’ipocondria e la paura dei quali siamo imbevuti per natura in quanto essere consapevoli di morire, le continue notizie nefaste di epidemie vere o presunte, e lo stile di vita frenetico, stressato e fortemente a rischio salute, ci portano spesso dal dottore.

È così che il medico di base prescrive la visita di approfondimento a prezzi esorbitanti di specialisti che inevitabilmente cavalcano l’onda, gonfiando le proprie tasche, sgonfiando quelle dei pazienti veri o presunti, e facendo lievitare la spesa pubblica per la sanità.

Grande responsabilità in questo eccesso di medicalizzazione, oltre alla cultura della rimozione del dolore tipicamente occidentale, è proprio da attribuire ai mass-media.

Quante epidemie abbiamo riscontrato in questi ultimi anni, che hanno fatto innalzare – spesso inutilmente – il nostro livello di allarme interiore?

Antrace, SARS, influenza aviaria, mucca pazza, zanzare dai nomi impronunciabili, virus letali. Magari un caso, due, anche dieci su un insieme di migliaia di persone, ovvero una percentuale davvero esigua e spesso dovuta a contingenze particolari, dei quali poco o nulla si sa. Perché una malattia spesso non è originata da una sola causa, ma dall’interazione di tanti fattori soggettivi.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel luglio 2017 ha pensato di mettere un tappo nella falla delle “epidemie evidenti”, con l‘innalzamento dell’obbligo vaccinale, che ha portato ad una legge per la quale adesso sono 10 i vaccini obbligatori per i bambini.

Detto che i vaccini sono stati una scoperta medica importante, per quanto siano state le migliorate condizioni igieniche, alimentari e sanitarie a diminuire la mortalità di molte malattie infettive, – come dimostrato da dati, grafici ed osservazioni all’interno del libro Bambini super-vaccinati scritto dal pediatra Eugenio Serravalle – , questo è un altro esempio di eccesso di medicalizzazione. Un bisogno spesso che serve ad aumentare i guadagni di altri perché, è inutile negarlo, dietro ci sono anche interessi economici.

Ansia, paura, cultura, allarmismi dei media, leggi coercitive alimentano una società moderna piena zeppa di malati.

Siamo pazienti ancora prima di nascere, lo siamo a pochi mesi, lo siamo per gran parte della vita.

Cosa ci riserverà il futuro?

È possibile far fronte ad ogni eventuale malattia vaccinando a tappeto, prescrivendo farmaci o analisi prima che la soglia di rischio sia oltrepassata?

O forse sarebbe meglio creare una cultura di prevenzione, di alimentazione, conoscenza della natura, ed informazione libera da qualsiasi interesse?

E ancora, c’è forse anche una componente altra, che ci sfugge ma che inevitabilmente esiste, a determinare quella situazione improvvisa?

È davvero l’eccesso di medicalizzazione la soluzione a tutto questo?

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