Polizza sulla casa: obbligatoria contro catastrofi naturali

Polizza sulla casa: obbligatoria contro catastrofi naturali

Uno dei più estesi dibattiti contemporanei in materia di assicurazioni facoltative, con possibilità di renderle obbligo di legge, verte sull’eventualità di convertire l’assicurazione casa contro le catastrofi naturali in obbligatoria. Attualmente questa tipologia contrattuale è facoltativa, lasciata al libero arbitrio dei proprietari i quali, per obblighi di legge, sono tenuti a stipulare unicamente una polizza incendio e scoppio e la Responsabilità Civile di eventuali danni causati a terze persone, assicurazione imposta per termini di legge soprattutto dagli Istituti di credito in regime di credito mutualistico ipotecario.

Le catastrofi naturali appartengono, almeno sino al momento della stesura di questo articolo, alla libertà di scelta individuale, ma il dibattito politico prevede già l’eventuale stesura e discussione di un decreto legge che renda questa tipologia obbligatoria.

Per quale motivo? L’Italia sta, è sotto gli occhi di tutti,  entamente declinando verso l’assoluta emergenza nazionale cronica in materia idrogeologica: basta una forte pioggia, una di quelle che la stampa, in modalità così scandalistica, definisce ‘bomba d’acqua’, per provocare alluvioni, inondazioni, con conseguente richiesta dei comuni interessati dello stato di calamità naturale e successiva apertura delle pratiche di rimborso da parte di coloro che ne sono stati danneggiati.

Lo stesso vale per il terremoto: la percentuale quasi totale delle abitazioni del Belpaese non prevede soluzioni architettoniche antisismiche; ne consegue che una scossa superiore anche di poco ai cinque gradi della scala Mercalli (una situazione abbastanza comune in alcuni paesi come California o Giappone, entrambi situati sulla faglia pacifica), può provocare danni anche ingenti allo stato immobiliare dei territori, dei comprensori non solo montani ma urbani in genere.

Ovviamente il nostro augurio è implicitamente rivolto alle popolazioni che subiscono i terremoti nella speranza che tutto si limiti solamente a danni al patrimonio architettonico e non alle persone, il valore umano è sempre superiore a tutto.

In ogni caso, un terremoto con crolli di abitazioni prevede non solo l’intervento dovuto da parte dello Stato con l’impiego delle forze di Protezione Civile, ma il successivo piano di esborso capitali per la ricostruzione dei comuni interessati, ed è sotto gli occhi di tutti come la macchina italiana statale sia elefantiaca, lenta e quasi mai in grado di fornire risposte adeguate in tal senso.

L’Aquila e la sua situazione a distanza di anni da quella famosa scossa tellurica, le recenti tragedie in Emilia Romagna, Umbria e Lazio, sono la testimonianza di come lo Stato italiano, ricco di debiti più che di opportunità civili, sia lento nel suo apparato burocratico e finanziario nel rispondere al ripristino civile dei comuni interessati dalle calamità naturali, un indotto finanziario che come una tubatura forata perde liquidità durante il suo iter tra appalti mal gestiti, lentezze formali, mazzette tra amministratori pubblici e politici. La realtà è questa, da sempre.

La risposta potrebbe essere quindi quella di ricorrere al sistema assicurativo al fine di coinvolgere, rendendo obbligatoria la stipula ora facoltativa, di un’assicurazione contro le calamità naturali, un tema caro anche all’ANIA (Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici) perché rappresenta un indotto ingente di possibili entrate per le compagnie.

La situazione nazionale prevede solamente il 3% di case assicurate in un contesto nel quale il 78% delle case italiane sono edificate in territori ad alto rischio sismico o alluvionale.

Considerando le assicurazioni obbligatorie vigenti in materia di proprietà immobiliare, quanto inciderebbe mediamente l’assicurazione casa contro le calamità naturali nel pagamento del premio annuo?

L’ANIA ha stabilito un supplemento medio di circa 100 euro, che, considerando i disagi che una calamità porta ad una famiglia, ai tempi lunghissimi di risposta da parte dello Stato, al dolore ed alla perdita di serenità, alle incertezze che una situazione così estrema comporta dal punto di vista anche psicologico, non è affatto una cifra esagerata.

L’Associazione di categoria delle compagnie assicuratrici ha inoltre garantito che un’eventuale decreto legge che renda obbligatoria questa tipologia contrattuale, vedrebbe tempi di risposta molto rapidi da parte delle compagnie in caso di calamità, al contrario di ciò che avviene oggi, una tutela non solo per i cittadini durante una fase delicata e dolorosa della propria vita, con il rischio di perdere definitivamente il proprio capitale immobiliare che sarebbe così tutelato, ma anche per lo Stato che troverebbe un grande supporto finanziario da parte delle assicurazioni in prima linea durante le fasi di ricostruzione.

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